Una nuova municipalità per Lentini: partecipazione, responsabilità, autogoverno
A chi appartiene davvero il Comune? Responsabilità condivisa e partecipazione diretta sono i pilastri di una visione politica che vuole trasformare l’ente locale in uno strumento reale di autogoverno. È su queste basi che la lista civica ANTUDO-TERRA si è unita alla coalizione di Efrem Sanzaro.
Antudo ha scelto una coalizione dove poter lavorare forte della propria identità e in uno scambio reale senza partiti ritenendo che i partiti siano il riflesso di equilibri di potere e di interessi lontani dalla città. Tra gli assessori designati anche Metis Bombaci del comitato Antudo di Lentini.
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Per una nuova municipalità
“Curare luoghi, costruire comunità” costituisce il cuore della nostra visione politica.
Creare le condizioni affinché ciò diventi effettivo modo di operare necessita di un diffuso senso di responsabilità e della piena partecipazione dei cittadini alle decisioni che riguardano la vita in società e il territorio
Responsabilità ossia la capacità di rispondere, prendendosene carico, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.
Sino ad oggi nella generalità amministratori e cittadinanza – coperti da quella che appare come la cultura dominante – hanno gareggiato a deresponsabilizzarsi per quanto concerne lo stato del territorio, assecondando l’idea che le scelte vengono ormai prese ad un livello superiore rispetto alle comunità locali.
Gli amministratori hanno avuto così gioco facile nel rimandare tutte le responsabilità alla burocrazia, ai “soldi che non ci sono”, alle amministrazioni passate, ai funzionari e impiegati che fanno “ostruzionismo” o anche all’ignoranza dei cittadini; la cittadinanza scaricando ogni responsabilità sul ceto politico amministrativo, sulla sua incapacità o sul malo modo di amministrare, come se non fosse stata la stessa cittadinanza ad eleggerli o farli eleggere e soprattutto a lasciarli operare senza controllo o senza lottare per il controllo.
Sia gli amministratori che la cittadinanza si sono, quindi, ritenuti incolpevoli, come se lo stato del territorio non dipendesse dagli abitanti, come se la responsabilità non fosse anche di tutti i membri della comunità.
Diritto di decisione della comunità cittadina ossia il diritto di intervenire direttamente nelle scelte che riguardano tutta la comunità.
Sino ad oggi questo diritto è stato complessivamente:
- negato dalla cultura politica che fa della delega accordata una sorta di investitura al comando assoluto ( o incondizionato)
- scavalcato da leggi dello Stato, soprattutto attraverso vincoli contabili, che in contraddizione con la stessa lettera costituzionale muovono alla soppressione della già relativa autonomia dei Comuni
- non agito dai cittadini che, pur lamentandosi, hanno lasciato per negligenza, opportunismo o disinteresse che le cose comuni andassero alla malora.
Se responsabilità e certezza del diritto di decisione della comunità cittadina rimangono per noi presupposti essenziali per poter amministrare il Comune in modo nuovo e partecipato, rimangono altrettanto fondamentali la trasparenza nelle scelte amministrative e la determinazione politica nel praticare quelle scelte.
Siamo convinti che solo il consolidamento delle comunità locali e dei loro sistemi di decisione consenta all’attuale “strumentazione democratica” di non essere la copertura e l’apparecchiatura per le più sfrontate forme di dominazione e sfruttamento.
Occorre trasformare il Comune da luogo di amministrazione burocratica in laboratorio di reale autogoverno del territorio.
I punti fermi del programma che intendiamo realizzare riguardano:
Amministrazione comunale
Occorre dare avvio a un nuovo rapporto tra eletti ed elettori.
I cittadini-abitanti-elettori fino ad oggi sono stati di fatto esclusi dai momenti decisionali da logiche sovraordinate di natura contabile, ideate per drenare dalle comunità locali le risorse necessarie a ripianare i debiti creati da decenni di malgoverno.
