Il coordinamento per il territorio di Lentini e il progetto Reverse

Il coordinamento per il territorio di Lentini e il progetto Reverse
Riceviamo e pubblichiamo una piccola nota del Coordinamento per il territorio di Lentini  in riferimento alla nascita del progetto Reverse. Un progetto di ricerca transdisciplinare all’interno dell’Ateneo catanese che coinvolge docenti e ricercatori/trici del DSPSS, DISUM e DICAR. Insieme al coordinamento, a prendere parte alle attività sono anche il collettivo di Ecologia Politica Catania e UniLab – centro studi e ricerca.

Ecco i primi frutti di un’importante collaborazione che ci vede al fianco dell’Università degli Studi di Catania in seno alle attività di Reverse – un progetto di ricerca transdisciplinare all’interno dell’Ateneo di Catania, che coinvolge docenti e ricercatori/trici del DSPSS, DISUM e DICAR. 

I seminari sono totalmente gratuiti. L’iniziativa costituisce una preziosa occasione per condividere saperi e alimentare il dibattito sul tema dell’antropocene, epoca in cui l’ambiente terrestre è fortemente condizionato dagli effetti inquinanti dell’azione umana, «campo di pensiero e azione controverso». 

 

Cos’è l’Antropocene?

In quanto epoca in cui l’ambiente terrestre è fortemente condizionato dagli effetti inquinanti dell’azione umana, l’Antropocene è un campo di pensiero e azione controverso, che si presta anche a messaggi semplicistici e narrazioni strumentali. Capovolgendo l’assunzione secondo cui la società umana potrebbe essere arrivata a una fine ineludibile, Reverse vuole contrastare questa tendenza costruendo una conoscenza critica, documentata e condivisa sul passato, sul presente e sul futuro della questione ambientale. Speriamo che questi tre appuntamenti possano costituire un buon inizio per immaginare un rivolgimento degli squilibri ecologici in chiave trasformativa, non solo grazie al contributo di studiosi/e e professionisti/e di diversa provenienza disciplinare, ma anche in stretta collaborazione con il tessuto dell’associazionismo locale e dei movimenti per la giustizia sociale e climatica.

Nei mesi successivi sono previsti nuovi appuntamenti in cui si affronteranno temi importanti per il coordinamento e per il progetto di ricerca.

 

Mercoledì 3 febbraio, ore 17.00-19.00

Antropocene o Capitalocene? Collasso ambientale, immaginari e mondi possibili

La cosiddetta “crisi climatica”, l’inquinamento di acqua, aria e suoli, la recrudescenza dei disastri “naturali” possono essere attribuiti genericamente all’azione umana nel mondo? O ha più senso connettere questi fenomeni alle forme concrete di produzione e riproduzione della vita generate dalle società umane nei diversi contesti spaziali e temporali, ovvero alle forme specifiche assunte nel tempo e nello spazio dal capitale, come suggerisce il provocatorio concetto di “capitalocene” introdotto da Jason Moore? Quali immaginari e mondi possibili vengono smossi dall’idea di trovarci nel bel mezzo di un vero e proprio “collasso” ambientale? E soprattutto – cosa possiamo farci con questi immaginari e con le pratiche sociali che li sostanziano per ripensare il nostro posto nel mondo?

Con Emanuele Leonardi, ricercatore in sociologia presso l’Università di Parma, e con l’antropologo, geografo e scrittore Matteo Meschiari, docente presso l’Università degli Studi di Palermo. Introduce Mara Benadusi, antropologa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) dell’Università di Catania. Coordina Metis Bombaci, dottoranda nello stesso Dipartimento.

 

Venerdì 12 febbraio, ore 17.00-19.00

Presentazione del libro “Antropocene. Per un’antropologia dei mutamenti socio-ambientali

In campo scientifico la nozione di Antropocene ha dato luogo a un acceso dibattito. Questo volume prova a discutere come il concetto apra nuove prospettive di ricerca antropologica per la comprensione delle dinamiche di mutamento sociale e ambientale in corso. L’autore, Franco Lai, docente all’Università di Sassari e da tempo conoscitore delle tematiche ambientali e del paesaggio, nel libro cerca di mettere alla prova la categoria di Antropocene a partire dalle sue ricerche in una zona umida racchiusa all’interno del polo urbano della Sardegna meridionale. Il libro si sofferma anche su una lettura antropologica degli immaginari legati alla fine del mondo nella produzione culturale contemporanea e propone un approccio problematico ma aperto in cui il rapporto tra la dimensione sociale e quella ambientale è molto stretto, tanto da richiedere una altrettanto stretta collaborazione tra le scienze sociali e le scienze naturali. Introduce l’incontro Mara Benadusi, antropologa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) dell’Università di Catania. Dialogo con l’autore Irene Falconieri, assegnista presso l’Università di Messina.

 

Venerdì 26 febbraio, ore 17.00-19.00Dall’antropocentrismo all’ecocentrismo. Nuove forme di conoscenza e di azione ecologica in Sicilia

Questo terzo appuntamento riguarda le forme di conoscenza scientifica che caratterizzano il sapere e l’azione ecologica messi in campo dal nuovo ambientalismo siciliano nel paesaggio post-industriale gelese. Nonostante la zona sia fortemente degradata a causa delle attività industriali estrattive, una crescente voglia di riappropriarsi dell’ambiente mediante la tutela e valorizzazione della sua biodiversità sembra farsi strada nel territorio. A partire da un quadro conoscitivo anti-antropocenico ed ecocentrico. Durante l’incontro si proverà a leggere questi mutamenti in dialogo con Christian Mulder, docente di ecologia presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BIOMLG) dell’Università di Catania, e Manuel Zafrana, dottorando nello stesso Dipartimento. Coordinano l’incontro Alessandro Lutri, antropologo presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM) ed Elisa Privitera, dottoranda del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura nella stessa Università.

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