Protesta dei sindaci a Mistretta (ME): «potenziare l’ospedale»

Protesta dei sindaci a Mistretta (ME): «potenziare l’ospedale»
È esplosa ieri mattina la protesta dei sindaci e degli amministratori della Valle dell’Halaesa per chiedere il potenziamento dell’ospedale di Mistretta e posti letto in più per i malati Covid.

Si sono infatti riuniti in un sit-in davanti il nosocomio mistrettese. Erano presenti i sindaci di tutto il distretto socio sanitario D29: il sindaco di Castel di Lucio, Pippo Nobile, di Tusa, Luigi Miceli, di Pettineo, Domenico Ruffino, di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re, di Motta d’Affermo, Sebastiano Adamo, il vicesindaco di Reitano, Tecla Cupane.

 

I motivi della protesta

Lamentano la totale assenza di risposte da parte dell’Asp di Messina e dell’assessore regionale alla salute Ruggero Razza in merito alle richiesta fatte: «Questi sindaci avevano chiesto l’istallazione di un punto Covid qua a Mistretta già lo scorso marzo quando non lo voleva nessuno – afferma Luigi Miceli, sindaco di Tusa – pretendiamo che questa richiesta, per il nostro territorio ma anche per la Sicilia intera, venga accolta perché non possiamo chiedere ai nostri cittadini di sacrificare la loro libertà personale».

Una situazione, quella del nosocomio mistrettese, già drammatica prima dell’emergenza pandemica. L’ospedale infatti era già fortemente depotenziato: chiusi i reparti di Ortopedia, Chirurgia e Ostetricia, inoperativa la sala operatoria e inefficienti il reparto di radiologia e il laboratorio di analisi a causa di macchinari obsoleti. Per non parlare dell’insufficienza totale di organico.
«Chiedevamo – affermano – di porre rimedio ai dissennati e illogici tagli di spesa operati in passato e di aprire una fase nuova per affrontare l’emergenza e per ristabilire un livello di servizio sanitario accettabile per una popolazione fatta per lo più di anziani e troppo distante e periferica rispetto ai capoluoghi».

 

La necessità di una sanità territoriale 

Al giorno d’oggi, in piena pandemia, l’unica struttura sanitaria per malati è il Policlinico di Messina che si trova a ben 180 km di distanza. Già il 13 ottobre si era tenuto un incontro con i rappresentanti dell’Asp di Messina nella VI Commissione dell’ARS sulla situazione della sanità sui Nebrodi. In quella occasione i rappresentanti dell’ASP di Messina si erano presi l’impegno di dare risposte in 15 giorni; ma da quel momento nulla è cambiato. Anzi, come affermano i sindaci: «in questi mesi si sono fermate altre macchine in assenza di manutenzione e il personale sanitario è sempre più ridotto».

La situazione sanitaria siciliana è critica. Ancora più drammatica alla luce dell’emergenza pandemica in corso. Questa ennesima protesta, ancora una volta proveniente da piccoli comuni, mette in luce la necessità di una sanità territoriale accessibile a tutti e tutte. «La grave emergenza sanitaria che la Sicilia sta vivendo impone programmi di contenimento e screening che includano anche i territori più interni dell’isola già fortemente penalizzati in ambito di strutture sanitarie. I sindaci dei Nebrodi lanciano, a nome dei cittadini, un condivisibile grido di allarme che il governo regionale non può e non deve ignorare»

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