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Palermo: piovono uova sui vigili anti-abusivi.

C’era un bel gruppo di persone, l’altro giorno, a aiutare un ambulante a fuggire dai vigili urbani che l’avevano preso di mira.
Ieri l’altro, agenti della polizia municipale si sono fermati e avvicinati alla bancarella di un ambulante per chiedergli le autorizzazioni che gli permettessero di vendere all’interno dell’isola spartitraffico di via Nina Siciliana. L’ambulante, secondo i controlli dei vigili, vendeva prodotti per la casa senza la necessaria documentazione. A quel punto gli abitanti della zona che si trovavano nelle vicinanze si sono raccolti intorno alla bancarella creando confusione per permettere all’ambulante di scappare dai vigili. Mentre procedevano al sequestro della merce sono giunte sul posto altre pattuglie accolte dai presenti con un fitto lancio di uova.
Immediata l’indignazione del capo della polizia municipale Gabriele Marchese e del sindaco Leoluca Orlando che hanno subito espresso solidarietà agli agenti e avvertito i “malfattori” che nessuno può sottrarsi alla legge.
E questa più che una minaccia sembra semplicemente l’annuncio della continuazione dell’operazione anti-abusivi che i vigili urbani da qualche tempo portano avanti. Un’operazione che sembra più una persecuzione nei confronti di chi, nella terra della disoccupazione, prova a portare il pane a casa come può.
Già qualche settimana fa nella stessa zona altri due abusivi dopo dei controlli hanno subito il sequestro della merce. Si trattava di un ventiduenne che con la sua moto-ape vendeva prodotti di plastica dentro lo spartitraffico di via Nina Siciliana e di un quarantenne che, sempre nella stessa zona si è visto togliere più di cento chili di frutta e ortaggi. Può sembrare un caso che la zona interessata sia sempre la stessa. A pensar male invece si potrebbe dire che ci sia un accanimento, magari studiato scientificamente in fase di sperimentazione e allargamento in altre zone, in nome di un “decoro” – ah, Palermo, capitale italiana della cultura – che significa poi “ripulire” la città da chi la vive e la usa.
Noureddine_adnaneA pagare in questo caso sono sempre gli stessi e non ci si può certo stupire se gli obiettivi di questi attacchi a un certo punto si organizzano e provano a porre un freno agli accanimenti. Di questo passo potrebbe certo succedere qualcosa di più eclatante. Come quando nel 2011 Noureddine Adnane si diede fuoco per protesta durante il controllo dei vigili che avrebbe portato al sequestro della sua merce. Noureddine qualche giorno dopo morì in ospedale e tutti gli ambulanti di Palermo in quell’occasione organizzarono una manifestazione per ricordarlo.
Quella volta per protesta nei confronti dei controllori un ambulante si diede fuoco. Ma col fuoco – come dicevano le nostre nonne e come dovrebbero sapere i controllori – non bisogna mai scherzare: accùra.

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