Il “TITOLO V – Istituti di partecipazione” dello Statuto comunale di Lentini, risalente al 1994, che avrebbe dovuto costituire la base per la promozione alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini “alla formazione dell’indirizzo, allo svolgimento e al controllo delle attività poste in essere dall’amministrazione”, è rimasto inesorabilmente inattuato.
Nostro obiettivo è quindi costruire le forme politiche che consentano – nella pubblicizzazione dell’azione amministrativa e nella chiarezza delle sue finalità – un modo condiviso di amministrare l’Ente comunale e il nostro territorio:
- l’Ente comunale: gli operai, gli impiegati ed i funzionari del Comune non sono meri esecutori delle direttive politiche impartite da Sindaco e Giunta, ma cooperatori con i quali si costruiscono – nella intelligente condivisione di tempi e modi – le possibilità di attuazione delle politiche comunali.
- il nostro territorio: l’Ente comunale non è che uno degli attori dell’amministrazione del territorio. Riteniamo indispensabile l’attivazione di “istituzioni territoriali di decisione” allargate al maggior numero di attori rappresentativi del contesto sociale ed economico. Istituzioni territoriali che affianchino gli istituti di democrazia delegata costituendosi in luoghi di formazione delle decisioni sul presente e sul futuro della comunità.
Al fine di operare scelte condivise gli istituti che riteniamo indispensabili comprendono:
- una rappresentanza delle principali associazioni economiche e di categoria (agricoltori, artigiani, commercio, turismo, industria, ecc.);
- una rappresentanza dei comitati territoriali e delle associazioni con finalità sociali, culturali, di difesa dell’ambiente;
- una rappresentanza delle assemblee di quartiere e di zona.
Si tratta in sostanza di superare la logica di una rappresentanza definita una tantum al momento del voto.
Partecipazione e democrazia diretta permettono di produrre politiche pubbliche più efficaci nei confronti di tutta la comunità e in particolar modo nei confronti di quella parte di cittadinanza sottorappresentata e con difficoltà ad esprimere i propri bisogni e le proprie aspettative.
Economia comunale
La cultura dominante in materia di economia e di “sviluppo economico” ritiene che il compito di “guida” spetti al mercato e che agli Enti locali – per quanto riguarda l’economia dei territori – spetti il compito di favorirne le politiche tramite incentivi di diverso genere, ciò che da più parti viene chiamata “attrattività del territorio”, o – secondo i paradigmi del “New Public Management” (“nuova gestione pubblica”) – tramite politiche di esternalizzazione dei servizi e non solo di quelli cosiddetti “ausiliari”.
Farsi guidare dalle logiche di mercato ha creato squilibri sostanziali sia nelle economie dei territori – con l’irruzione di soggetti economici forti che hanno spazzato via i piccoli produttori, il piccolo commercio e fatto crollare il valore del lavoro – sia nelle funzioni economiche dei Comuni che non solo hanno progressivamente perso competenze e conoscenze di lungo periodo, ma si sono pure ritrovati a dover pagare servizi scadenti e costosi.
Lo sviluppo economico trainato dal mercato si è insomma rivelato sul lungo periodo un disastro per il nostro territorio che ormai si trova in una situazione di complessiva marginalità economica e incapace di considerare prospettive diverse per lo sviluppo locale.
Le cause del disastro in cui ci troviamo sono tante e diverse, non ultima – per noi – è proprio la passività delle amministrazioni comunali in tema di politica economica. Ancora oggi nello Statuto del Comune di Lentini troviamo l’espressione “promozione dello sviluppo economico” senza alcuna indicazione su che tipo di sviluppo intenda perseguire, che tipo di territorio voglia contribuire a costruire.
