tabella progetto sicilia

Risposta a “criticone”

Pubblichiamo di seguito la risposta di Pizzino all’articolo “Quando la matematica del debito pubblico non fa l’economia. Almeno in Sicilia”, scritto da Lanfranco Caminiti per Antudo

Egregio Sig. Caminiti, innanzitutto ringrazio per aver voluto riservare tanta attenzione al “Progetto Sicilia per la moneta siciliana Grano” poi, senza polemica, credo che il titolo del suo articolo non mi appartenga, come spiegherò qui di seguito.
Senza entrare nel merito della precisa esposizione di report economici e finanziari, mi piacerebbe capire se la sua articolata riflessione mira alla necessità di ottenere maggiori chiarimenti in merito alla nostra proposta o se vuole rappresentare solo una critica, più o meno costruttiva, immotivata?
Mi spiego meglio. Lei, dopo la lunga premessa, improvvisamente mi chiama in causa quando così esordisce: “Il bazooka del signor Pizzino è una pistola ad acqua.” Praticamente, dopo l’analisi macroeconomica della realtà siciliana, dopo aver riportato i dati in merito al risparmio ufficiale delle famiglie, mi cita con quell’affermazione che vorrebbe sembrare denigratoria, per poi continuare nella spiegazione della “Teoria del bazooka” attribuita a Paulson, quale soluzione interna alla grande recessione del 2008. Credo che, volutamente, abbia tralasciato quanto fatto da Roosevelt a partire dal 1934 con il New Deal a seguito della “Grande crisi” del 1929, ma non è questa la questione, se prima Roosevelt, Paulson o Draghi o, ancora prima, altri.
La questione invece è abbastanza semplice: serve immettere liquidità, è fuori di dubbio, siamo tutti d’accordo, ma verso chi? Verso i mercati finanziari, come fatto da Paulson a partire dal 2008 negli Usa e/o da Draghi con il quantitative easing nell’eurozona l’anno scorso, ancora in corso? Oppure verso le famiglie e le imprese in difficoltà? Cosa c’entra il Grano con quanto fatto da Paulson o Draghi? Secondo me, per similitudine teorica, avremmo bisogno di un New Deal siciliano, come fatto da Roosevelt, ma andiamo avanti per capire il suo percorso logico mirato a sminuire gli effetti positivi della moneta Grano.
Dopo quella prima citazione arriva la seguente: “Dopo cotanti – Paulson, Bernanke, Yellen, Draghi – anche il signor Pizzino, buon ultimo, modestamente, si è reso conto che i metodi convenzionali non bastano più per fronteggiare il debito pubblico siciliano. Così, ha inventato il “grano”, moneta da affiancare all’euro. “Progetto Sicilia: un sogno fatto in Sicilia”, si chiama così la cosa. E ci ha fatto i suoi diagrammi e le sue slide per spiegare come dovrebbero funzionare le cose. In questa citazione mi attribuisce finalità mai rivendicate: “si è reso conto che i metodi convenzionali non bastano più per fronteggiare il debito pubblico siciliano”. Caro Caminiti, non mi è mai interessato fronteggiare il debito pubblico siciliano, perché mai dovrebbe interessarmi o meglio quando ha percepito questa mia preoccupazione per il debito pubblico siciliano? Non ho certo inventato il Grano per arginare il debito pubblico siciliano, sebbene ne abbia giovamento dall’attuazione del Progetto Sicilia, bensì per determinare crescita e sviluppo sostenibile realizzando la massima occupazione e il reddito sociale per le famiglie disagiate.
Terza citazione: Chi dovrebbe comprare i BOR da 5mila euro ciascuno? Ma i siciliani, naturalmente. Perché? Perché Pizzino promette di restituirgliene, in sette anni, il doppio (un tasso che neppure Bernard Madoff, il re della truffa americana con lo schema Ponzi si sognava di ventilare ai suoi gonzi clienti). Questa citazione mi chiama in causa perché, come lei stesso anticipa, Progetto Sicilia vorrebbe finanziare le opere pubbliche attraverso l’emissione di BOR (Buoni ordinari regionali) come previsto dall’articolo 41 dello Statuto, garantiti dalla Regione e rimborsati dopo 7 anni al doppio del valore sottoscritto da imprese e cittadini. In questo passaggio lei, giustamente, solleva dubbi in merito alle garanzie patrimoniali e al rimborso del doppio di quanto sottoscritto.
Incominciamo a chiarire che senza garanzie non sarebbe possibile emettere obbligazioni come previsto dall’articolo 2412 c.c. che regola tale materia. Quindi sarebbe impossibile emettere obbligazioni senza le relative coperture patrimoniali a garanzia dei sottoscrittori. Poi, è bene ricordare che la Regione è proprietaria di € 35 miliardi (totale € 90 miliardi) di crediti esigibili che, da soli, basterebbero a garantire l’emissione delle obbligazioni, almeno per i primi tre anni senza la necessità di impegnare il patrimonio immobiliare e mobiliare che ammonta a € 15 miliardi di pronta disponibilità.
Infine, è bene ricordare che a seguito dell’attuazione del Progetto, grazie all’impiego dei disoccupati, le entrate correnti della Regione aumenterebbero di circa € 3,6 miliardi l’anno per un totale di € 25 miliardi in sette anni. In pratica, con propri crediti ed entrate correnti, senza impegnare beni immobili e mobili, la Regione sarebbe in grado non solo di garantire ma anche rimborsare le obbligazioni sottoscritte. Quindi nessun piano Madoff, schema Ponzi o Sucato, anche perché, non trattandosi di iniziative private ma pubbliche, nessuno ricaverebbe illecito arricchimento da queste operazioni.
