Il Recovery Plan va al Nord mentre la Sicilia sprofonda

Il Recovery Plan va al Nord mentre la Sicilia sprofonda
«Il Sud, e la Sicilia in particolare, sono praticamente scomparsi dal Recovery Plan. Siamo di fronte a un documento, seppur in bozza, che sposta al Nord il grosso degli investimenti infrastrutturali».

Queste parole non sono quelle di un convinto sicilianista o meridionalista. Sono alcune delle dichiarazioni di Antony Barbagallo, segretario siciliano del Partito Democratico. Ma, al netto dell’appartenenza politica, le preoccupazioni che sollecita, a poco meno di un mese dalla presentazione del piano alla Commissione europea, sembrano abbastanza fondate. Dalla bozza del Recovery Plan che sta circolando tra i banchi dei parlamentari pare che i progetti previsti per la Sicilia siano ancora meno di quelli inseriti nelle bozze del precedente governo.

 

Cosa prevede la nuova bozza per la Sicilia?

Per fare un esempio, nelle bozze del governo Conte si prevedeva di finanziare, con circa sei miliardi di euro, l’alta velocità Palermo-Catania-Messina. Adesso si fa solo riferimento a una ferrovia veloce tra Palermo e Catania con un spesa di 1,4 miliardi. C’è una bella differenza!

E nonostante non sia ancora quantificato il totale dei fondi stanziati per le opere in Sicilia, attualmente siamo ben al di sotto dei 27 miliardi precedentemente previsti.

Di questo piano Europeo se ne parla da mesi e già dall’inizio si capiva che non sarebbe stato utilizzato per cose come la coesione sociale, la riduzione del divario tra Nord e Sud e via dicendo. Ed è per questo che, da qualche settimana, sono tornati in auge i sindaci meridionali con una rete sempre più numerosa che chiede più risorse (ne abbiamo parlato qui).  La risposta di Roma, però, non sembra andare in questa direzione.

 

L’ultimo rapporto Eurostat 2019 preoccupa

Anche se per tanti si tratta di una bega istituzionale, il problema è molto serio. E non siamo solo noi a dirlo. Basta guardare l’ultimo rapporto Eurostat relativo al 2019.

La Sicilia è al 206° posto (su 245) per reddito pro-capite. La Lombardia al 36°. La ricchezza prodotta in Sicilia è inferiore del 58% rispetto alla media europea. In Lombardia invece supera la media europea del 127%. Il tasso di occupazione per la fascia 20-64 anni è al 44,5%. In Lombardia è al 73%. La disoccupazione giovanile è ben oltre il 50% – e da queste percentuali sono esclusi quelli che il lavoro neanche lo cercano più.

Parliamo peraltro di numeri relativi al 2019. Che non tengono quindi conto della crisi legata alla pandemia da Covid-19 che ha peggiorato ulteriormente questo divario. Ma la scelta dello Stato italiano di non curarsi di ciò non ci meraviglia. Perché è così da quando l’Italia s’è fatta. Quell’Italia, quell’Unità di cui il 17 marzo si festeggia il compleanno.

La partita sul Recovery Plan è ora; il tempo è poco e non basta più fare solo la voce grossa. Bisogna trovare il modo di prenderci quello che ci spetta, quello che ci serve.

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