- La nuova amministrazione comunale deve avere tra i suoi compiti anche quello di concorrere – insieme alle cittadine e a cittadini – alla definizione della politica economica del territorio, non lasciandosi sopraffare dalle logiche di mercato, puntando su un economia auto-centrata e quindi promuovendo filiere corte e utilizzo delle risorse naturali, energetiche e minerali dell’ambiente circostante, deve, insomma, favorire l’economia del territorio, aiutando gli attori “deboli” ad emergere, offrendo opportunità a quelle attività che migliorano il territorio e che non lo percepiscono come mera piattaforma da cui estrarre valore, decidendo insieme alle rappresentanze cittadine cosa, come, quanto, dove meglio produrre per creare valore aggiunto territoriale, favorendo così la crescita delle autonomie della società locale come soggetto collettivo e complesso.
I primi passi in questo senso avranno per oggetto:
- Risparmio energetico. Avvio delle procedure per l’autoproduzione energetica.
È una sfida che muove da una duplice necessità: sostenibilità ambientale e risparmio.
Obbiettivo: realizzare e/o incentivare la costituzione di “comunità energetiche” finalizzate all’autoconsumo collettivo. Si tratta di forme di aggregazione sociale ed economica che affrontano il problema dell’autosussistenza energetica (risparmiando su bolletta e tendenzialmente liberandosi dai monopolisti dell’energia). Le “comunità energetiche” sono delle unioni di cittadini (residenti dello stesso condominio o di edifici confinanti) che producono, immagazzinano e consumano l’energia rinnovabile. Le comunità energetiche sono di fatto soggetti autonomi sotto controllo degli stessi soci-utenti (persone fisiche, PMI, autorità locali o le amministrazioni comunali) che abitano gli edifici su cui verranno istallati gli impianti di produzione di energia solare.
- Mercato delle autoproduzioni alimentari e artigianali e del riuso (MAAAR). Si tratta di estendere l’esperienza del mercato contadino con l’approntamento di un sito dedicato ai produttori locali di generi alimentari, di artigianato e del riuso. Non solo, il Mercato delle autoproduzioni a cui pensiamo è una sorta di grande G.A.S. a guida municipale. In questo senso pensiamo pure alla trasformazione dell’istituzione del “gemellaggio”. In sostanza si tratta di trasformare il “gemellaggio” da forma di legame simbolico con altre realtà territoriali a forma di legame economico. In questo senso stiamo lavorando ad uno specifico progetto.
Le politiche finanziarie e il Bilancio Comunale
Lentini non ha più un bilancio dal 2014. L’ultimo bilancio pluriennale 2014-2016 veniva approvato il 14 dicembre del 2017. Ciò vuol dire che da 6 anni Lentini non manca soltanto di pianificazione economica, ma soprattutto di programmazione politica. Senza una seria programmazione politica non si avrà mai un “serio” bilancio comunale.
Il bilancio del Comune è un documento che ha un grande valore politico ed economico, perché descrive le risorse finanziarie che l’Ente ha a disposizione, indica da dove provengono e come l’Amministrazione comunale stabilisce di impiegarle per la comunità.
La comunità tutta ha il diritto di conoscere missioni, programmi, titoli e capitoli di spesa e di intervenire per definirne gli scopi. Una partecipazione attiva e responsabile alla vita pubblica, infatti, inizia proprio dalla conoscenza del quadro d’insieme, dei vincoli e delle risorse in cui l’ente pubblico si deve muovere.
Gli enti locali vivono ormai tutti in ristrettezze finanziarie. Allo stato di generale indebitamento si è giunti per lo più a causa della concomitanza di tre fattori:
– l’aggressione ai bilanci da parte dello Stato che ha ridotto progressivamente i trasferimenti dal centro alla periferia, facendo, così, pagare alle comunità il rientro nei parametri imposti dall’Unione Europea;
– un generale malgoverno delle amministrazioni che si è spesso manifestato in pratiche di tipo clientelare e corruttive;
– il mancato incasso di tasse e tributi che si trasformano sovente in residui attivi di dubbia o difficile esigibilità
La crisi dei bilanci degli enti locali è stata così affrontata con strumenti normativi antichi (il dissesto finanziario dell’ente) e nuovi (il pre-dissesto, introdotto dal Governo Monti, che prevede un Piano di Riequilibrio pluriennale della durata fino a 20 anni). Entrambi questi strumenti puntano alla copertura dei debiti fuori bilancio e al rientro dai disavanzi attraverso misure (innalzamento delle aliquote dei tributi, vendita del patrimonio pubblico, blocco delle assunzioni) che gravano sui servizi forniti ai cittadini e colpiscono in particolari gli strati popolari più deboli.
