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Mai con Salvini.

Ieri mattina, Domenica 3 Giugno, Matteo Salvini è tornato in Sicilia dove non ha mai avuto particolare consenso. Lo hanno confermato i risultati delle politiche del 4 Marzo, in cui la percentuale di voto fu del 5% (un nulla di fatto in una prospettata governativa), e lo dice la storia della nostra terra sempre pronta a contestarlo. Che ora sia Ministro degli Interni non ha cambiato nulla, ‘a camurria è sempre a stissa! Non ci siamo mai dimenticati i vari auguri di colera, terremoto ed eruzioni sperando che l’Etna ci sommergesse di lava. Non ci identifica assolutamente la sua descrizione di “mantenuti”, “nullafacenti”, di “delinquenti e criminali”: questo è il peggio della questione meridionale unita ad una retorica coloniale e razziale! Ed ora viene a ripulirsi la faccia ma i Siciliani non crederanno mai al suo “cambiamento”. Con un annuncio dell’ultimo minuto, è atterrato a Catania dove ha partecipato ad una conferenza stampa dentro all’Hotel Excelsior.
maiconsalvini_acicastello_2In poche ore, la piattaforma Mai Con Salvini ha organizzato l’accoglienza: in un centinaio abbiamo assediato le vie d’accesso alla piazza, blindate poi da un ingente numero di forze dell’ordine, ed al grido “a casa tua” siamo arrivati più volte a contatto con le forze dell’ordine. A Pozzallo l’accoglienza non è stata di meno con fischi e insulti. Salvini deve ricordarsi che siamo un popolo che soffre la migrazione, per cause provocate dalle politiche scellerate di soggetti come lui e la Lega. La stessa retorica di odio che utilizza oggi per aizzare la guerra tra poveri, la utilizzava qualche anno fa contro il meridione, non appicca su di noi.
Salvini è l’uomo della flat tax, noi siamo il popolo che rivendica un reddito. Salvini sostiene che siamo mantenuti, noi al massimo siamo quelli che mantengono. Salvini è per mandarli a casa loro, noi siamo per mandarlo a casa sua. Pensa di venire a fare le passerelle mentre in Sicilia si soffre la disoccupazione, la forbice tra ricchi e poveri si allarga sempre più, gli ospedali chiudono e si muore nelle ferrovie dello stato. La nostra parte, la nostra Sicilia, quella del 52% di giovani disoccupati, del 41% di famiglie a rischio povertà, delle cure scadenti e non garantite, non può che essere sua nemica perché nemica di classe.

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