Attacco al cuore dello Stato indiano. I contadini prendono il Forte Rosso

Attacco al cuore dello Stato indiano. I contadini prendono il Forte Rosso
Nella giornata di ieri a New Delhi, in India, si sono registrati nuovi scontri tra la polizia e i contadini indiani in protesta contro la riforma agraria.

 

La Kisan Gantantra Parade

Nella giornata di ieri, in India, si celebrava la Festa della Repubblica. Decine di migliaia di contadini e agricoltori – in protesta ormai da più di due mesi contro la riforma agraria – hanno organizzato, in opposizione alla classica parata militare, la cosiddetta Kisan Gantantra Parade.

Su cavalli e trattori, i contadini si sono fatti strada armati di spade, attrezzi e bandiere per smantellare le barricate della polizia. Hanno utilizzato anche le gru e i trattori per entrare nel cuore della capitale indiana.


Lo avevano annunciato e lo hanno fatto. Le parole adesso sono diventate fatti. L’assalto al Forte Rosso, nel cuore di Delhi, è avvenuto. A niente sono serviti i tentativi di blocco della polizia. Le forze di sicurezza inutilmente hanno tentato di spegnere la rivolta popolare con manganelli, idranti e gas lacrimogeni. Fonti locali parlano di almeno un manifestante rimasto ucciso con due pallottole da parte della polizia.

 

Colpire il cuore dello Stato

Fin dalle prime ore del mattino decine e decine di trattori e agricoltori si muovevano verso un unico obiettivo: colpire il cuore dello Stato, il Forte Rosso. La fortezza è il luogo dove ogni anno, nella giornata del 15 agosto – dedicata all’indipendenza indiana – il primo ministro issa la bandiera indiana e tiene il suo discorso.

Oggi il palazzo diventa il luogo del popolo; delle rivendicazioni; della riappropriazione. I contadini indiani si sono infatti arrampicati sopra il palazzo del potere portando con sé le loro bandiere – i simboli del popolo e dell’emancipazione. Innalzare una bandiera diversa da quella dell’autorità statale significa indipendenza. Significa non riconoscere più l’istituzione politica centrale. Si tratta di una presa di posizione politica chiarissima: è il desiderio di autodeterminazione popolare a muoverli.

«Modi (primo ministro, ndr) dovrà sentirci adesso, ci ascolterà» – queste sono le parole degli agricoltori. Se il governo non ritira la riforma, i contadini torneranno a marciare. E non si arrenderanno. Lanciano una nuova grande manifestazione per il 1 febbraio – giornata in cui si discuterà la legge di bilancio in Parlamento.

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