Minneapolis: dopo Floyd la polizia, legittimata dalla divisa, continua a uccidere

Minneapolis: dopo Floyd la polizia, legittimata dalla divisa, continua a uccidere
A due anni dalla morte di George Floyd, migliaia di persone sono tornate in piazza a Minneapolis. Ancora una volta, dopo l’omicidio a freddo da parte della polizia di un ventiduenne, Amir Locke.

 

La polizia continua a uccidere

 

Non si placano le proteste contro la polizia americana. Ci ritroviamo a Minneapolis, in Minnesota; lì, dove è stato assassinato dalla polizia George Floyd nel 2020. A due anni di distanza dall’omicidio di stato ai danni dell’afroamericano quarantaseienne, gli organi repressivi del dipartimento di polizia di Minneapolis hanno assassinato un altro uomo. Questa volta, è toccata ad Amir Locke, ventiduenne. Anche lui afroamericano e incensurato. Locke è stato ucciso a sangue freddo sul proprio divano dalla polizia, dopo che gli stessi agenti hanno fatto irruzione nel suo appartamento in centro città per una perquisizione domiciliare. Nello stesso modo in cui le guardie hanno fatto irruzione – senza preavviso né riconoscimento – hanno aperto il fuoco. Tre colpi al torace, uno al polso.

Il dipartimento di polizia aveva ottenuto i mandati di perquisizione per un controllo a tappeto nel quartiere del ragazzo. Agli agenti era affidata la facoltà di decidere se bussare e identificarsi o non bussare e fare irruzione nelle tre unità nel complesso di appartamenti in cui dovevano essere svolte le perquisizioni. Secondo il dipartimento di polizia, è stato l’agente Mark Hanneman a sparare. Lo stesso agente con già tre precedenti denunce nel suo fascicolo, tutte archiviate senza disciplina.

Le immagini dell’assassinio, girate dalla bodycam degli agenti, sono state diffuse dalla polizia stessa e in poco tempo migliaia di persone sono corse in piazza ad esprimere il proprio dissenso nei confronti dei metodi repressivi e nei confronti della politica istituzionale di Minneapolis. Infatti, Il sindaco della città di Minneapolis – il democratico Jacob Frey – aveva preso negli scorsi mesi, l’impegno di sospendere le cosiddette ”No Knock Warrants”, ovvero le ispezioni/perquisizioni a sorpresa, eseguite dalla polizia e dalla SWAT, nei confronti dei cittadini. Attraverso questo metodo, le forze di polizia, legittimate – oltre che dalla divisa quali garanti dell’ordine e della concordia –  anche dalla politica istituzionale, possono fare irruzione all’interno delle abitazioni per cogliere in flagrante ”criminali” ed evitare ”preventivamente” l’occultamento delle prove.

 

«Abbiamo bisogno di ben altro»

 

Migliaia in piazza a Minneapolis per affermare come a due anni dalla morte di George Floyd, davvero poco sia cambiato. Le violenze e la brutalità della polizia continuano a mietere vittime. «We Need Something Different» e «Say his name» così si legge nei cartelli, negli striscioni. Così viene urlato nelle strade di Minneapolis, per dire che i cittadini hanno bisogno di tutt’altro che le violenze delle forze dell’ordine e dei loro metodi.

 

Ma le proteste non hanno esclusivamente un indirizzo contro le forze dell’ordine. A cavalcare l’onda delle proteste c’è soprattutto una componente anti-stituzionale che riconosce l’incapacità delle amministrazioni americane nel leggere le esigenze della popolazione afroamericana. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del sindaco Jacob Frey oltre che l’incriminazione degli agenti di polizia coinvolti nella vicenda. Contro la narrazione delle ”mele marce”: da Floyd a Locke, passando per tutti gli abusi di potere eseguiti dalla polizia dalle carceri ai quartieri popolari; le piazze americane ci fanno riflettere sulla realtà, dimostrandoci come questi eventi non possono essere più considerati sporadici ma come la normalità di questo sistema politico ed economico.

 

Il movimento antagonista afroamericano denuncia le azioni della polizia proponendo un’alternativa. Questa alternativa parte dallo smantellamento della polizia, il taglio dei fondi per investirli nelle periferie, nelle scuole, nei quartieri popolari. I nuovi provvedimenti attuati in diverse città americane, a seguito della morte di George Floyd ci dimostrarono, ancora una volta, come solo il protagonismo dei cittadini e l’organizzazione della lotta possano portare a una trasformazione radicale della società.

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