Colonna di fumo dalla raffineria, presidio a Milazzo.

Colonna di fumo dalla raffineria, presidio a Milazzo.

Ieri pomeriggio, alle 16.00, gli abitanti della Valle del Mela hanno organizzato un presidio di protesta, a Milazzo, per la colonna di fumo che per ore si è innalzata sopra gli impianti della Raffineria di Milazzo.
Dalle prime ore i dirigenti della Raffineria e i sindaci di Milazzo e San Filippo del Mela hanno provato subito a calmare gli animi dichiarando che la situazione era sotto controllo e che non si presentava alcun pericolo per la popolazione. I comitati presenti sul territorio hanno subito risposto che comunque per ore, dalla torcia della Raffineria, sono stati bruciati tonnellate di materiale combustibile e quindi fortemente inquinante. Hanno aggiunto, inoltre, che non è accettabile che per un guasto elettrico si corra un rischio così alto per i cittadini. E che, a quanto pare, il recente rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale ha solo autorizzato la Raffineria a fare per almeno altri dieci anni quello che gli pare.
La piazza, però, contava centinaia di partecipanti e l’assemblea spontanea fatta durante il presidio ha dato la possibilità agli abitanti del territorio di prendere parola, esprimere contrarietà rispetto all’operato delle industrie che insistono nella Valle del Mela, e organizzare i prossimi appuntamenti di lotta.
FB_IMG_1537122461083.jpgPresente al presidio anche la Rete dei comitati territoriali con delegazioni da tutta la Sicilia: Coordinamento per il territorio di Lentini, Comitato “Stop Veleni” di Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, comitato “No Frane” di Capi Ali (ME), Associazione “CinqueSei” di Terme Vigliatore e Laboratorio Territoriale di Messina.
Dopo il grande corteo del 28 Gennaio contro la realizzazione dell’Inceneritore, la Valle del Mela continua a portare avanti la lotta contro le industrie e gli amministratori locali che continuano a gestire il territorio contro gli interessi di chi lo vive.
E, da quello che si è visto oggi, se pensano di continuare ad agire impuniti si sbagliano di grosso.

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