Istat, Sicilia: espatri in aumento. Un Ddl contro lo spopolamento

Istat, Sicilia: espatri in aumento. Un Ddl contro lo spopolamento
Secondo l’ultimo report dell’Istat sui flussi migratori, nel 2019 le cancellazioni anagrafiche (o emigrazioni) verso l’estero sono  state circa 180 mila, di cui tre su quattro riguardano italiani. La Sicilia è la seconda regione, dopo la Lombardia, con maggiori espatri.

È questo quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat. Dando uno sguardo più ampio, nell’ultimo decennio si sono registrati complessivamente 899 mila espatri di italiani e 372 mila rimpatri, consegnando un saldo migratorio – che si ottiene dal calcolo delle iscrizioni meno le cancellazioni anagrafiche – negativo. La meta prescelta dagli emigrati sembra essere il Regno Unito (circa 31 mila cancellazioni anagrafiche verso questo Stato), mentre i paesi extraeuropei che vedono arrivare più italiani sono il Canada, il Brasile e gli Stati Uniti.

 

La situazione demografica della Sicilia

All’interno di un quadro che ci presenta più flussi in uscita che in entrata, bisogna porre particolare attenzione alla situazione demografica del Sud. Negli ultimi dieci anni sono stati circa 1 milione 140 mila i movimenti in uscita dal Meridione continentale e dalle isole verso il Centro-Nord e circa 619 mila quelli sulla rotta inversa. Secondo l’Istat, la regione del Mezzogiorno da cui partono più emigrati è la Campania, seguita dalla Sicilia.

Nel 2019 la Sicilia ha registrato circa 116.189 mila emigrati, su una popolazione censita di circa 4.875.290 unità. Dal 2017 al 2019 l’isola ha registrato un calo del numero dei residenti alquanto drammatico. Secondo i dati Istat ha perso circa 181 mila siciliani, la maggior parte dei quali sono giovani; molti in possesso di una laurea.

Nonostante i flussi più corposi di emigrati si muovano da Palermo, Catania e Messina, la condizione più tragica la vivono i piccoli comuni e i paesini siciliani, ormai quasi del tutto spopolati. Tra i peggiori, Acquaviva Platani in cui sono rimasti 900 residenti di fronte ai 2400 emigrati. Anche paesi come Sant’Angelo Muxaro, Basicò, Santa Elisabetta, Mirabella Imbaccari, Sutera, Cattolica Eraclea, San Biagio Platani e Lercara Friddi sono sempre più svuotati.

 

Si resti arrinesci: per fermare l’emigrazione dalla Sicilia

Sono molti di più in realtà i territori siciliani da cui si vanno sradicando le comunità, in cui si sgretolano radici e culture, rischiando di far perdere ai siciliani, emigrati e non, la consapevolezza della propria storia e della propria identità.

Il legame con la terra, però, i siciliani sembrano proprio non volerlo allentare. Ne è dimostrazione il grande movimento sociale, culturale e politico che si è creato da pochi anni in Sicilia, sotto la sigla di Si resti arrinesci. Un movimento trasversale che raccoglie tutti attorno al sentimento di rabbia per il ricatto di doversi costruire un futuro dignitoso esclusivamente all’estero o al Nord Italia. Alla rabbia per il ricatto, i siciliani hanno voluto contrapporre il desiderio di riscatto.

Scendere in campo per costruire le possibilità di un futuro in Sicilia; rivendicare la libertà di scegliere se restare o andare via: sono questi i pilastri che hanno sorretto il movimento.

 

Le istituzioni devono fare la loro parte

Tra i tanti progetti attivati da questa rete sociale c’è l’elaborazione del Ddl contro lo spopolamento della Sicilia, una riforma di legge che mira, attraverso alcune agevolazioni di tipo pratico ed economico, a incoraggiare tutti i siciliani che vivono all’estero a tornare nella propria terra. L’atto normativo è stato già approvato, attraverso diverse audizioni tra i deputati dell’Ars, dalla V Commissione legislativa (Commissione cultura, formazione e lavoro). Sarà presto oggetto di discussione presso la II Commissione legislativa (Commissione Bilancio). La trasformazione del Ddl in legge rappresenterebbe un passaggio fondamentale per dare speranza e forza a tutti i siciliani che vogliono opporsi a tutti i costi allo stato di abbandono e sfruttamento in cui è stata ridotta la nostra isola.

La spinta dei movimenti sociali è necessaria ai processi di emancipazione da qualunque forma di oppressione. Diventa importante anche la presenza e l’attivazione delle istituzioni che possono e devono mettere in campo le risorse di cui dispongono per dare risposte ai bisogni della popolazione.

Per riprendere le parole dei giovani di Si resti arrrinesci: restiamo per lottare, lottiamo ogni giorno per restare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.