Catania e la propaganda sulla sicurezza

Catania e la propaganda sulla sicurezza
Sicurezza, militarizzazione, controllo, sono tutti termini che tornano continuamente nei discorsi sulla nostra contemporaneità e rientrano tutti sotto lo stesso cappello, ovvero, il securitarismo.
Il metodo securitario si riconosce immediatamente, potremmo semplificarlo individuando due elementi: il primo, si costruisce un nemico attraverso propaganda e media, accrescendo tensione e paura sociale, su cui e attraverso cui si fonda e viene legittimato il secondo elemento, ovvero tutto un sistema di controllo e repressione della minaccia così costituita.

A Catania, lo scorso ottobre, sono stati assunti 100 nuovi agenti di polizia locale che, secondo le parole del sindaco Trantino, costituisce “Un fatto molto importante per il Comune e per la città di Catania, perché consente di migliorare i livelli di sicurezza e il rispetto delle regole sul territorio”. Interessante come secondo questa prospettiva questi nuovi agenti garantirebbero la nostra sicurezza, sebbene non sia noto chi dovrebbe proteggerci dagli abusi di potere e dalle violenze che costantemente vengono realizzate dagli stessi. Soprattutto, questi fantomatici “livelli di sicurezza”, quali fenomeni dovrebbero riguardare? Cosa giustifica un numero così alto di assunzioni per una città che presenta già 400 unità di polizia locale?

Le risposte a tutti i nostri dubbi sono fornite dallo stesso sindaco Trantino che, durante un incontro tenutosi a giugno 2025 con la premier Giorgia Meloni, inserisce tra le priorità politiche per la nostra città il rafforzamento della presenza dell’esercito nei suoi “punti critici”, ovvero stazioni, quartieri etnicamente eterogenei, ma anche centri di accoglienza per migranti: tutti luoghi investiti da narrazioni istituzionali che creano percezione di pericolo e insicurezza basandosi esclusivamente sulla presenza di popolazioni non “marginali” ma, strategicamente e appositamente, marginalizzate: richiedenti asilo, persone senza fissa dimora, sex workers.

Del resto questa misura fa parte di una storia decennale che si ripete, pensiamo ad esempio all’operazione “strade sicure” che in sostanza ha portato alla presenza dell’Esercito in contesti urbani civili per rispondere ad una presunta “domanda di sicurezza”.

Una rilevazione ISTAT del 2022-2023 rispetto al tema della sicurezza, mostra come in generale le persone sembrino soddisfatte dell’operato delle forze dell’ordine nelle città, risulta però interessante come Ritengono poco o per nulla efficace (57,7%) il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine coloro che considerano la propria zona molto a rischio di criminalità o che abitano in zone caratterizzate da elementi di degrado socio-ambientale (55,6%).; in sintesi, riversare forze dell’ordine e militari nelle città è utile solo ad alimentare una percezione di questa fantomatica sicurezza, ma di fatto non si ha un vero impatto sulle zone su cui si intenderebbe intervenire. Questo, senza per il momento approfondire le definizioni di “rischio di criminalità” o quali siano gli “elementi di degrado socio-ambientale”, categorie assolutamente non neutre ma volte spesso a definire ciò che fuoriesce dall’immagine della città-vetrina.

 

Ciò chiaramente non significa che vogliamo forze dell’ordine e militari nei quartieri e nelle c.d. “zone a rischio”, è solo un ulteriore modo per smascherare la becera propaganda che ci propinano: alimentare la presenza di forze dell’ordine e militari nelle nostre città è solo una forma di assedio, tentativo di controllo e di dare un senso effimero di sicurezza rispetto a un pericolo costruito generico e dai confini sfumati.

Infine, per fare un quadro completo che sottolinea ancora una volta la follia istituzionale che ruota attorno al tema della sicurezza, un altro strumento implementato nella nostra città sono droni e videocamere di sorveglianza dotate di AI per il riconoscimento facciale. La motivazione ufficiale per cui verranno installate sarebbe “[…] stanare chi abbandona i rifiuti in giro per la città”. Inutile spiegare che, nel clima di guerra e militarizzazione in cui siamo immersi, dotarsi di strumenti come questo ha l’unico scopo di alimentare forme di controllo e repressione.

In questo quadro, ciò che mette veramente a repentaglio la salute e la vita della popolazione è tutt’altro che la cosiddetta micro criminalità. Il territorio siciliano è infatti sempre più vulnerabile, a causa della mancanza dei servizi essenziali e la totale assenza di una visione che provi ad affrontare la crisi climatica ed ambientale. Con l’aumentare di eventi climatici estremi e il peggioramento della salubrità dell’ambiente urbano, emerge come la presenza dello Stato sul territorio sia volta principalmente a un’economia della predazione delle risorse, che sacrifica gli spazi, e le comunità che li abitano, in nome del profitto. Chi è quindi che mina la nostra “sicurezza”?

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