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Una festa del Vespro contro il popolo del Vespro

La particolarità del VI centenario del Vespro, nel 1882, sta nel fatto che esso cadeva alcuni anni dopo l’Unità d’Italia e, soprattutto, poco dopo la rivoluzione del Sette e Mezzo, domata nel sangue dalle baionette e dai cannoni dell’ ‘italianissimo’ generale Cadorna. Di tutt’altro avviso furono i politici e gli intellettuali repubblicani, che non intendevano assistere in silenzio alla deformazione di una memoria storica così pregnante. La loro avversità alla riscrittura risorgimentale della rivoluzione siciliana li indusse a disertare i festeggiamenti e a manifestare per iscritto il loro energico dissenso Leggi tutto

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Resoconto della prima riunione della Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano

Il 31 marzo 2017 è nata la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano, riunita al Castello San Marco, Calatabiano (CT). Gli indipendentisti siciliani hanno festeggiato in questo modo l’anniversario del Vespro, gettando le basi per la creazione di uno spazio di confluenza di esperienze politiche e culturali, pure diverse ma unite dalla voglia di indipendenza della Sicilia e dei suoi territori.
Le organizzazioni che hanno dato vita alla Consulta rappresentano settori diversi della società siciliana: studenti, contadini, operai, emigrati, imprenditori, disoccupati, professionisti. Un insieme di forze sociali e di istanze culturali aggregate intorno all’obiettivo di rilanciare la lotta del popolo siciliano per la liberazione dai vincoli imposti dalla condizione neocoloniale da cui è oppresso. Leggi tutto

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Indipendenza è una parola nuova

Giusto un anno fa, in occasione delle celebrazioni da noi organizzate per ricordare la rivoluzione del Vespro del 31 marzo, Antudo tenne una sorta di battesimo politico e sociale. Una manifestazione attraversò le vie di Palermo per contestare il governo regionale di Crocetta e del Partito democratico: Crocetta, vatinni! Ecco il primo momento organizzato da questa nostra sigla, Antudo. Ed ecco anche la nostra prima dichiarazione di principio: l’autonomismo siciliano è cosa morta. Da allora Antudo è cresciuta e ha ampliato lo spettro di attività. Dallo scorso autunno, Antudo è anche un portale di informazione sulla Sicilia. Politica, economia, cultura, storia e lotte territoriali: questi i campi di interesse su cui finora ci siamo voluti muovere. La volontà è tanto quella di riattraversare la nostra storia e le nostre tradizioni quanto quella di raccontare il nostro presente, le nostre lotte, la dignità quotidiana di milioni di siciliani e siciliane.
Antudo è per l’indipendenza del popolo siciliano, senza se e senza ma.
Abbiamo la consapevolezza che questo è solo un punto di partenza, e non un punto di arrivo. Richiamarsi alla storia del popolo siciliano verso la libertà può illuminarci di gloria, ma dobbiamo essere all’altezza di chi si è battuto, non basta arrampicarci sulle loro spalle di giganti: dobbiamo essere all’altezza del loro coraggio e della loro intelligenza. Del loro animus. Per essere degni eredi di una lunga storia, dobbiamo reinventarci tutto. È questo il compito a cui chiamiamo noi stessi e la Consulta: dobbiamo costruire nuove parole, dobbiamo riempire di nuovi significati parole antiche. Dobbiamo scrivere il nuovo vocabolario della lotta del popolo siciliano per la libertà. La storia, intorno a noi, è cambiata. Il mondo, intorno a noi, è cambiato. È cambiata la forma dell’economia, sono cambiati gli scenari geo-politici. È cambiata la Sicilia.
Molte parole si sono logorate, per l’uso e l’abuso che ne è stato fatto da striduli pappagalli. Indipendenza, è una di queste. E non basta lustrarla amorevolmente perché luccichi di nuovo.
Qui vogliamo soffermarci soprattutto su un primo modo di intenderla. Indipendenza non è solo un percorso e una prospettiva politica, è anche un qui e un adesso. Noi vogliamo impegnarci per costruire giorno dopo giorno una sottrazione del nostro modo di vita agli imperativi imposti dal capitale, a quelle sottili e invasive forme di condizionamento che governano le nostre vite: nei rapporti tra gli individui, nel rapporto uomo-donna, nella relazione con la città, il paesaggio, la natura, nell’alimentazione, nella formazione personale, nel rapporto con la comunità, nel lavoro. Dobbiamo difendere le nostre vite dall’incuria, dallo spreco, dall’abbandono, dalla pochezza cui ci vogliono costringere le aziende a massimo profitto e nullo valore – e possiamo farlo. Possiamo farlo se sappiamo intessere le nostre giornate di cura, di attenzione, di sensibilità, di cultura verso noi stessi e verso gli altri, i diversi, verso il territorio e l’ambiente, verso le relazioni personali e umane, verso le cose e le persone che ci stanno intorno. Non potrà esserci mai indipendenza e libertà politica, se la nostra stessa vita rimane dipendente e schiava delle forme orribili che ha assunto il capitale Leggi tutto

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NUN LU SINTITI LU VESPIRU CA SONA?

Tante e discordanti sono le letture che nel corso del tempo gli storici hanno suggerito del Vespro siciliano, l’episodio di certo più grandioso della storia siciliana. Le diverse interpretazioni ruotano prevalentemente attorno a due poli: da un lato, il Vespro viene presentato come rivoluzione popolare, dall’altro, sottostimato in quanto rivolta istigata dai baroni e dal loro leader Giovanni da Procida. Per orientarci tra l’una e l’altra interpretazione, è necessario analizzare brevemente il contesto nel quale il Vespro è divampato Leggi tutto

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Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano

Il lunedì dell’Angelo del 1282, al vespro, ebbe inizio la rivoluzione dei siciliani contro la “mala signoria” degli Angioini. Sebbene lontano nel tempo, il nostro Vespro ricorda ancora che la liberazione e l’emancipazione di un popolo sono possibili. Nell’occasione del 735° anniversario del Vespro si costituisce la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano. Sollecitati dagli insegnamenti di quella storia gloriosa, diamo vita a una Consulta che promuova, come orizzonte ideale e traguardo da conquistare, l’indipendenza della Sicilia. Oggi noi insorgiamo contro la “mala signoria” di un potere economico e politico che usa la Sicilia soltanto come terra di conquista e chiamiamo a consulta le energie migliori di una terra mai doma.
La Sicilia di oggi è saccheggiata e prostrata sotto ogni punto di vista. Le imprese chiudono, le terre sono maltrattate e svendute, i nostri ragazzi fuggono costretti ad emigrare, i luoghi della cultura si spengono. Ciò a cui assistiamo è una lenta agonia, un’asfissia che trova in Italia e in Europa i suoi principali mandanti ed esecutori, non senza la complice collaborazione di una classe dirigente “siciliana” subalterna e funzionale a questo saccheggio.
Tutti gli aneliti a forme più o meno spinte di autogoverno, sotto il Regno d’Italia, portarono – come è noto – alla conquista infine di una Carta autonomistica, nel 1946. Per la Consulta, quel ciclo storico è oggi da considerarsi del tutto esaurito. Settant’anni fa, la conquista dello Statuto – che non accadde per “grazia concessa” ma tra lotte e conflitti – poteva forse significare pace, benessere e libertà, se solo si fosse spezzato il pane dell’autonomia tra il popolo siciliano. Ma questo è stato sempre tenuto alla larga da quella Carta costituzionale, sacrificata, un articolo alla volta, un pezzo alla volta, in nome degli “interessi nazionali”. Oggi, quello Statuto è carta straccia, avendo perduto ogni spinta propositiva, mutilato nelle sue parti più vitali da norme attuative difformi dallo stesso, da sentenze costituzionali semplicemente abrogative e comunque arbitrarie. I ruderi che ne restano servono solo a riprodurre un ceto politico subalterno alle strategie “nazionali” e internazionali.
Di fronte a questo scenario, gli indipendentisti, nel rispetto delle diverse ispirazioni culturali e ideali, hanno il dovere morale di fare fronte comune per costituire un soggetto che difenda la Sicilia al di fuori di ogni equivoco. Nessuna risposta potrà più venire da un semplice “rinnovamento” civico, né da qualsiasi orizzonte autonomista o “sicilianista”. Nessun traguardo può essere per noi quello di “riformare” la Regione. Ripetiamo: quel ciclo storico è ormai esaurito, per sempre. Leggi tutto

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