Emergenza migranti a Lampedusa: «chiudere l’hotspot e l’isola»

Emergenza migranti a Lampedusa: «chiudere l’hotspot e l’isola»
Negli ultimi giorni è riesplosa la cosiddetta emergenza migranti. Lampedusa, principale approdo dei flussi migratori, è tornata così al centro del dibattito.

L’isola viene utilizzata, ormai da anni, per creare emergenze, tragedie e soprattutto retoriche: una è quella securitaria, razzista, xenofoba; l’altra è quella umanitaria, buonista. Due facce della stessa medaglia che non risolvono il problema e che non guardano agli interessi né di chi arriva, né tanto meno dei lampedusani.

Per rintracciare le cause del fenomeno migratorio bisogna tornare indietro nel tempo, alla metà degli anni Ottanta in cui si verificano alcuni passaggi fondamentali interni al capitalismo stesso. Ma è soprattutto con l’introduzione, negli anni ’90, della prima legge sull’immigrazione in Italia – la legge Martelli – che Lampedusa finisce al centro della rotta fra Africa ed Europa.

A spostarsi sono principalmente tunisini che prima viaggiavano regolarmente in possesso di passaporto; dopo l’approvazione della legge, l’unico modo per arrivare legalmente è diventato attraverso il rilascio di un visto da parte del paese di approdo, l’Italia in questo caso. Ma non è per nulla semplice ottenerlo; così iniziano gli sbarchi clandestini, di cui Lampedusa è principale meta.

Le cause che spingono la partenza sono le guerre, la povertà, il degrado. Tutte condizioni che gli Stati, oggi interessati dagli arrivi, hanno contribuito a generare.

 

Esiste un modo per risolvere l’emergenza?

Le soluzioni esistono e sono praticabili. Ma manca la volontà politica dei governi – di tutti, indipendentemente dal colore partitico – di attuarle. L’emergenza in cui si trova Lampedusa, infatti, frutta soldi e scambi e pertanto va mantenuta e alimentata.

I cittadini dell’isola, quelli che si rifiutano di finire complici dell’una o dell’altra retorica, si stanno muovendo per costruire un’opposizione vera a quanto viene imposto dalle autorità locali, nazionali ed europee. Abbiamo intervistato Giacomo Sferlazzo, isolano che chiede la chiusura del centro per migranti e dell’isola, così da non collaborare più con questo meccanismo perverso. Richieste che secondo Sferlazzo devono coincidere con una rivendicazione generale che passi dall’evacuazione della Libia alla regolarizzazione dei viaggi, una rivendicazione che punti il dito sulle cause che generano le migrazioni. Non è possibile aspettare che la situazione degeneri per poi prendersela con gli immigrati.
Per quanto riguarda il problema del Covid, esso è legato principalmente all’assenza totale di organizzazione da parte delle istituzioni e all’assenza di strutture sanitarie adeguate sull’isola.

Sferlazzo non lascia spazio a dubbi: «il punto è che l’emergenza lo Stato la vuole, cosi come vuole uno scontro tra le classi più deboli. E quindi è inutile che ci giriamo intorno: il nemico è lo Stato».

Di seguito l’audio integrale della nostra intervista a Giacomo Sferlazzo.

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