Catania: sanità al collasso. Riattiviamo il Vittorio Emanuele!

Catania: sanità al collasso. Riattiviamo il Vittorio Emanuele!
Domenica 22 novembre, alle 18, anche i catanesi scenderanno in piazza con lo slogan “ Sanità al collasso. Riattiviamo il Vittorio Emanuele”. La richiesta di interventi ingenti sul servizio sanitario siciliano continua a diffondersi.

Dopo i momenti di protesta delle prime settimane di novembre, domenica si scenderà in piazza anche a Catania.
I promotori invitano cittadini, operatori sanitari, associazioni e organizzazioni a unirsi a loro in una fiaccolata davanti all’ospedale Vittorio Emanuele in via Plebiscito, 628.

I presidi ospedalieri catanesi

Nel corso degli ultimi anni il Ferrarotto, l’ospedale Santa Marta, il Santo bambino e il Vittorio Emanuele sono stati dismessi o estremamente depotenziati.
Anni di tagli alla sanità pubblica hanno collaborato al collasso immediato delle strutture ospedaliere in questa seconda ondata pandemica.

L’utilizzo – scrivono i manifestanti nell’appello – di una parte dell’ospedale Vittorio Emanuele come polo museale, l’abbattimento di parte dell’ospedale Santa Marta per la realizzazione di una piazza (al costo di 2milioni e 330mila euro) sono interventi lodevoli, per carità, ma forse alla Regione hanno smarrito le priorità.
Dagli ospedali escono costantemente gridi d’allarme: «ho chiesto un congedo ma ho deciso, lascio la sanità pubblica. Così non è più possibile andare avanti». Maria è un medico. Uno di quei “medici eroi” che ogni giorno vive l’inferno del Covid nei reparti degli ospedali pubblici stremata dopo turni di lavoro massacranti. «Da tempo assisto a scelte che compromettono l’efficacia del nostro lavoro» – continua la specialista nel suo racconto tagliente a laRepubblica.
È il momento di schierarci al fianco di tutti gli operatori e operatrici sanitari che da tempo ormai denunciano una pessima gestione del Sistema Sanitario, che chiedono interventi senza essere ascoltati.

La gestione regionale

Oggi «non è derogabile» attivare «una più adeguata e diversa gestione della attuale, crescente curva epidemica presente sul territorio regionale», con un’offerta fondata su «un numero sufficiente» di ospedali «con adeguata distribuzione territoriale» per assicurare «un idoneo e consistente numero di posti letto nelle diverse discipline che caratterizzano il percorso del paziente Covid». Queste le parole che si leggono nel documento sulla rimodulazione della rete ospedaliera Covid-19 pubblicato pochi giorni fa.
Ma di riattivare gli ospedali dismessi se ne era già parlato il 6 marzo, quando l’assessore Razza aveva dichiarato durante una conferenza stampa: «è una delle opzioni su cui stiamo lavorando».
A distanza di quasi un anno, oltre a un foglio di carta, non sembra essersi attivato nulla.
Ciò che resta evidente è che nel periodo estivo chi doveva preoccuparsi di rafforzare il sistema sanitario siciliano, si sia occupato solo della stagione turistica e di aumentare le pensioni all’Ars.
E anche oggi che i contagi e i decessi salgono vertiginosamente gli interventi sulla rete ospedaliera appaiono troppo timidi.

Se oggi interi settori – fra i più determinanti nell’economia siciliana – sono stati duramente colpiti, se oggi la Sicilia è zona arancione, la colpa è della gestione regionale della sanità nel nostro territorio.

Il 22 novembre i catanesi scenderanno in piazza per una sanità pubblica, accessibile e realmente sicura per i cittadini e per infermieri, dottori e tutto il personale ospedaliero.
L’appuntamento è per tutti alle 18, davanti all’ospedale Vittorio Emanuele (via Plebiscito, 628).

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