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Povera terra: da Ignazio Buttitta a Zù Lucianu.

Dall’unione fra la poesia di Ignazio Buttitta e la sensibilità musicale di Zù Luciano nasce Povera terra, ultimo lavoro del nostro veterano del reggae siculo, attivo a Catania e originario di Aci Castello, in collaborazione con Panu’ e Ras Pepy, membri dello storico gruppo reggae Trinakriù da lui stesso fondato nei primi anni del 2000 e che per 15 anni porterà le rime in dialetto e la musica reggae siciliana in giro per il continente e l’Europa.
Dopo 17 anni dal primo album Tutti muti e numerose collaborazioni, adesso, con Leandro Luca Costa e Franko Russo, lo vediamo impegnato nella realizzazione del nuovo album Reazione a catena che uscirà in primavera e di cui Povera terra costituisce il terzo singolo, dalle sonorità più elettroniche.
Un omaggio alla travolgente arte poetica di Ignazio Buttitta, una esortazione alla resistenza e alla lotta per cambiare la condizione attuale della Sicilia e dei siciliani, un modo per avvicinare i più giovani al pensiero del grande poeta e alle proprie radici attraverso questa interessante ed esplosiva sintesi musicale fra tradizione e modernità. Un componimento che è denuncia sociale e impegno politico, un componimento che racchiude una dedica spassionata a tutti i Siciliani liberi. Al centro dei suoi lavori vi è sempre, infatti, la contraddittoria Sicilia con la sua infinita bellezza e millenaria cultura da una parte, le brutture generate dalle politiche passate e presenti dall’altra.
Su un tempo scandito dalle frequenze jungle e d’n’b si impongono e si susseguono la voce originale di Buttitta che recita i versi di Parru cu tia scritta nel 1954 e quella di Zù Luciano che, con magistrali adattamenti, canta alcuni versi di La Sicilia havi un patruni, altra poesia del nostro caro poeta e che nel 1978 venne peraltro musicata dalla cantautrice Rosa Balistreri.
ignazio_buttittaI primi versi del pezzo catturano subito l’attenzione dell’ascoltatore tirandolo in causa proprio con il perentorio Parru cu tia di Buttitta e il testo incalza, per un verso, con il costante penoso Povera terra, terra mia ca cà ‘un si po’ stari; amara terra, terra mia cà auora ta lassari / Povera terra, terra mia ma comu si po’ fare, ca sempri sai immigrare e, per l’altro, con l’esortativo Ma la sorti nun è ostia un è grazia di li santi / si conquista cu la forza nta li chiazzi e si va avanti!
Nel video ufficiale, che ha accompagnato l’uscita del pezzo avvenuta lo scorso 21 gennaio, si susseguono foto d’archivio in bianco e nero ritraenti Ignazio Buttitta nella sua vita quotidiana, nel suo impegno politico e culturale, momenti e immagini della nostra tradizione e della nostra storia come la processione di Sant’Agata e il carretto siciliano, il cretto di Burri di Gibellina Vecchia simbolo di una ferita non ancora rimarginata e che narra di antiche culture cancellate nonché dell’immobilismo clientelare della classe politica, e i carusi delle miniere di zolfo costretti dall’indigenza economica delle loro famiglie a lavorare in condizioni disumane e che rievocano una delle pagine più tragiche e vergognose della storia del popolo siciliano iniziata con il dominio borbonico.
Emigrazione forzata soprattutto giovanile, lo spopolamento delle città, l’estrema povertà, i soprusi dei potenti ai danni della gente comune, la tirannide dello Stato italiano e la Padania ladrona sono i temi e le immagini a cui attinge l’autore per narrare l’isola nella sua cruda realtà (passata e presente) e verità storica non senza manifestare l’amore e l’orgoglio per la sua terra e il suo popolo che merita, e deve a sé stesso, un immediato riscatto.
La poesia di Ignazio Buttitta si presta per sua natura ad essere recitata e cantata. Sono state numerosissime le sue recite in Sicilia e nel mondo. Ricordiamo fra tutte l’interpretazione di Lamentu pi la morte di Turiddu Carnivali a cura del chitarrista e cantastorie Ciccio Busacca, attivo negli anni ’50 e natio di Paternò. E proprio il nostro Zù Luciano giunge a noi (e alle nostre orecchie) come un cantastorie del nuovo millennio attraverso questo nuovo lavoro sicilian ragga jungle.
Come lui stesso ci racconta «la nostra musica è legata alle tradizioni e alle radici culturali della Sicilia. La nostra musica parla di speranza e di lotta: lotta contro le ingiustizie sociali e la corruzione dei politici, speranza che le cose possano cambiare».

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