Antudo Lentini: Costruiamo una lista cittadina. Riprendiamoci la politica

Antudo Lentini: Costruiamo una lista cittadina. Riprendiamoci la politica
Il Comitato Territoriale Antudo-Lentini propone la costituzione di una lista civica per le elezioni comunali di maggio 2021 e chiama a raccolta le associazioni e i comitati che hanno dato vita al Coordinamento per il Territorio di Lentini e tutti i cittadini e le cittadine affinché contribuiscano fattivamente alla costituzione della lista e ad un programma espressione dei concreti bisogni della comunità e del territorio. Segue il testo integrale della lettera aperta.

Lentini oggi? A guardarsi intorno non c’è da essere allegri.
L’obbiettivo politico programmatico della vecchia amministrazione di “riportare alla normalità una città devastata” non è stato raggiunto e “l’evidente stato di incuria e disordine” in cui versano città e territorio è andato visibilmente peggiorando. Le zone che circondano il paese sono divenute discariche, i quartieri storici abbandonati, quelli di “nuova” costruzione senza opere di urbanizzazione decenti, gran parte del territorio agricolo incolto e soggetto a progressiva desertificazione, nuova emigrazione, aumento delle povertà, aumento della dispersione scolastica, disoccupazione cronica.
D’altro canto lo slogan di “riportare alla normalità” Lentini era sin dall’origine espressione ambigua, essendo proprio la “normalità” – la normalità del male – lo stato da cui uscire.
Certo, lo sappiamo, gli Enti locali tutti – non solo il Comune di Lentini – sono oggi costretti a sopravvivere entro le esiguità del bilancio. E con ciò, troppo spesso, giustificano la continua riduzione dei servizi, l’aumento dell’imposizione tributaria, il continuo inseguimento delle scadenze economiche nel tentativo di far quadrare i conti. Ma sappiamo anche che la causa reale, seppure in condizioni di oggettiva difficoltà, risiede comunque nella mancanza di una attenta ed efficace programmazione economica.
Certo, gli enti locali ed i loro amministratori sono continuamente alle prese con i debiti fuori bilancio che si sommano a quelli lasciati dalle amministrazioni precedenti, con i “patti di stabilità” che stabilizzano la morte degli investimenti, con il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi che, riducendo le poste in entrata, ha evidenziato ulteriori debiti e per finire con la devastante riduzione progressiva dei trasferimenti dal Governo agli enti periferici. E va anche detto che gli strumenti finanziari predisposti per far fronte alla massa debitoria sono le armi a doppio taglio che condannano per decenni gli enti a quelle che vengono chiamate “politiche di rigore”.
Eppure proprio queste condizioni avrebbero dovuto indurre gli amministratori locali a riflettere sul loro effettivo ruolo e sul ruolo del Municipio.
Una riflessione politica ed una scelta: continuare a farsi strumento locale delle politiche predatorie che dall’europa passano per lo Stato ed arrivano ai Comuni o farsi espressione degli abitanti e combattenti per gli interessi della comunità e del suo Territorio?
Ad oggi constatiamo che per i nostri amministratori è più facile e conveniente trovare il coraggio di farsi carico delle cosiddette “scelte impopolari”, che trovarlo per contrastare le politiche sociali ed economiche che massacrano comunità e territorio.
Così per gli amministratori di ieri e di oggi è contato solo chiudere il bilancio, soddisfare la procedura del momento, riempire le tabelle, senza che questo abbia alcuna prospettiva, senza chiedersi mai se quello che si sta facendo abbia un senso e dove porti questo senso e, soprattutto, se serva ai cittadini. Ma sì, mettiamo l’accento sulle cose positive, pensiamo “positivo”, non creiamo allarmi, poi si vedrà. Intanto si vive dentro il dominio delle procedure che alla fine diventano la scusa per non dover dar conto della propria incapacità d’analisi, della mancanza di una visione, dell’assenza di una prospettiva e del coraggio politico delle scelte radicali.
Cos’è “visione politica”? È il modo in cui si guarda allo spazio comune, all’interesse della comunità.
Ora noi diffidiamo di una visione politica che riduce tutto a risorsa economica, che trova senso nelle cose solamente se queste diventano risorsa economica. Non crediamo nel Comune impresa, non vogliamo che il Comune sia ridotto ad agenzia di appalto servizi – spesso scadenti e sempre più che onerosi per le finanze comunali. E non vogliamo un Comune funzionante da esattore di ultima istanza o che riduca i cittadini a “clienti” di una impresa di servizi malandati. Non vogliamo un Comune che si trinceri e si faccia scudo delle pastoie burocratiche, del “purtroppo è così”.

A questo punto ci troviamo – con tutta la città – nelle condizioni di dover scegliere tra due opzioni: non far nulla e lasciare che tutto vada alla malora e tutt’al più di lottare di volta in volta contro le cose “più storte” che man mano vengono fuori oppure tentare di impostare un lavoro che costruisca le fondamenta di una nuova municipalità, con un progetto complessivo basato sui reali bisogni e sulle reali necessità della comunità e del territorio.
Per noi vale la seconda opzione.
Cambiare rotta significa prendere atto che muovendosi entro i consueti schemi di inerzia amministrativa è impossibile fornire servizi, soddisfare i bisogni, soprattutto quelli delle fasce più fragili. Occorre dire con estrema chiarezza che ogni amministrazione che eredita acriticamente i disastri degli altri facendosene giustificazione per le proprie incapacità e le proprie inefficienze si fa corresponsabile del disastro.
Cambiare rotta significa essere coraggiosi, scegliere opzioni eccentriche, sfidare l’ovvio. Accettare di farsi interpreti acritici delle politiche di rigore e disporsi al soddisfacimento delle procedure è colpevole. Bisogna, al contrario, rilanciare la palla, restituire la responsabilità a chi ha determinato questa situazione, portare alla luce i responsabili del malgoverno e della corruzione che hanno affossato i bilanci pubblici locali.
Cambiare rotta significa gestire il bilancio residuo con spirito equo, efficienza e soprattutto con meccanismi partecipativi.
Cambiare rotta significa quindi disporsi su un terreno di battaglia, alla quale si prende parte. Troppo facile è, infatti, ipotecare il futuro, indebitarlo, ridurre i cittadini in clienti e farsi esattori di ultima istanza.
Oggi più che mai occorre difendere l’autonomia politica degli enti locali totalmente succubi delle procedure, e delle lobby affaristiche che hanno prodotto il debito e che hanno devastato il territorio.
Il Comitato Territoriale Antudo-Lentini propone, quindi, la costituzione di una lista civica per le elezioni comunali di maggio 2021 e chiama a raccolta le associazioni e i comitati che hanno dato vita al Coordinamento per il Territorio di Lentini e tutti i cittadini e le cittadine affinché contribuiscano fattivamente alla costituzione della lista e ad un programma espressione dei concreti bisogni della comunità e del territorio.

Comitato territoriale Antudo-Lentini

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