Coronavirus, Sicilia, Sanità. Intervista a un medico.

Coronavirus, Sicilia, Sanità. Intervista a un medico.

Intorno alla diffusione COVID-19 molta confusione è stata fatta, su molti ambiti. Anche le reazioni sono state fra le più disparate. C’è chi ha sottovalutato l’emergenza, chi ha agito istintivamente in preda al panico, chi ha utilizzato il virus come strumento di propaganda. La posizione dei politici è risultata altrettanto traballante; le idee, e le conseguenti misure, sono cambiate nel giro di pochi giorni.
Il risultato è che poca chiarezza è stata fatta sulla natura del Coronavirus, su come – e se – è possibile curarlo, sugli effettivi pericoli che si corrono in caso di contagio. Poco chiara è anche l’efficacia delle misure del Governo – soprattutto in relazione alle tempistiche – varate col fine di ridurre al minimo le possibilità di contagio, evitando l’intasamento degli ospedali. Vogliamo, quindi, dare la parola a chi lavora ogni giorno all’interno delle strutture ospedaliere e sta vivendo a stretto contatto con il problema COVID-19.
Intervista a Renato Costa, Direttore Unità Operativa Medicina Nucleare del Policlinico di Palermo.

 
 
Puoi fare chiarezza sulla natura e sugli effetti del Coronavirus sulla salute? Come vengono curati i pazienti infetti? Quali farmaci si utilizzano? È sempre necessario il ricovero?

L’infezione virale non si cura, si curano le complicanze che il virus determina (insufficienza respiratoria). Per fortuna le complicanze interessano un numero relativamente piccolo di pazienti, in molti casi è asintomatico o presenta i sintomi di una influenza stagionale (febbre, tosse, congiuntivite, difficoltà respiratorie). Non esistono farmaci specifici; si sta provando a utilizzare alcune molecole in genere usate per altre patologie.

 
 
Qual è attualmente la situazione in termini di diffusione del Coronavirus in Sicilia? Stiamo realmente andando incontro al periodo di “picco”?

Non è possibile in atto prevedere se la situazione precipiterà nelle prossime settimane, se tutti hanno rispettato le prescrizioni potremmo anche avere una situazione a basso impatto, ma è ancora presto per dirlo.

 
 
 Il sistema sanitario siciliano è nelle condizioni di affrontare al meglio questa emergenza? La Sicilia ha le stesse possibilità di altri territori, come la Lombardia, per combattere il virus?

Nessuna differenza. Il sistema sanitario siciliano è abituato, da sempre, a lavorare in emergenza. Siamo attrezzati per le situazioni estreme. Considerate, inoltre, che noi abbiamo un sistema sanitario quasi esclusivamente pubblico. Il privato, infatti, non ha posti di terapia intensiva, rianimazione o malattie infettive. Siamo messi meglio che al Nord dove la sanità privata è preponderante e il servizio pubblico si è spesso trovato da solo ad affrontare l’emergenza. Abbiamo attrezzato ospedali dedicati e aumentato i posti di terapia intensiva quindi mi sento di dire, ottimisticamente, siamo pronti.

 
 
Cosa vuol dire essere medico o infermiere in una situazione del genere? 

Essere medico o infermiere o operatore sanitario vuol dire fare un lavoro che si è scelto per passione, ieri come oggi. Oggi con una punta di orgoglio in più.

 
 
 I Governi nazionale e regionale hanno annunciato aiuti per la sanità. Si stanno realizzando?

Il Governo ha capito che togliere in dieci anni 30 miliardi al Servizio Sanitario Nazionale è stata una follia e vuole correre ai ripari, ma questo non è il tempo delle polemiche. Oggi dobbiamo sentirci comunità, ma non vi è dubbio che, a tempo e a luogo, l’Italia dovrà riflettere su una seria di cose e ripensare alcune scelte scellerate, prima fra tutte il depotenziamento del SSN.

 
 
Cosa ne pensi delle misure varate dal Governo negli ultimi giorni? Pensi bisognasse intervenire prima in maniera rigida? 

Le misure adottate adesso sono congrue, bisognava adottarle prima e per una volta finalmente anteporre il diritto alla salute alle logiche di mercato.

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