Il I Maggio di Cateno De Luca

L’aveva chiamata “La marcia della dignità”. È stata la manifestazione dei Sindaci. Indetta dal Sindaco di Messina e della Città Metropolitana Cateno De Luca, con raduno alle 9.30 a Piazza Antonello e corteo fino in Prefettura dove ha consegnato simbolicamente (perché, a quanto pare, di atto simbolico alla fine si tratterà) la propria fascia nelle mani del rappresentante del Governo centrale. Il vulcanico amministratore, nato in quella che lui stesso chiama la metropoli di Fiumedinisi, aveva chiamato a raccolta Sindaci, dirigenti scolastici, studenti, sindacati e associazioni di categoria per un corteo che chiedeva le risorse necessarie a salvare dal dissesto le ex Province regionali.
Giudicata, dunque, del tutto, inefficace la proposta del sottosegretario all’Economia del M5S Alessio Villarosa, Cateno De Luca ha inteso avviare un’azione politica che potrebbe avere il carattere di una vera e propria rottura istituzionale tra enti locali siciliani e autorità centrali regionali e nazionali. E in questo suo progetto ha trovato il CSA e la Cisl, due sindacati che lo avevano già sostenuto nel farsi approvare dal Consiglio Comunale la delibera “Salva Messina”, quella sulla base della quale è stato scritto il nuovo Piano di riequilibrio del Comune di Messina, ancora nei cassetti della Commissione deputata del Ministero degli Interni.
Alla fine di lavoratori e cittadini ce n’erano davvero pochi, così come quasi del tutto assente è stata la deputazione locale, ad eccezione di Nino Germanà, deputato di Forza Italia, con il quale dopo la manifestazione Cateno De Luca si è fermato a definire il testo del Disegno di Legge che il rappresentante forzista presenterà in Parlamento per eliminare il prelievo forzoso sulle ex Province siciliane. C’erano, invece, tantissimi sindaci, o loro rappresentanti, di tutta la Provincia di Messina, 73 ne ha vantati De Luca, e questo è un elemento di primaria importanza dal punto di vista politico.
La Marcia convocata da De Luca è senz’altro parte di una strategia più vasta perché Cateno è così, una ne fa e cento ne pensa, costringendo gli altri ad inseguirlo e a fare di lui l’unico vero soggetto politico istituzionale nella città di Messina, laddove degli altri non arrivano che lontani mormorii. Di sicuro il salvataggio dei bilanci delle Province è un viatico per potere utilizzare le risorse messe a disposizione dal Masterplan (Messina è l’unica delle tre città siciliane per la quale quei fondi sono consegnati alla Città metropolitana) e sulle quali, probabilmente, De Luca punta per continuare la sua penetrazione nei territori della provincia messinese (De Luca non ha mai nascosto che suo obbiettivo è puntare alla Presidenza della Regione Siciliana). Di certo nelle sue parole c’è una certa indulgenza nei confronti di generazioni politiche di amministratori che hanno contribuito a ridurre gli enti locali nelle condizioni in cui si trovano (e lui stesso fa parte di quegli equilibri politici che da 30 anni governano i nostri territori). Rimane il fatto che l’impoverimento degli enti locali siciliani è conclamato e Cateno De Luca sta provando ad intercettarne la rappresentanza.

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