TAR Confindustria e sciacalli: sulla bocciatura del Piano Salva Aria

TAR Confindustria e sciacalli: sulla bocciatura del Piano Salva Aria
Il TAR ha accolto il ricorso degli industriali contro il Piano Salva Aria stilato dalla Regione nel 2018. I colossi dei poli industriali siciliani vincono un’altra battaglia. Ma non è solo merito loro. Di seguito alcune considerazioni. 

Eccoli lì, spuntano come sorci dalle fogne – ossia dai luoghi di concertazione sindacale – e UIL, CISL e CGIL plaudono alla sentenza del TAR che annulla il Piano Salva Aria presentato dalla Regione Siciliana. Dicono che il Piano «avrebbe smantellato la maggior parte delle industrie isolane gettando sul lastrico decine di migliaia di famiglie e avrebbe fatto collassare l’economia di alcune province». Sono pazzi o ci fanno? Ci fanno e naturalmente non solo loro. Chi gioisce per lo “scampato pericolo” è anche il ceto politico infame che rimane ben ancorato alle proprie poltrone, quelli che dicono “prima il lavoro” e intendono dire “prima gli interessi dell’impresa”, quelli che non gliene frega nulla della salute di territori e abitanti e gli interessa soltanto della salute del PIL.

 

Le dichiarazioni dei politici… 

Dice Cafeo – noto come il “gran genio della politica” – esponente di Italia Viva, che il dannato Piano Salva Aria conterrebbe «prescrizioni più stringenti di quelle già rigide comunitarie, dati vecchi e inattendibili, assenza di una comparazione del rapporto costi/benefici». Costi/benefici? Ma costi e benefici per chi? Agli abitanti dei costi per le aziende non interessa nulla. Di più, gli abitanti vogliono che queste aziende investano in sicurezza ambientale e paghino i danni arrecati al territorio e alle famiglie dei morti per tumore. Ciò che è importante, in definitiva, è se il Piano comporta benefici in riduzione di inquinamento.

 

… e quelle degli industriali

Dice Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa: «il Tar che accoglie tutte le motivazioni delle aziende conferma quanto affrettate e ingiustificate, ma soprattutto lesive fossero alcune prescrizioni impartite alle aziende stesse». Ingiustificate e lesive le prescrizioni relative all’abbassamento della soglia di emissioni nocive? Questi sono criminali, di una criminalità sfacciata, arrogante, incapace di vedere anche poco oltre il loro portafogli.

 

Il Piano non era perfetto ma abbassava la soglia delle emissioni 

Che il Piano sia fortemente ambiguo lo sappiamo e che sia lacunoso è anche vero, poiché niente ha fatto la Regione per monitorare con serietà l’aria delle zone industriali del petrolchimico. E che sia un Piano assolutamente inadeguato alle esigenze vitali degli abitanti delle zone interessate è altrettanto vero. Tuttavia si tratta di un Piano che avrebbe abbassato la soglia delle emissioni inquinanti e obbligato le imprese (si fa per dire, perché queste imprese se ne sbattono degli obblighi di legge) a investire in sicurezza – il che significa pure più posti di lavoro e un po’ meno inquinamento.

 

Gli interessi degli industriali e quelli del territorio

Nel 2013 la Corte Costituzionale ha sentenziato che i diritti tutelati dalla Costituzione Italiana sono in rapporto di “integrazione reciproca” e quindi che il diritto alla salute va bilanciato con i livelli occupazionali (art.4  Cost.) e la “libera iniziativa economica privata” (art.41 Cost.). Ma nelle zone della lavorazione del petrolio la “libera iniziativa economica privata” sta facendo mattanza del diritto alla salute. Altro che bilanciamento dei diritti. E la sentenza del TAR si sbilancia di brutto: il diritto alla salute e anche il più piccolo miglioramento della situazione ambientale debbono piegarsi agli interessi economici delle aziende e al ricatto del lavoro.

Niente di nuovo sotto il sole, certo. Lo vediamo ogni giorno nel proliferare di impianti di morte sui nostri territori, ma questa sentenza del TAR ha del paradigmatico: nessun diritto per gli abitanti, tutti i diritti agli infami speculatori.

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