Sifus Confali: «I braccianti dimenticati dal governo nazionale»

Sifus Confali: «I braccianti dimenticati dal governo nazionale»
Questa mattina l’organizzazione sindacale Sifus Confali ha indetto una conferenza stampa, nella sede catanese, per presentare un pacchetto di proposte per i lavoratori agricoli tra cui braccianti, forestali, operai dei consorsi e tanti altri.

 

I lavoratori dimenticati dal governo

 
Alla luce di ben due Dpcm che prevedono provvedimenti economici per parecchi settori, il sindacato Sifus Confali afferma di non poter rimanere inerme davanti il silenzio del governo nazionale rispetto al comparto bracciantile.
«Il comparto bracciantile conta ben 900.000 mila lavoratori a livello nazionale, di cui 30.000 solo nella provincia di Catania. Sicuramente i tecnici del governo, guardando ai numeri in costante aumento del comparto agroalimentare, avranno pensato che il miglioramento si stesse ripercuotendo anche sul comparto bracciantile. Ma dobbiamo fare chiarezza:
i numeri tante volte non corrispondono alla realtà. C’è un agroalimentare che fa riferimento alle multinazionali, un agroalimentare che porta avanti colture intensive e che – come dimostrano i fatti di cronaca – sfrutta i lavoratori, spesso neanche assunti. Per queste ragioni i numeri sono così altri. Ma c’è anche un settore agroalimentare vicino a noi, che produce ricchezza reale per il nostro territorio. Stiamo parlando di aziende agricole che non hanno più di un centinaio di lavoratori. Questi ultimi hanno visto ridurre notevolmente le loro prestazioni lavorative nelle varie fasi della produzione a causa dell’emergenza sanitaria e del calo delle condizioni metereologiche, come le grandi grandinate del 21 e dell’11 settembre nella provincia di Catania». Queste sono alcune delle parole di Lino Masi, segretario nazionale per il settore braccianti.
 

Tre richieste da parte del Sifus

 
Le parole di Masi hanno preceduto la presentazione dei tre punti del Sifus per agevolare i lavoratori di questo settore.

Il primo punto riguarda il riconoscimento di un bonus di 1000 euro per alcune mensilità, così da consentire ai lavoratori agricoli il recupero economico del salario che non hanno potuto percepire a causa delle giornate lavorative involontariamente perdute. «Consideriamo anche che proprio il periodo di picco più alto dei contagi, tra la fine e l’inizio dell’anno, corrisponde al periodo in cui avviene la campagna agrumicola. La possibilità di contrarre il virus o di essere costretti a una quarantena è molto alta. È quindi necessario integrare un riconoscimento di un bonus anche per questo settore» – continua Masi.

«La percentuale di giornate che i lavoratori hanno perduto involontariamente va dal 20 al 30%. E questo non soltanto a causa della pandemia, ma anche a causa dei fenomeni meteorologici che hanno colpito l’isola: la già citata grandinata nelle aree di
Adrano e Biancavilla, dove il settore agroalimentare è fondamentale; la crescita di un frutto di arancia molto più piccolo rispetto alla norma; la ripida diminuzione della produzione dell’olio d’oliva (parliamo del 30/40% in meno)» aggiunge Maurizio Grosso, segretario generale del Sifus.

La seconda richiesta del sindacato riguarda il riconoscimento della “riconferma” delle giornate lavorative dell’anno precedente, sia ai fini previdenziali (contributivi), sia ai fini assistenziali (indennità di disoccupazione agricola). Fino al 2007 la riconferma delle giornate lavorative agricole si registrava anche nel comparto agricolo. A seguito di un patto con il governo firmato da alcune organizzazioni sindacali, la riconferma è stata cancellata. Se venisse accettata questa proposta sarebbe consentito al lavoratore di beneficiare della stessa indennità dell’anno precedente.

L’ultimo punto fa riferimento all’indennità di malattia nella misura del 70% della retribuzione lorda per i lavoratori agricoli colpiti da Covid-19. La suddetta indennità non dovrà, inoltre, essere cumulata né con le giornate lavorative né con il reddito del lavoratore.
 

Giustizia per un settore dimenticato da tutti

 
Oltre a questi punti il Sifus ha in progetto di richiedere l’abrogazione del contributo del 9% che annualmente viene trattenuto sulle indennità di disoccupazione agricola. Ogni anno, nonostante la bassa percentuale, vengono trattenuti 500 euro.
«Se l’Inps accettasse questa nostra richiesta sarebbe un segno di grande aiuto verso questa categoria» – afferma Maurizio Grosso.

E continua: «abbiamo già inviato il nostro pacchetto di proposte oltre che al presidente del Consiglio dei ministri, anche al ministro del Lavoro, al ministro delle politiche agricole, al presidente del Senato della Repubblica e al presidente della Camera dei deputati. Abbiamo avuto anche l’appoggio di molti parlamentari e senatori. Non ci fermeremo fin quando non avremo giustizia per questo settore dimenticato da tutti».

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