Nei fatti, però, a causa di un generale impoverimento dei territori, queste misure rimangono per lo più inapplicabili o inefficaci. Per questa ragione molto spesso i Comuni passano di dissesto in dissesto e i Piani di Riequilibrio vengono sottoposti a continue rimodulazioni che non vengono a capo di nulla.
Pensare di risanare i bilanci e, ad un tempo, migliorare servizi e condizioni di vita per le comunità locali risulta, dunque, percorso accidentato e, il più delle volte, impossibile.
Una nuova amministrazione, un “cambio di rotta”, come abbiamo chiamato la nostra proposta, non può che assumere l’azione amministrativa come un terreno di lotta che punti a coinvolgere comunità e amministrazioni affinché si allenti la morsa sugli enti locali e si consenta ad essi di potere ricominciare a gestire il territorio.
Bisognerà, cioè, battersi affinché si riduca la pressione di tasse e tributi sui cittadini e affinché le amministrazioni possano tornare a disporre di dotazioni finanziarie adeguate ai compiti che sono loro assegnati.
In questo percorso, che sarà duro e accidentato, ci sarà la necessità che la comunità tutta sia coesa nella difesa dei propri interessi. Decisiva sarà la predisposizione di dispositivi amministrativi che consentano di affrontare questo percorso assicurando la più ampia condivisione delle scelte.
Ne abbiamo previsti alcuni che intendiamo proporre alla discussione e costruire insieme a tutta la comunità:
- Il bilancio sociale, che consenta a tutti di comprendere con un linguaggio accessibile entrate e uscite del Comune, obiettivi e risultati , come sono state impiegate le risorse, quali progetti sono stati realizzati ecc.
- Il bilancio partecipato, che consenta a tutti di poter esprimere il proprio punto di vista su come vengono spese le risorse del Comune e su come si possa operare un risanamento finanziario dell’ente;
- Il baratto amministrativo – già proposto da alcuni e mai attuato – che consenta al cittadino in difficoltà nel pagamento dei tributi di offrire alla comunità la propria opera in cambio dell’esonero di una parte di quanto dovuto[1];
- I regolamenti d’uso che consentano alla comunità di utilizzare i beni patrimoniali come spazio comune dove dare vita ad attività arricchenti per l’ente;
- La concessione in comodato d’uso dei beni patrimoniali ad associazioni e alle comunità di scopo che possono offrire un servizio sociale gratuito.
Il Comune di Lentini è andato in dissesto per l’incapacità di far fronte ai creditori. La maggior parte di questi crediti sono “debiti fuori bilancio” in genere prodotti da eventi imprevisti e nel nostro caso derivanti da sentenze divenute esecutive, decreti ingiuntivi divenuti definitivi. Eventi che con un ufficio ragioneria e un ufficio legale all’altezza dei compiti assegnati avrebbero dovuto essere “relativamente imprevisti”.
Per far fronte al ripetersi di situazioni debitorie “impreviste” si ritiene quindi indispensabile un rafforzamento:
– degli uffici comunali che trattano le materie contabili del Comune
– dell’ufficio legale del Comune
Patrimonio comunale
Occorre essere chiari, il “Patrimonio comunale” è per noi l’insieme dei beni comuni degli abitanti. I beni di una comunità sono beni ereditati e di nuova formazione e sono tali nel momento in cui la comunità è capace di riconoscerli e stimarli come collettivi, appunto, comuni. Non sono solamente beni “contabili” appartenenti al Comune e destinati a un pubblico servizio o a una pubblica finalità. Sono beni materiali e immateriali contraddistinti dalla non esclusività, riconosciuti come tali dagli abitanti e da questi difesi nella cultura della conservazione e della rigenerazione. I beni comuni costituiscono la base della ricchezza collettiva, sono quindi beni da curare in partecipe condivisione. Il loro uso è finalizzato ad un arricchimento per la comunità intera. La loro gestione deve essere partecipata dalla comunità attraverso processi decisionali dal basso.
Allo stato il Comune di Lentini non ha nessun conto della composizione del proprio patrimonio tranne due elenchi resi pubblici nel 2017 relativi al “patrimonio immobiliare” [fabbricati comunali (n.203 censiti) e aree comunali (n.557 censite)]. Nessun aggiornamento sullo stato di fatto, nessun regolamento d’uso, nessuna classificazione dei beni disponibili e indisponibili, nessuna notazione sui demani comunali, nessuna informazione sull’esistenza di usi civici.
Riteniamo quindi indispensabile:
- procedere all’inventariazione analitica dei beni del Comune
- muoversi nel senso della gestione collettiva per fini sociali – in quanto beni di tutti gli abitanti – dei beni comunali attraverso regolamenti d’uso, comodati d’uso, concessioni, partenariati.
- considerare beni patrimoniali della comunità – e quindi predisporre gli strumenti atti alla loro conservazione e valorizzazione – l’insieme dei beni culturali, materiali e immateriali, rappresentativi dell’ambiente e dei modi di vita che si sono succeduti e che hanno accompagnato lo sviluppo del territorio. A partire da ciò promuovere una mappatura di questi beni al fine di realizzare un “ecomuseo” del territorio.
Ambiente
Lentini vive in una situazione ambientale disastrosa, vecchi e nuovi mali hanno progressivamente contribuito alla desertificazione dei suoli (Lentini è tra i tre territori più a rischio della provincia di Siracusa), all’impoverimento delle falde acquifere e a un diffuso inquinamento di acque, terra ed aria.
Se è necessario affrontare al più presto con politiche di restauro territoriale le problematiche relative ai “vecchi mali” derivanti ad esempio dalla monocultura intensiva (l’uso smodato di pesticidi senza alcun controllo per decenni), dal diffuso uso di materiali come il fibro-cemento o da altri agenti inquinanti, rimane di prioritaria urgenza affrontare la questione dei rifiuti soprattutto di fronte:
- all’inquinamento prodotto dalla vecchia discarica comunale di Armicci, che rimane da bonificare
- agli effetti della grande discarica di Grotte San Giorgio-Bonvicino della Sicula Trasporti e degli impianti ad essa collegati, nella quale vengono quotidianamente scaricati i rifiuti di oltre 200 comuni siciliani;
- alla presentazione di nuovi progetti di discariche, di inceneritore, di centrali a biogas e biomasse.
Nostri obbiettivi sono:
- Bonifica (approvata ma non ancora attuata) della vecchia discarica Comunale di Armicci e dell’Alba SUD (eternit).
- Chiusura definitiva e bonifica della discarica della Sicula Trasporti (già condannata per traffico illecito di rifiuti oltre che per frode nelle pubbliche forniture e concorso esterno in associazione mafiosa) e tutti gli impianti ad essa collegati.
- Opposizione a qualsiasi progetto di impianti socialmente inutili e nocivi alla salute della comunità e del territorio.
Se la continua presentazione di questi progetti è principalmente dovuta alle ambiguità di un Piano Rifiuti regionale, che lascia spazio al presentarsi delle più pericolose forme di speculazione, corresponsabile è la mancanza di progettualità comunale in materia di rifiuti che espone il territorio ai noti rischi delle politiche emergenziali.
- Nostro obbiettivo è la predisposizione – con la piena partecipazione delle rappresentanze cittadine – di un Piano comunale dei rifiuti che muova dai principi essenziali di responsabilità, autosufficienza e prossimità (per altro previsti dallo stesso Codice per l’ambiente articoli 182-182bis). Occorre cioè che il Comune si faccia carico, nel bene e nel male, dei rifiuti prodotti nel proprio territorio provvedendo alla costruzione di luoghi di raccolta e alla loro gestione diretta, allo smaltimento, al trattamento e al recupero dei rifiuti urbani indifferenziati anche al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, fermo restando l’obbiettivo della loro complessiva riduzione.
