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Nuova occupazione all’università di Catania. Nasce UNILAB!

Il 9 Novembre scorso il “Coordinamento Universitario Catania” ha occupato i locali dell’ex bar all’interno del Monastero del Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche. Questi locali erano da tempo dismessi e inutilizzati rappresentando l’ennesimo spreco delle risorse a disposizione dell’ateneo, in un’università, quale quella catanese, dove vi è una effettiva carenza di luoghi di aggregazione, biblioteche, nonché di servizi erogati agli studenti, che finiscono col lederne profondamente il diritto allo studio. L’occupazione quindi, nasce proprio dall’esigenza di dare vita ad un laboratorio di co-working; un luogo d’incontro tra studenti, docenti, ricercatori e dottorandi, dove costruire spazi di discussione e di dibattito, di socialità “altra” al fine di creare nuove forme di sapere complementari, ma al medesimo tempo “alternativi” alla didattica universitaria.
UNILAB (questo è il nome del progetto) vuole essere anche un’aula studio, dove gli studenti possano riunirsi per formare gruppi di studio o per preparare le materie – mancano i “posti a sedere” e le aule studio nelle zone limitrofe il monastero dei Benedettini. All’interno del progetto UniLab è prevista anche la creazione di un sportello di “mutuo soccorso” in cui studenti possano confrontarsi sulle questioni inerenti le problematiche burocratiche dell’università. L’apertura di UNILAB è frutto di una campagna di protesta iniziata qualche mese prima, in cui gli studenti si erano mobilitati contro una gestione del patrimonio universitario fatta di sprechi.
«Questo autunno ci ha visti protagonisti. Con questa campagna di protesta volevamo sollevare tutte le contraddizioni e le problematiche del nostro Ateneo – dice Simone Di Stefano, portavoce del Coordinamento Universitario. Abbiamo condotto prima di tutto un’inchiesta sugli sprechi che l’Ateneo ha accumulato negli ultimi anni, a fronte di un cospicuo patrimonio immobiliare che comprende circa 176 immobili, molti dei quali sono chiusi, in disuso, o sottoutilizzati. Un esempio, fra tutti, è rappresentato dalla “città della scienza” in via Simeto ad angolo con Viale Libertà, acquistata dall’Università per una somma totale di 10 milioni di euro, quasi mai utilizzata, se non in rarissime occasioni. Inoltre, a fronte di questa situazione, l’Università paga affitti altissimi a terzi. In otto anni si possono stimare circa 8 milioni di euro destinati a questo. I locali del bar dei Benedettini fanno parte di quel patrimonio chiuso e inutilizzato. il Monastero, infatti, è frequentato da decine di migliaia di studenti, senza contare quelli provenienti da altri dipartimenti, che vengono lì in cerca di un posto per studiare. I posti a sedere mancano, sono poche le aule studio disponibili rispetto al numero di iscritti. Tenere chiuso uno spazio come quello dell’ex bar, è per noi assurdo, e per questa ragione abbiamo deciso di riappropriarcene attraverso l’occupazione. È stato, infatti, proprio grazie a quest’azione diretta, messa in campo da noi studenti, che il Rettore si è deciso a riaprire i locali dell’ex bar come Aula studio in attesa di ripristinare il servizio di ristoro».
Sebbene gli studenti abbiano ottenuto una prima vittoria, sono comunque decisi ad andare avanti e a continuare la campagna di protesta organizzando nuove mobilitazioni nei prossimi mesi.

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