L’inquinamento ambientale dei frantoi

L’inquinamento ambientale dei frantoi
Come ogni anno, nel periodo della raccolta delle olive, i fiumi siciliani si tingono di nero. Lo sversamento delle acque di scarto della lavorazione delle olive è un atto criminale perpetrato da alcuni frantoi a danno dei nostri territori e dei nostri mari. Un atto che devasta il delicato sistema faunistico e ittico dei nostri mari e dei nostri fiumi, a discapito delle comunità.

 

Torrente Modione – Parco Archeologico di Selinunte

Fonte: Castelvetranoselinunte.it

Le acqua contenenti i prodotti di scarto della lavorazione delle olive, chiamate “acque di vegetazione”, sono un elemento estremamente inquinante, molto più delle acque fognarie. La particolare composizione delle acque di vegetazione crea una patina oleosa che toglie ossigeno e acidifica le acque dei fiumi e del mare una volta immessa nel sistema orografico locale, provocando la morte e la devastazione dell’ecosistema acquatico.

L’estrema gravità della situazione non cambia se le acque di vegetazione vengono immesse nella rete fognaria. Il risultato è il blocco degli impianti di depurazione dei Comuni. L’acqua di vegetazione dei frantoi fa letteralmente saltare i depuratori bloccando la loro funzionalità per quattro-sei giorni. Con le conseguenze, in termini di disservizi e di costi, e ovviamente, di inquinamento ambientale. 

Fonte: MareAmico Agrigento

 

L’utilizzo agronomico delle acque può dare ottimi risultati

La pratica di sversamento delle acque di vegetazione direttamente nei fiumi – e quindi in mare – e nelle reti fognarie è un atto criminale perpetrato da alcuni frantoi che va a discapito dei territori. Il fenomeno è particolarmente diffuso nella Sicilia Occidentale, in particolar modo nel Libero Consorzio di Trapani e di Agrigento, ma anche nella zona delle Madonie. In generale ovunque ci sia una maggiore estensione di coltivazioni olivicole e quindi un maggior numero di frantoi.

La tecnica prevista per lo smaltimento delle acque di vegetazione è quella di raccogliere le acque in vasche di decantazione che, dopo il trattamento, vengono sversate con autobotti autorizzate negli appezzamenti individuati dai frantoiani e autorizzati dai sindaci, in una quantità attorno ai sessanta metri cubi per ettaro.

Va detto che non tutti i terreni sono adatti: devono infatti avere precise caratteristiche come essere distanti da centri abitati e corsi d’acqua. La stessa acqua che subito dopo la molitura causa la morte di flora e fauna nei fiumi e nei mari, dopo un trattamento semestrale – i cui parametri sono fissati da un decreto nazionale e uno regionale -, con lo spandimento sui terreni agricoli non solo azzererebbe il danno e l’inquinamento ambientale, ma riuscirebbe ad arricchire i terreni di sostanze come fosforo e tannini. L’utilizzo agronomico delle acque, insomma, gestito correttamente, può dare ottimi risultati.

 

Soluzioni sostenibili di smaltimento

Eppure l’acqua di vegetazione, con gli scarti della lavorazione delle olive, non deve essere per forza smaltita come rifiuto non recuperabile. Dopo un bando della Regione siciliana concesso a un gruppo di aziende impegnate nella ricerca per la valorizzazione dei sottoprodotti nel settore agroalimentare, protrattosi dal 2007 al 2013, sono state sviluppate tecniche di riutilizzo dei prodotti di scarto utilizzati oggi da diversi frantoi siciliani per la creazione di indotto e lavoro.

Tra le soluzioni attualmente utilizzate vi è per esempio la produzione di combustibile con il biogas dalle biomasse dell’acqua di vegetazione e della sansa. Dall’acqua di vegetazione si può inoltre ottenere un prodotto ricco di idrossitirosolo, un composto fitochimico con fortissime proprietà antiossidanti, dieci volte maggiore rispetto al the verde. Ad acquistarla sono aziende italiane ed estere che estraggono il principio attivo destinandolo al settore cosmetico. La lavorazione delle acque di vegetazione è utile pure alla produzione di integratori alimentari – importanti per aumentare le difese dell’organismo – e di prodotti cosmetici anti invecchiamento. 

L’investimento nella ricerca sembra quindi alla base per la preservazione dell’ecosistema dei nostri territori, fornendo soluzioni che possono generare ricchezza. Soprattutto, ragionando in termini di filiera, queste soluzioni consentono di perseguire una diversa prospettiva economica. Un frantoio che macina le olive senza diversificare la propria attività lavora per quindici giorni all’anno. Se invece diventa una struttura multifunzionale, oltre che della trasformazione dell’olio, può occuparsi della conservazione del prodotto in silos, della confezione, e soprattutto dello sfruttamento dei sottoprodotti, come la sansa e le acque di vegetazione, oggi considerate scarto e troppo spesso smaltite con modalità dannose per l’ambiente. 

 

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