25 Novembre: sabotiamo guerre e patriarcato
Sabotiamo guerre e patriarcato: per il 25 Novembre Non Una di Meno riempie le strade e a Catania sanziona la Leonardo S.p.A.
La marea transfemminista è tornata a inondare le strade di Catania e Palermo nella data del 25 Novembre, giornata contro la violenza maschile sulle donne e di genere. Una forte presa di posizione contro le politiche oppressive del governo e un intero sistema che conduce una vera e propria guerra contro corpi e territori. Le rivendicazioni sono chiare: l’educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole, città a misura di chi le abita, una giustizia non punitivista e repressiva ma realmente trasformativa. Le piazze hanno rimarcato la radice comune che interconnette la violenza patriarcale, domestica, invisibilee quotidiana, e la violenza delle guerre coloniali che seminano morte nei territori. Per questo sotto lo slogan nazionale di Non Una di Meno “Sabotiamo guerre e patriarcato” a Catania il 24 Novembre è stata sanzionata la sede della Leonardo S.p.A. presso la zona industriale.
Ecco cos’è successo
Il cancello d’accesso dell’azienda è stato chiuso con una catena per interrompere simbolicamente la produzione e la gestione di sistemi per la guerra, mentre all’ingresso è stata realizzata una scritta “Fabbrica di morte”.
L’azione mira a denunciare il ruolo dell’azienda – leader mondiale nella produzione di armi e partecipata dallo Stato italiano – nella diffusione di guerre e violenze che colpiscono popoli e territori, tra cui Palestina, Siria del Nord-Est e altri.
Un attivista di Non Una di Meno dichiara che “la guerra, ormai, è normalizzata ed è alimentata da nazionalismo e suprematismo. Infatti, guerra, genocidio e violenza patriarcale sono fenomeni interconnessi: impongono paura, ricatto, ruoli di genere oppressivi e rendono le persone sacrificabili. Per questo la lotta contro la guerra è considerata parte fondamentale della lotta femminista.”
Le attiviste denunciano che l’economia di guerra ha ripercussioni dirette anche sui nostri territori: la presenza di basi militari, gli investimenti pubblici nel settore bellico (oltre 31 miliardi di euro di spesa militare), i profitti di Leonardo S.p.A. – in crescita, con un fatturato di oltre 15 miliardi nel 2023 – sono possibili solo con i tagli al welfare, alla scuola, alla sanità e all’ università. In Sicilia, dove il lavoro scarseggia, molte persone sono costrette ad accettare condizioni ricattabili anche in aziende del settore bellico.

Fuori la guerra dai territori
Per Non Una di Meno, “la guerra parte da qui: dalle fabbriche, dai finanziamenti pubblici e dalle strutture militari presenti sul territorio. Oggi abbiamo deciso di bloccare la Leonardo Spa perché la guerra non è qualcosa di lontano ma ci riguarda. La guerra parte dai nostri territori è nei nostri territori che possiamo fermarli, andando a toccare i centri nevralgici dell’economia del genocidio.
“. Per questo, come movimento rivendichiamo il diritto di sabotare la guerra e chi la sostiene, chiedendo un diverso uso delle risorse pubbliche e rifiutando le narrazioni che dipingono la guerra come inevitabile e necessaria.”
Le attiviste concludono rilanciando alla manifestazione dell’indomani: “il 25 novembre sarà quindi una giornata per affermare che non basta sopravvivere: è necessario costruire reti di sorellanza, organizzare la rabbia collettiva e immaginare un futuro che metta al centro la vita, non la distruzione”. “Sabotiamo la normalizzazione della guerra, le narrazioni che presentano la guerra come unica possibilità, come “difesa”. Sabotiamo l’uso della nostra isola come snodo logistico e operativo sempre più strategico
Sabotiamo Leonardo S.p.A. e le altre fabbriche di morte.
