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Ricordando una insurrezione.

Si è da poco concluso il ciclo di iniziative promosso dal Centro Zabùt nei locali dei comuni di Montelepre, Monreale, Marineo e Palermo per ricordare la storica insurrezione del Sette e Mezzo, scoppiata il 15 settembre 1866. Si è deciso di svolgere le iniziative in prevalenza nei comuni del circondario palermitano, in considerazione del fatto che quella insurrezione, sebbene ebbe il suo culmine a Palermo, prese l’avvio dalle “periferie” della città.
L’insurrezione si spense nel breve giro di una settimana, anche per l’abbandono e la delegittimazione da parte di quel ceto sociale (nobiltà e proprietari terrieri in primis) che, temendo di perdere proprietà e privilegi, finirono col dissociarsi da quanto stava avvenendo. Il popolo, che si batteva coraggiosamente dietro le barricate, fu lasciato solo di fronte alla criminale repressione del gen.le Cadorna, ai bombardamenti indiscriminati, alle uccisioni sommarie perpetrate dai bersaglieri e dalla gendarmeria, alle condanne a morte disposte dai tribunali militari. Il numero dei morti è ancora sconosciuto, ma fonti accreditate sostengono che raggiunse alcune migliaia.
Il Sette e Mezzo, sebbene non fosse riuscito ad affermare i valori repubblicani da cui aveva preso le mosse, sta ancora oggi di fronte a noi a dimostrazione della natura coloniale del rapporto tra lo Stato sabaudo e la Sicilia. Sottrarre il Sette e Mezzo all’oblio, come in molti hanno voluto sottolineare nei loro interventi di questi giorni, non deve essere inteso come mero esercizio storico ma serve a mettere in evidenza la spinta all’Indipendenza ed all’emancipazione sociale e culturale che caratterizza la storia della Sicilia dal 1860 ai nostri giorni.

leggi anche: I picciotti del Sette e mezzo.

 

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