In Sicilia cresce l’emergenza abitativa

A lanciare l’allarme è il sindacato degli inquilini Sunia, ma la tendenza è riscontrabile nel dossier del ministero dell’interno relativo al 2018. In Sicilia l’emergenza abitativa è ormai strutturale e tende a crescere. Lo scorso anno sono stati emessi 2.275 sfratti, le richieste di esecuzione sono state 7.233, mentre gli sfratti eseguiti con ufficiale giudiziario sono stati 1.540. Questi dati crescono del 23% a Palermo. Catania, invece, è in cima alla classifica con 2.633 richieste di esecuzione.

Numeri alti che meriterebbero attenzione ma anche piani di risoluzione immediata. L’emergenza abitativa, però, non cammina da sola, piuttosto è uno degli aspetti dell’emergenza sociale che interessa la Sicilia. A incidere sulla crescita dei numeri sopra riportati è l’aumento del costo degli affitti nelle grandi città e i numerosi sfratti per morosità incolpevole. Questo si lega inevitabilmente all’aumento della disoccupazione riportata di recente dai dati eurostat e più in generale alla crescita dei tassi di povertà nell’isola. Per far fronte ai casi di morosità incolpevole ci sarebbe un fondo regionale di 4 milioni di euro. Di questi, però, solo il 10% viene utilizzato. I numeri parlano chiaro. Disegnano un quadro in cui protagonista è l’assoluta mancanza di politiche a sostegno della povertà e del diritto alla casa. Un tema, quello dell’emergenza abitativa e più in generale dell’emergenza sociale, che con estrema difficoltà e pochi strumenti viene affrontato dalle amministrazioni comunali e dal governo regionale.

Lunghissime liste di attesa per l’ottenimento di alloggi popolari, costo degli affitti in crescita, aumento della disoccupazione e della povertà. Un mix micidiale che porta, spesso, le famiglie a risolvere il problema della casa anche in modi che non rientrano nella legalità. Anche quello delle occupazioni abusive, infatti, è un fenomeno che caratterizza la Sicilia. Una risposta, alle volte anche organizzata, alle oggettive condizioni di impossibilità di pagare una casa. Ma questa è solo l’altra faccia di una questione irrisolta che nega a tanti un diritto fondamentale.

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