In Sicilia il sistema sanitario uccide

In Sicilia il sistema sanitario uccide
Giovedì pomeriggio il sistema sanitario regionale ha ucciso ancora. Una giovane donna di Mistretta – paese in provincia di Messina – ha partorito in una piazzola di sosta sull’autostrada Messina-Palermo, aiutata dal compagno e da alcuni operai dell’Anas. Il bambino, nato prematuro, purtroppo non ce l’ha fatta. La corsa contro il tempo, si è conclusa con una tragedia.

 

Cosa provoca la chiusura dei punti nascita?

La donna si stava dirigendo all’ospedale di Patti a 90 km di distanza da Mistretta, poiché nel suo paese non c’è più il reparto di ostetricia, chiuso alla fine del 2011 per mancanza di personale medico. Dopo l’accaduto la procura di Patti ha subito comunicato l’apertura di un’inchiesta. Ma è chiaro che in casi come questi, prima delle responsabilità giudiziarie vengono quelle politiche e i responsabili sono coloro che hanno ordinato a Roma e assecondato a Palermo tagli, leggi e piani di riordino che hanno chiuso ospedali, reparti, ridotto il personale e i servizi.

Infatti il depotenziamento degli ospedali è una condizione che riguarda tantissimi territori dell’isola. A Pantelleria le donne gravide in piena emergenza pandemica sono state costrette a spostarsi, sole e a proprie spese, presso il lontano ospedale di Trapani per partorire. Anche qui perché il punto nascite è stato chiuso seguendo le assurde leggi nazionali che stabiliscono che non convenisse tenerlo aperto. Nel territorio pantesco le proteste della comunità sono state numerose, diverse le iniziative nel corso degli anni per chiedere la riapertura del punto nascite. Così come hanno fatto gli abitanti di Lipari l’estate scorsa dopo la morte di una donna, causata dalla carenza di personale. Ma le istituzioni regionali in primis, dopo qualche passerella con pacca sulla spalla annessa tornano a girarsi dall’altra parte.

 

Per una sanità libera dalle logiche del profitto

Non è un caso, infatti, che negli ultimi 10 anni a Mistretta, Lipari, Pantelleria, Castelvetrano, Giarre, Leonforte e tantissimi altri comuni – siano nati comitati per difendere gli ospedali, per evitare che vengano chiusi, accorpati, riorganizzati a ribasso. Non è un caso se a Palermo e Catania, nei quartieri popolari nascono ambulatori autogestiti da comitati e medici volontari. Presidi utili a dare risposte a chi altrimenti non avrebbe garantito il diritto alla salute, ma soprattutto per proporre e praticare un modo di intendere la sanità che sia a misura di territorio, vicino alle necessità e ai bisogni delle persone, libero dalle logiche del profitto.

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