Altro che rivoluzione verde. Il Ministero della Transizione autorizza nuove trivellazioni

Altro che rivoluzione verde. Il Ministero della Transizione autorizza nuove trivellazioni
Il Ministero della Transizione Ecologica da il via libera a nove progetti per sfruttare i giacimenti nazionali di gas fossile e petrolio.

Si tratta di progetti per l’Emilia, l’Adriatico e uno anche nel Canale di Sicilia, nella costa tra Gela e Licata. In totale si parla di più di 20 nuovi pozzi, molti di proprietà di Eni. Inoltre dall’istituzione del nuovo Ministero sarebbe stata prorogata la concessione a 13 giacimenti in mare, di cui 12 dell’Eni e uno dell’Energean.

 

Le prime conseguenze dello sblocco della moratoria

Nonostante la moratoria sia stata prorogata fino al 30 settembre 2021 – data entro cui dovrà essere approvato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee – e nonostante, dunque, risultano bloccate nuove concessioni, non si sono fermati i procedimenti amministrativi il cui iter era già partito prima dello stop alle trivelle del 2018.
Le Via (valutazione di impatto ambientale) firmate dal Ministro Cingolani rientrano tra questi provvedimenti, e riguardano rinnovi di concessioni, progetti di messa in produzione di pozzi e di perforazione, sia su piattaforma sia onshore.

 

Le nuove autorizzazioni

Le valutazioni positive riguardano il rinnovo delle concessioni minerarie ‘Barigazzo’ e ‘Vetta’, in Emilia Romagna, del pozzo ‘Podere Maiar 1dir’ e del giacimento per la coltivazione di idrocarburi ‘Teodorico’, fra l’Emilia Romagna e il Veneto. Poi ci sono i progetti di perforazione di tre pozzi per coltivazione di petrolio e gas già esistenti: il pozzo ‘Calipso 5 Dir’ nelle Marche, il pozzo ‘Donata 4 Dir’, fra Marche e Abruzzo e il pozzo esplorativo Lince, in Sicilia.

 

La VIA per la Sicilia

Nel decreto del Ministro della Transizione Ecologica che riguarda la concessione del pozzo esplorativo “Lince 1” si legge che lo stesso sarebbe inserito all’interno dell’offshore del Canale di Sicilia, a circa 24Km dalla costa di Licata e a una profondità di 605m, di proprietà di Eni.
Tra una serie di VISTO e CONSIDERATO del Ministero che rendono idonea la valutazione, si legge anche un PRESO ATTO che la Regione Siciliana non ha reso parere. A leggere queste parole non si rimane affatto sorpresi. Alla possibilità che il governo regionale possa battersi per tutelare gli interessi dei siciliani e delle siciliane abbiamo smesso di crederci da un po’.

 

È questa la famosa transizione ecologica?

Questo nuovo Ministero, il gioiellino del cambiamento del Governo Draghi, è stato istituito per portare la Rivoluzione verde, la riconversione energetica, per abbandonare il fossile. I presupposti c’erano, il nome anche, purtroppo però la prima e unica azione al momento è stato lo sblocco di più di 20 pozzi che erano bloccati da anni in attesa delle VIA. Se Cingolani doveva essere la Greta Thumberg del Governo tecnico, ha fatto presto a rivelare il suo vero volto. Una figura scelta per gestire gli enormi flussi di denaro destinati alla riconversione green; che di green avrà molto poco. Lo Stato italiano e i suoi Ministri si riconfermano asserviti alle multinazionali del fossile, a Eni e al loro modello estrattivo e devastante. Affidare una prospettiva di riconversione ecologica a loro è impensabile. Sono gli abitanti dei territori a dover scendere in campo per difenderli, una lotta per la sopravvivenza.

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