Barcellona (ME): che fine ha fatto il reparto di rianimazione?

Barcellona (ME): che fine ha fatto il reparto di rianimazione?
Continua la telenovela della sanità siciliana. Questa volta parliamo dell’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Da quasi otto mesi ci sono tutte le attrezzature necessarie per aprire un reparto di Rianimazione; ma il reparto ancora non c’è. In compenso ci sono 43 monitor super accessoriati chiusi negli scatoloni e una Asp – quella di Messina – che continua a pagare il noleggio di letti speciali (fino a oggi costati 390mila euro).

 Il reparto “virtuale”

Secondo il piano regionale di marzo il reparto avrebbe dovuto mettere a disposizione dieci posti in terapia intensiva – necessari come il pane in questo periodo emergenziale. Nello specifico, per l’ospedale di Barcellona il progetto prevedeva «sei posti letti di terapia intensiva più quattro posti di terapia sub-intensiva. Importo dei lavori, 585.191,23 euro. Importo per attrezzature, 875.094 mila euro. Iva, 251.039 mila euro. Totale, un milione 711.325 mila euro».

Col nuovo piano di settembre i posti letto di Rianimazione previsti si sono poi ridotti a due, come spiegato dall’assessorato alla salute siciliano. E invece nulla. Il reparto non ha mai visto luce e i pazienti del comprensorio del barcellonese non appena si presenta una piccola complicazioni devono spostarsi al Policlinico di Messina – distante 44km.

 

Alcuni interrogativi

Ma se i posti da realizzare non sono più dieci, ma due: dove sono finite le risorse messe a disposizione dalla Regione? E ancora: dove sono stati sistemati gli unici due posti di terapia intensiva?

Pare che solo alla seconda domanda sia possibile rispondere: visto che i lavori di adeguamento nel potenziale reparto non sono mai stati fatti, i due unici posti sono adesso in una delle due sale operatorie. E poiché al peggio non c’è mai fine, citiamo un’altra questione irrisolta: la mancanza degli anestesisti.

Come osserva Paolo Calabrò, vice coordinatore provinciale “Uil fpl area medica” ed ex direttore del pronto soccorso, in una intervista a laRepubblica, «dei 10 posti in un primo tempo previsti di terapia intensiva forse saranno resi funzionanti solamente due, entro il 30 novembre e non si sa come, considerata la grave carenza di anestesisti». E continua segnalando anche altri problemi come la Cardiologia, specialistica in atto non coperta, fino a qualche giorno fa solo parzialmente. A denunciare le gravi carenze di personale si è aggiunto un comitato nato da un gruppo di cittadini in difesa dell’ospedale.

 

Le politiche dei tagli e la pandemia

Le problematiche dell’ospedale di Barcellona – così come quelle che attanagliano tanti altri presidi ospedalieri dell’isola – sono dovute alle politiche di tagli applicate alla sanità pubblica a partire dalla crisi del 2008. Se si guardano gli investimenti stanziati, da quell’anno in poi, tutta la narrazione sull’universalità e la solidità del Servizio Sanitario Nazionale risulta destituita di fondamento.

La legge finanziaria 2021 approvata oggi dal consiglio dei Ministri dimostra che – anche di fronte a una pandemia globale – investire sul diritto alla salute continua a non essere una priorità. Su 38 miliardi, solo 4 verranno stanziati per la sanità e nessuno di essi sarà destinato a investimenti strutturali.

 

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