reddito_per_tutti

Palermo. reddito subito per campare e non emigrare.

L’altro giorno a Palermo un corteo ha attraversato le strade del centro partendo da piazza Vittorio Veneto. In testa uno striscione con scritto “Reddito subito – disoccupati organizzati Palermo”. In piazza anche gli studenti e le studentesse delle scuole e dell’Università che portavano uno striscione che diceva “Il vero cambiamento è diritto allo studio per tutti e tutte”.
Anche Palermo, dunque, ha visto la partecipazione di un migliaio di persone allo sciopero generale indetto da sindacati autonomi e di base come la Cub presente in piazza nel capoluogo siciliano. Lo sciopero interessava tutti i settori pubblici e privati, dai trasporti alla scuola. E in tante altre città erano previsti cortei contro le politiche del governo del “cambiamento”.
A Palermo le rivendicazioni sono state lavoro o reddito subito per tutti i disoccupati e gli inoccupati, la stabilizzazione di Lsu e di tutti i lavoratori e le lavoratrici precarie in Sicilia, l’esenzione dalle tasse regionali per i redditi Isee inferiori a 10.000 euro, una carta universale per il diritto alla salute, alla casa, all’istruzione e ai trasporti pubblici e lo stop immediato di sfratti e sgomberi.
Il corteo è arrivato sotto la sede dell’assessorato regionale alle Politiche sociali e alla Famiglia e una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal capo di gabinetto dell’assessorato.
La manifestazione dell’altro giorno sembra dare inizio ad una nuova fase di mobilitazione nel capoluogo siciliano e non solo. Nuova perché dopo parecchio tempo, oltre gli studenti delle scuole e dell’università, tornano in piazza tutti coloro che si trovano ad avere a che fare con il “mondo del lavoro” in una delle metropoli più povere del paese. E su questo i dati sono allarmanti e riguardano tutta l’isola. La Sicilia infatti vanta tanti primati: tra le prime in Europa, con il 52% di persone a rischio povertà o esclusione sociale; primato assoluto per quota di popolazione dai 15 anni in su a rischio povertà con il 41,3%; riduzione delle assunzioni a tempo indeterminato dell’11,9% (rispetto al 9,8% al nord e al 5,6% al centro). E questa condizione ancora oggi costringe migliaia di giovani e meno giovani ad emigrare. Spinti verso altre zone dell’Italia e dell’Europa.
Davanti a questa situazione il governatore Musumeci si limita a prendere atto pubblicamente della situazione allarmante come se questo bastasse a farsi dire bravo o a migliorare le cose. Dalle poltrone del parlamento c’è chi parla ancora dei siciliani come fannulloni che non vogliono fare niente. Tant’è che certa politica si dimena nel dire che il tanto discusso reddito di cittadinanza, in alcune regioni del meridione, porterebbe all’aumento del numero di persone che si licenziano per averlo!! Non sanno più cosa inventarsi. E quando Salvini – che fa una gran fatica a fingere di essere amico dei meridionali – dice che il suo governo non darà mai dei soldi per permettere alla gente di stare seduta sul divano, ci si può scommettere che è proprio ai siciliani che pensa, non certo a quelli del nord.
Ma anche su questo i numeri parlano da soli. Sembra infatti che l’attuale reddito di inclusione viene assegnato maggiormente in Sicilia e Campania. Se la media nazionale è di 184 beneficiari su un campione di 10.000 abitanti, in Sicilia arriviamo a 540. E nonostante il Rei sia una mancia di pochi spicci comunque viene erogata sulla base di specifiche condizioni economiche e familiari. E comunque non è abbastanza.
Ma questi politicanti, che sono tra l’altro i veri parassiti, conoscono bene la situazione che si vive al sud e in Sicilia.
Chi è sceso in piazza dà sicuramente l’idea che a Palermo e in Sicilia non c’è gente che ha voglia di stare sul divano. Al contrario, c’è tanta gente che si alza la mattina senza la certezza di poter garantire il pranzo ai figli. Gente che, però, ha capito che lo Stato Italiano non è loro amico, come dice Di Maio; che non basta riempire le strade di polizia per fare stare bene tutti come dice Salvini. Gente che ha capito che non ci sono Governi che regalano cose.
Chi è sceso in piazza sa già da tempo che bisogna lottare per poter restare e migliorare le condizioni di vita in cui si versa. E adesso si sta organizzando per chiedere e pretendere con forza reddito.
Perché lavoro o non lavoro in qualche modo bisogna campare.

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