Successivamente, Lei sostiene di non essere contrario alla doppia circolazione monetaria però quale esempio porta la brutta esperienza americana del dopo guerra piuttosto che altri esempi più adeguati come quella della lira con l’euro nel triennio 1999/2001.
Poi, passa al capitolo dell’inflazione, mi permetta di evidenziare, in modo disarticolato, ponendo una domanda: Ecco, il “grano” non creerebbe inflazione? Dandosi poi una risposta: Per la verità, non ho neanche nulla di principio contro l’inflazione. In questa parte, sostiene di essere d’accordo con Draghi “fino al 2 percento” ma non d’accordo con quanto fatto da Kohl in una notte con il marco dell’Ovest e la moneta dell’Est. Quindi, ricapitolando, lei passa dal cambio 400:1 AM Lire – Sterlina, 100:1 AM Lire – dollaro, alla Repubblica di Weimar, fino al Muro di Berlino per sostenere che il cambio 2: 1 dell’euro con il Grano creerebbe tanta inflazione da richiedere l’intervento dell’Annona per il controllo dei prezzi.
Lei, così, dimentica che la doppia circolazione euro-grano è garanzia di stabilità dei prezzi perché l’immissione di grani, indirizzata verso le famiglie disagiate, quale reddito sociale, è pari ad appena il 6% del Pil, quanto basta per uscire dalla deflazione ed entrare nella giusta inflazione da lei e Draghi condivisa. E’ sempre l’euro, la moneta di riferimento, non il Grano che rimane pur sempre una moneta complementare, legale anche se non a corso legale o forzoso. Non commetta, anche lei, l’errore che commettono in tanti associando l’emissione di obbligazioni (BOR) in euro per gli investimenti e l’emissione di moneta Grano quale reddito sociale. Sono principi e finalità diverse, per questo chiamato sistema monetario regionale: i BOR, in euro, debito, servono per finanziare le opere pubbliche, i grani, credito, per sostenere le famiglie disagiate.
Ma adesso andiamo alla parte che più sembra interessarle: la teoria “Caminiti”, la rielaborazione della trappola della liquidità che lei, ritiene essere tanto cara a Keynes, vorrebbe cucire addosso a Progetto Sicilia, impropriamente. Lei scrive: La liquidity trap è quella situazione in cui nessuna politica monetaria (e il “grano”, e la sua stampa e circolazione collaterale, lo sarebbero) riesce a provocare alcuna influenza sulla domanda e quindi sull’economia. Spiegando le ragioni per cui la trappola della liquidità abbia resistito alla controffensiva senza influire sulla domanda e sull’economia: agire sulla leva della liquidità non provoca automaticamente investimenti e consumo, soprattutto se questa liquidità resta intrappolata nelle banche che non forniscono credito ma continuano a risanare i propri debiti, per l’avidità di speculazioni insensate, e le proprie sofferenze (che sono cresciute in maniera abnorme).
Sono perfettamente d’accordo con Lei, ha centrato la finalità dell’iniziativa, è proprio per questo che nasce Progetto Sicilia, per evitare che la maggiore liquidità immessa attraverso il Grano accreditata alle famiglie disagiate per il consumo interno e dal debito interno attraverso i BOR per finanziare le opere pubbliche, resti imprigionata nelle banche non arrivando alle famiglie, imprese ed Enti locali cui sono demandati gli investimenti infrastrutturali e strategici. Lei, forse inconsapevolmente, nel tentativo, come molti, di sminuire gli effetti benefici del Progetto Sicilia sull’economia dell’Isola, sta esaltando le qualità intrinseche.
Infine, lei chiude scrivendo quanto segue: Ma rovesciare la paura, immaginare un futuro personale e comune, caro signor Pizzino, è una questione politica, non un fatto contabile o monetario. Rovesciare la paura, immaginare un futuro personale e comune, caro signor Pizzino, è un processo sociale, non un provvedimento amministrativo. Il debito pubblico è questione dei rapporti di forza sociali, non da registri della spesa.
La Sicilia forse un giorno stamperà i suoi “grani”, signor Pizzino, perché no? O come diavolo la vorremo chiamare, questa nuova moneta. Ma non è a mezzo dei suoi “grani” che conquisteremo l’indipendenza – che è politica e monetaria. È per mezzo dell’indipendenza – che è un processo politico, sociale e amministrativo, la fiducia nel futuro – che avremo una “moneta siciliana”.
Nel primo passaggio sostiene che immaginare un futuro comune sia un aspetto politico e non monetario, poi scrive che senza bisogno del Grano conquisteremo un’indipendenza che è politica e monetaria. Mi permetto aggiungere che forse sarebbe più realistico ambire all’indipendenza politica dopo aver conseguito quella monetaria (o come nel nostro caso, finanziaria) e sociale ma è solo il mio personale punto di vista.
Rinnovando i Ringraziamenti per le sue riflessioni, Saluto Cordialmente, Giuseppe Pizzino di Progetto Sicilia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *