I Comitati per la Salute – Sicilia scendono in piazza. Il 27 maggio a Palermo

I Comitati per la Salute – Sicilia scendono in piazza. Il 27 maggio a Palermo
Da Palermo a Lentini, da Catania a Lipari, passando per Giarre, Gela, Lentini, Pantelleria, Leonforte, Piazza Armerina, Castelvetrano, i comuni dei Nebrodi, i Comitati per la Salute – Sicilia si stanno organizzando in vista della manifestazione del 27 maggio sotto l’assessorato regionale della salute a Palermo.

Striscioni contro la chiusura di ospedali ostetrico ginecologico chiusi,  presidi sotto l’ASP, necrologi affissi ovunque in cui si piange la defunta SANITÀ PUBBLICA: tante azioni dal 20 al 23 maggio si sono tenute in diverse parti della Sicilia, per sensibilizzare e coinvolgere cittadini e cittadine.

Perché questo venerdi, 27 maggio,i Comitati per la salute – Sicilia, saranno a Palermo sotto l’Assessorato della salute (P.zza Ottavio Ziino, 24) dalle 11,  per ottenere un tavolo di confronto con le istituzioni competenti in cui vengano ascoltare le richieste dei comitati, espressione dei bisogni dei territori di appartenenza.

 

Chi sono  e cosa vogliono Comitati per la salute?

I comitati territoriali – costituitisi in coordinamento regionale, di cui fanno parte comitati di Giarre, Noto, Pantelleria, Lampedusa, Isole Eolie, Noto, Lenti, Lampedusa, Catania, Palermo, Castelvetrano, Partinico, Piazza Armerina, Leonforte ed è in continua crescita – hanno come obiettivo principale quello di ripensare da zero il sistema sanitario regionale per una rete sanitaria che metta al centro i territori e le esigenze di chi ci vive. Per una sanità, quindi, territoriale, di prossimità, accessibile e gratuita.

Il coordinamento dei comitati per la salute è necessario perchè in Sicilia gli abitanti dei quartieri popolari, delle isole minori e dei piccoli comuni, vengono sempre più spesso costretti a percorrere chilometri per eseguire operazioni, cure mediche specialistiche o anche semplici visite ordinarie.

 

Perche costruire una rete?

Da anni il sistema sanitario italiano è soggetto a definanziamento pubblico e accaparramento dei privati. Le conseguenze in Sicilia le stiamo vivendo con ridimensionamenti, chiusure o accorpamenti. Un disagio che investe tantissimi comuni è, in particolare, le Isole Minori che, per la loro collocazione geografica, risultano in questo scenario zone ulteriormente svantaggiate in un quadro comunque molto compromesso.

Alcuni casi: a Gela, dove di recente la cittadinanza si è mobilitata contro la chiusura dell’ospedale nel 2020, in piena pandemia, era stata chiusa la terapia intensiva, assistendo al grave episodio dei 7 pazienti trasferiti e successivamente deceduti a Caltanissetta.

L’ospedale di Lentini, inaugurato nel 2011, ha sempre operato al 50% dell’organico, sino ad essere recentemente declassato ad ospedale di zona. A Lipari – dove una ragazza ha perso la vita due anni fa per carenza di medici – la condizione dell’ospedale rimane ancora la stessa.

Non meno grave la situazione legata ai punti nascita, come nel caso di Pantelleria, con la campagna “Per il mio parto, io non parto” del cui caso si occuparono anche Le Iene, o ancora il caso di Mistretta, in cui la chiusura del reparto ha costretto una donna a partorire in autostrada, con la conseguente morte del neonato. Tutto questo nonostante i ricoveri per le complicanze della gravidanza e del parto (18,8%) siano al secondo posto per le donne, dopo quelli cardiocircolatori.

A Castelvetrano il punto nascite è stato spostato a Mazara e così le donne sono costrette a percorrere chilometri anche in situazioni gravi e urgenti.

Nelle grandi città la situazione non sembra essere migliore: nonostante il 37,3% degli abitanti dichiari di non trovarsi in buona salute e il 39,1% sia affetto da malattie croniche, rispetto alla popolazione residente nell’isola, il personale dipendente del SSN è pari a 82 unità ogni 10.000 residenti, valore di circa 17 punti inferiore al dato medio italiano, come ci indicano i dati IPS (Indice di Performance Sanitaria) 2020.

La Sicilia risulta terz’ultima tra i sistemi sanitari regionali e questo ha come diretta conseguenza una migrazione sanitaria quantificabile in ben 314 mila ricoveri nelle regioni del nord Italia.

I Comitati in difesa della salute hanno perciò deciso di coalizzarsi per agire con forza verso un obiettivo comune: riappropriarsi del proprio diritto e tutelare la salute pubblica.

Su questa prospettiva i Comitati si fanno promotori nei propri territori di azioni di protesta condivise e simultanee, così come di azioni propositive per rafforzare il relazioni di comunità che soffrono le carenze di questo sistema sanitario malato.

L’ospedale di Lipari non si tocca, Pantelleria vuole nascere, Orgoglio castelvetranese – belicino, Partinico c’è, Pro Ospedale Branciforti (Leonforte), Pro Ospedale Chiello (Piazza Armerina), Comitato Cittadino Giarre Rivogliamo l’ospedale, Ambulatorio Popolare Centro Storico (Palermo), Mi cuerpo es mio – Consultorio autogestito (Catania), Poliambulatorio ASP 0 (Catania), S.O.S. Ospedale Vittorio Emanuele di Gela, Non una di meno – Lampedusa, queste solo alcune delle sigle che hanno scelto di aderire, e la cui trasversalità sul territorio siciliano ci ritorna un quadro desolante delle problematiche sanitarie sull’isola.

 

ll perché della manifestazione

In Sicilia verranno stanziati 800 milioni dal PNRR e la regione ha approvato un Piano che non tiene conto delle richieste e proposte elaborate negli ultimi anni di lotte dai comitati. La giunta regionale ha deciso di seguire la solita logica della spartizione in funzione delle elezioni di novembre.

Ennesimo smacco che i comitati non possono permettere. Per questo scendono in piazza. Per ribadire contrarietà al modello di gestione delle risorse pubbliche e fermare lo smantellamento della sanità, per una medicina territoriale accessibile e gratuita a tutti e tutte.

 

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