La Sicilia prima in Italia per numero di Neet.

La Sicilia si aggiudica un altro primato. 4 persone su 10 sono Not in education, employment or training (NEET). Ed è il tasso più alto in Italia. In questa categoria rientrano tutti coloro che non studiano, non lavorano o non seguono nessuno percorso di formazione.

I dati, secondo la ricerca di Unicef Italia (“Il silenzio dei neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio”), sono drammatici. Numeri che confermano, una volta di più, la situazione di depressione che sta vivendo la Sicilia negli ultimi anni. Infatti, Se Nord e Centro Italia insieme raggiungono il 35%, il Sud arriva al  34% mentre la Sicilia, da sola, raggiunge il 38,6%.

Qualcuno dirà «i soliti fannulloni», ma le colpe non sono da ricercare nella poca volontà dei giovani e meno giovani siciliani. I dati ci dicono, infatti, che il 49% dei neet è diplomato e l’11% è laureato. Per non parlare delle percentuali di giovani siciliani che studiano e lavorano al Nord e che ovviamente non rientrano nelle statistiche.

Essere neet, ovvero non studiare o non lavorare, né seguire percorsi di formazione, è – come afferma il presidente dell’Unicef Italia – una condizione di disagio ed esclusione sociale.

In Sicilia, la disoccupazione giovanile è al 53% ed è la più alta in Europa. In sostanza per evitare di rientrare tra i neet , a conclusione del percorso di formazione, l’unica possibilità è andare via. E infatti negli ultimi 15 anni 500mila siciliani hanno scelto di vivere altrove. Non è più accettabile che l’unica soluzione sia nell’andarsene dalla propria terra. Oggi più che mai diventano necessarie politiche di contrasto a questa situazione. Politiche che mettano i siciliani nelle condizioni di restare e lavorare in Sicilia.

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