- Il Piano cittadino dovrà perciò stabilire intenzioni, modi di attuazione e regolamenti, fare il punto sulla attuale gestione dei rifiuti, individuare le infrastrutture necessarie e i siti per eventuali nuovi impianti congeniali al tipo di intenti prefissati e gli investimenti necessari.
Obbiettivi particolari sono:
- Incrementare la differenziata efficiente attraverso un piano comunale di incentivazione economica
- Aprire un centro di raccolta della differenziata (ECOPUNTO)
- Azione diretta del Comune, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, nelle operazioni di sensibilizzazione cittadina alla “cultura della differenziata” e alla cura del territorio
- Favorire le imprese del riciclo con catene di trattamento adeguate ai materiali differenziati
- Operare per disincentivare le attività commerciali che non usano materiali biodegradabili
- Incentivare le attività commerciali che vendono prodotti confezionati con materiali biodegradabili
- Costruire centrali di compostaggio aerobico a gestione comunale o intercomunale.
- Incentivare le attività d’impresa che trattano il riciclo e recupero dei materiali
Cultura
L’obbiettivo che ci prefiggiamo nella programmazione delle attività culturali del Comune è quello della cura e della valorizzazione dei giacimenti patrimoniali locali.
Prendere consapevolezza dei beni ambientali e paesaggistici
In particolare si intende operare per la realizzazione di:
Ecomuseo del territorio lentinese.
Cos’è un ecomuseo?
All’articolo 2 della Legge regionale n. 16/2014 che promuove e disciplina gli ecomusei in Sicilia si legge: “… Esso costituisce un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio …”[2]. E tra le finalità viene indicata come prioritaria quella di “attivare e rendere direttamente partecipi le comunità, le istituzioni culturali e scolastiche e le associazioni locali ai processi di valorizzazione, ricerca, fruizione attiva e promozione del patrimonio culturale-materiale, immateriale-sociale e ambientale della Regione, compresi i saperi tramandati e le tradizioni …”[3].
Mentre un museo è un luogo appositamente allestito per esporre una collezione di oggetti e per accogliere un pubblico di visitatori interessati a conoscerla, un ecomuseo “cura”, valorizza e rende fruibile i giacimenti patrimoniali di un intero territorio e si rivolge a tutta la popolazione che quel territorio vive .
“Un ecomuseo è quindi un progetto culturale, un processo che pone al centro delle sue attività il patrimonio territoriale da salvaguardare e valorizzare tramite il coinvolgimento attivo della comunità che lo abita”[4].
Per realizzare l’ecomuseo del territorio sarà prioritario quindi convocare assemblee di quartiere, incontri con l’associazionismo (culturale, sportivo ecc.) e il volontariato locale, con le istituzioni scolastiche e religiose, con le associazioni professionali, i centri anziani e tutti i soggetti sociali interessati alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio per coinvolgere quanti più cittadini ed elaborare progetti e percorsi partecipati.
Alcune iniziative da realizzare:
- redazione di mappe di comunità, mappe cioè in cui vengono evidenziati quelli che la comunità locale ritiene siano “elementi di valore” del suo territorio, elementi in cui la collettività si riconosce e che desidera trasmettere alle nuove generazioni ;
- inventario partecipativo, che si articolerà su più livelli: inventario del patrimonio e delle risorse del territorio; catalogazione dei beni; emersione della memoria collettiva;
- sentieristica partecipata;
- programmi e iniziative finalizzate alla formazione di operatori;
- contatti con gli altri ecomusei siciliani per la realizzazione di progetti in rete.
La casa della musica.
Del patrimonio culturale locale fa parte anche la musica. È un fatto che a Lentini esista un lunga tradizione di cultura musicale.
