Coronavirus: contagio nel petrolchimico di Siracusa

Coronavirus: contagio nel petrolchimico di Siracusa

Un dipendente di una ditta dell’indotto del petrolchimico di Siracusa è risultato positivo al Coronavirus. Tutti i 30 colleghi sono stati obbligati alla quarantena. Si tratta del figlio del primo morto in Sicilia di coronavirus.

 

La vicenda

È arrivata ieri la notizia che un dipendente di una ditta del petrolchimico di Siracusa è risultato positivo al coronavirus. L’uomo è il figlio dell’anziano di Sortino morto nell’ospedale di Caltagirone. Era stato infettato in Lombardia. Il suo quadro clinico era già piuttosto complesso, era affetto da patologie cardiovascolari e neurologiche e in ospedale non sono riusciti a salvarlo. Alla fine l’uomo è deceduto per arresto cardiorespiratorio.  Adesso risulta che a essere contagiato è il figlio che lavora in una ditta dell’indotto del petrolchimico di Siracusa. Le circostanze hanno costretto la ditta a imporre la quarantena ai 30 colleghi dell’uomo.

La domanda che adesso molti si pongono è se basta imporre la quarantena dopo avere scoperto un caso di contagio. Le condizioni sanitarie nelle industrie siciliane sono già abbastanza precarie, nel pieno dell’emergenza la situazione si complica ulteriormente. È praticamente impossibile garantire le norme di sicurezza per contenere il contagio. I lavoratori non sono stati forniti neanche delle mascherine. Anche le rappresentanze sindacali locali dei metalmeccanici hanno espresso preoccupazione, annunciato lo stato di agitazione e la chiusura fino al 22 marzo.

 

La replica degli industriali

Questo accade mentre le associazioni degli industriali continuano a sostenere che nei poli siciliani si stanno applicando a pieno le disposizioni del Governo. Nel caso del petrolchimico, si sostiene sia necessario garantire la produzione di poli strategici per l’intero Paese. Bivona di Assindustria sostiene, inoltre, che «il nostro polo industriale, strategico per il Paese, assicura la produzione del 38 per cento dei prodotti petroliferi in Italia, necessari per assicurare i trasporti di derrate alimentari, il riscaldamento, l’energia elettrica, i prodotti per la detergenza e poi la produzione dei gas medicali per le strutture sanitarie, il trattamento dei reflui urbani dei Comuni. Le nostre industrie non si possono fermare».

 

Fermare le industrie siciliane

Il primo caso di coronavirus nel polo industriale di Siracusa e la successiva messa in quarantena dei colleghi del contagiato dimostra che forse non viene fatto abbastanza per assicurare il diritto alla salute dei lavoratori delle industrie. Quello che sembra trasparire è solo la necessità di non mettere in crisi gli utili di multinazionali che anche in questo caso mettono in cima alla lista delle priorità gli affari e non la vita delle persone.

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