Libano, cade il governo ma continuano le proteste

Libano, cade il governo ma continuano le proteste
Libano.  Le dure proteste a Beirut contro il governo hanno costretto i ministri libanesi alle dimissioni. Sale a quattro il numero dei membri del governo che hanno consegnato il proprio mandato al premier libanese. In piazza continuano gli scontri tra i manifestanti e le forze di polizia.

 

Il Libano si trova nel bel mezzo di una crisi politica. Nel giro di una settimana si sono dimessi ben quattro membri del governo. In ordine: la ministra dell’Informazione, Manal Abdel-Samad, quello dell’ambiente, Damianos Kattar, la Ministra della Giustizia, Marie-Claude Najm e il titolare delle Finanze, Ghazi Wazni.
Nel frattempo il numero delle vittime provocate dall’esplosione a Beirut cresce col passare dei giorni. I decessi ammontano a 220, mentre le strade della città sono teatro di guerra con duri scontri tra manifestanti e polizia.

 

Le dimissioni del primo ministro

L’esplosione e le proteste popolari hanno letteralmente fatto crollare il governo. Anche all’interno del Parlamento, 10 dei 128 deputati hanno presentato le dimissioni. Hassan Diab, primo ministro del Libano, si è dimesso poche ore dopo il suo ”commovente” discorso alla nazione. Nella sua orazione ha affermato di mettersi al fianco del popolo per combattere insieme la crisi. Secondo Diab, l’enorme disastro che ha colpito la città di Beirut «è il risultato di una corruzione endemica che ha impedito una gestione efficace del paese». Che sia soltanto un modo per scrollarsi tutte le responsabilità di dosso?
Intanto per le strade della città, tra le macerie provocate dall’esplosione, c’è chi festeggia le dimissioni del primo ministro con fuochi d’artificio e spari. Altri, vicino ai palazzi delle istituzioni alzano il livello del conflitto con nuovi scontri con le forze di sicurezza. Tantissimi giovani a volto coperto hanno iniziato a scagliare sassi contro la polizia in tenuta antisommossa nella zona del Parlamento; gli agenti tentano di rispondere con il lancio di lacrimogeni.

 

Una crisi che sembra non avere fine

Gli abitanti di Beirut da anni vivono in gravi condizioni economiche. Lo scorso nove marzo il premier è stato costretto a dichiarare il default. È saltato così il pagamento di un eurobond da 1,2 miliardi di euro e il pagamento anche delle scadenze future. Il rapporto debito/Pil supera il 170% e l’inflazione si sta trasformando pian piano in un’iperinflazione con una svalutazione della valuta locale dell’80% sul dollaro americano. Alla mancanza dei servizi essenziali come l’istruzione e la sanità e all’emegenza sanitaria, si aggiunge una crisi politica che sembra assestare il colpo di grazia. Stato e corruzione camminano a braccetto.

In questa fase di grande crisi politica, economica e sociale, le dimissioni dei membri del governo libanese sono la dimostrazione dell’enorme fragilità dello Stato, della rappresentanza e delle sue istituzioni. Solo il malcontento degli abitanti di Beirut e la continuità delle proteste potrà salvare la città dalla crisi.

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