Catania, azione al Rettorato: «non chiamatelo caso isolato»

Catania, azione al Rettorato: «non chiamatelo caso isolato»
Oggi a Catania l’organizzazione giovanile Spine nel Fianco con un’azione simbolica al Rettorato in Piazza Università ha richiamato l’attenzione riguardo l’urgenza di affrontare i suicidi di studenti e studentesse universitari, l’ultimo avvenuto due giorni fa alla IULM di Milano.

 

Riportiamo il comunicato

Abbiamo con dolore e rabbia appreso la notizia del suicidio di una nostra collega all’interno dell’università IULM di Milano.

È importante analizzare l’accaduto, perché il luogo scelto non è casuale e veicola un messaggio chiaro: l’università ha delle grosse responsabilità su quanto è successo, che se le prenda.

 

La critica al modello universitario

Rifiutiamo la retorica disgustosa e colpevolizzante della debolezza individuale: non è chi non regge più un sistema inumano ad essere sbagliato. Lo è il sistema universitario basato sulla competitività feroce, sulla fretta, sulle pressioni sociali, sulle tasse che crescono se non rispetti i tempi imposti dall’alto.

Eppure non sembra ancora essersi espressa nessuna delle figure istituzionali che permette e foraggia tutto questo.

Il sistema universitario incentiva l’ansia, ci spinge alla depressione e ci rende indifferenti anziché critici rispetto al mondo.

Per questo non vogliamo parlare di caso isolato e nemmeno di atto estremo, perché poteva esserci qualunque studentessa o studente universitario al suo posto, perché viviamo tutti la stessa vita.

Non è un caso che lo stesso avvenimento, lo stesso schema, si sia ripetuto e si ripeta in tutte le facoltà del paese, come qui a Catania nel novembre 2020 quando uno studente di Scienze Politiche si è tolto la vita. Sempre lo stesso silenzio, la stessa indifferenza. Per IULM è questo che vale la nostra vita? Tre minuti di silenzio?

 

Le rivendicazioni

Quello che vogliamo concretamente dall’università oggi è che si esprima chiaramente sulla necessità di discutere seriamente di salute all’interno dei suoi spazi, che ascolti le esigenze degli studenti e delle studentesse.

In secondo luogo vogliamo che il sistema universitario venga modificato a partire dalle sue fondamenta: aspettative e ansia, produttività, pressione sociale, gerarchia, status…

La nostra vita come studenti e studentesse non può essere schiacciata da tutto questo; la dignità dello studio e della formazione non può essere misurata su quanti esami riusciamo a dare. Non possiamo rimanere indifferenti.

Per questo oggi abbiamo steso uno striscione dal Palazzo dell’Università di Catania.

Quanti suicidi per reagire? L’università uccide.

 

 

 

 

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