Riteniamo che dare avvio ad un servizio culturale come la “casa della musica” rappresenti, in special modo per le generazioni più giovani, un elemento fondamentale della crescita individuale e sociale della comunità.
Pianificazione territoriale
Che la nostra città sia in un complessivo stato di incuria è sotto gli occhi di tutti. I crolli di San Paolo, lo stato di abbandono dei quartieri popolari e del “centro storico”, le vie colabrodo, le deficienze dell’illuminazione pubblica, ma anche l’acqua razionata in alcuni quartieri popolari, sono soltanto gli aspetti più evidenti. I passi fatti nel senso della riqualificazione urbana sono stati fino ad oggi insufficienti e per lo più non curanti dei quartieri periferici o di quelli in condizioni di degrado e di progressivo abbandono che pur rimangono quartieri storici della nostra città.
Benché non manchino le competenze per la predisposizione di progetti di rigenerazione urbana poco o nulla si è fatto e ciò è addebitabile oltre alle note carenze di organico dell’Ufficio Tecnico del Comune, alla costante mancanza di pianificazione territoriale.
- Occorre quindi iniziare con una pianificazione degli interventi di riqualificazione urbana a partire dai quartieri strutturalmente più esposti al pericolo di eventi sismici. In particolare è già stato elaborato un piano per alcune zone del quartiere di S.Paolo.
- Rafforzamento dell’Ufficio tecnico anche col il contributo volontario di tecnici per la predisposizione dei piani particolareggiati. In tal senso riteniamo esemplare l’esperienza maturata con progetti come COPED e la collaborazione con il Laboratorio di Pianificazione del Territorio e del Paesaggio del DICAr.
Assistenza pubblica e garanti
Il diffondersi dell’esclusione e delle nuove povertà – così come puntualmente riportato dall’ultimo Piano di Zona prodotto dal Distretto Socio Sanitario 49 (Legge 8 novembre 2000, n° 328) – è stato più volte denunciato oltre che dai comitati cittadini anche dai gruppi politici di opposizione e di governo. Nonostante ciò non si è provveduto alla necessaria riorganizzazione di questo settore amministrativo. Nostro obbiettivo è procedere con celerità:
- alla riorganizzazione del settore per combattere il dilagare dell’esclusione e delle nuove povertà.
- alla costituzione di particolari organi di garanzia e vigilanza. In questo senso riteniamo indispensabile procedere anche a Lentini all’istituzione delle figure del Garante per i disabili e del Garante delle persone che hanno perso la libertà. Perché è responsabilità di una COMUNITA’ VERA prendersi cura di tutti, proprio di tutti i suoi componenti.
Randagismo
Il problema del randagismo è stato più volte sollevato dai cittadini e dalle associazioni di volontariato. Nonostante l’impegno di singoli amministratori non si è sinora riusciti a predisporre una politica efficace e dotarsi delle necessarie strutture e di personale specifico per gli adempimenti amministrativi. Il problema del randagismo è essenzialmente un problema di educazione civica, un problema di educazione al vivere in comune. Della comunità, infatti, non fanno parte solo gli umani, ma anche gli altri animali. Non ci si può lamentare del randagismo se poi si abbandonano gli animali. Prendersi cura degli animali così come di tutto il vivente è un dovere di ogni cittadino e dell’intera comunità a partire dalla sua Amministrazione. In questo senso:
- l’Amministrazione comunale – in cooperazione con le associazioni animaliste cittadine e le strutture sanitarie locali – dovrà provvedere alla costruzione delle strutture necessarie alla cura degli animali e al controllo del randagismo.
- Serve inoltre una corretta politica di monitoraggio, reimmissione e adozione che porterebbe inoltre a una forte riduzione delle spese a differenza delle comuni modalità di gestione che fanno crescere la spesa destinata al controllo del randagismo.
[1] Art. 190 del DECRETO LEGISLATIVO 18 aprile 2016, n. 50
[2] L.R. 16/2014, art. 1, comma1
[3] L.R. 16/2014, art,2, comma2b
[4] Ecomuseo della Judicaria







