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Impedire gli incendi in Sicilia, si può.

Il 2017 è stato l’anno-record per gli incendi con quasi 75mila ettari distrutti prevalentemente nel Meridione, di cui 26mila soltanto in Sicilia. E ora che l’estate è ormai cominciata, entrati nel bimestre di Luglio-Agosto, si accinge a ritornare uno dei più ridicoli ritornelli estivi: quello sui forestali nullafacenti e sull’emergenza incendi. Ogni anno infatti il tritacarne mediatico coloniale affibbia la colpa dei disastri ambientali legati agli incendi alla solita e non ben identificata entità celata nell’oscurità che manipola i piromani nella distruzione di patrimoni boschivi immensi, con tanto di opinionismo sfrenato sui social e infamie colossali sui giornali. Tuttavia un episodio di questi giorni accaduto a Collesano nelle Madonie ci ricorda diversi ragionamenti sull’argomento oltre che la relativa semplicità cui potervi far fronte. Il Comune del piccolo paesino madonita ha infatti raggiunto un accordo con l’Azienda Regionale Foreste Demaniali per far eseguire ad operai e tecnici forestali lavori di cura, manutenzione e salvaguardia del verde comunale. Già in passato simile convenzione era stata applicata a Collesano e aveva ripulito sostanziali aree pubbliche da vegetazione spontanea invasiva che è la principale causa d’incendi nella zona, oltre che da roditori e insetti pericolosi.
Aldilà del decoro urbano e paesaggistico però questo utilizzo dei forestali, per altro regolamentato da due leggi regionali (la legge 16 del 1996, modificata poi dalla 14 del 2006), permetterebbe di mettere in esecuzione tutte quelle misure di prevenzione atte ad evitare il divampare degli incendi: la realizzazione di diradamenti e di interventi di pulizia del sottobosco, la manutenzione di fasce tagliafuoco, la riduzione di materiali combustibili, la pulizia delle fasce laterali delle strade e di quelle sottostanti le linee di comunicazione. Tutte queste opere di prevenzione però non possono prescindere da tre soluzioni di ordine maggiore, quei fondamentali che il governo Crocetta si dimostrò completamente incapace e indolente d’applicare.
Se infatti la prevenzione può dare un grande aiuto, tre ci paiono le grandi questioni cui bisogna adeguatamente confrontarsi. 1. Innanzitutto la formazione e la manutenzione di uno stormo di aerei di intervento che sia in grado di fronteggiare emergenze come quelle degli ultimi anni, una possibilità che la Sicilia ha grazie allo statuto speciale e che la grazia in parte dall’accorpamento dei forestali ai carabinieri, una possibilità finora vanificata dalle porcate crocettiane che hanno per anni fermato e ridotto la potenza dei Canadair a causa dei tagli. L’estate scorsa più della metà dei velivoli dello stormo siciliano è rimasto a terra per mancanza di cherosene o guasti. 2. Ci sarebbe anche da rivoluzionare la pubblica amministrazione per renderla capace tecnicamente di occuparsi territorio per territorio delle questioni più dirimenti e di localizzarla ovunque serva, se non fosse che il nefasto decreto legislativo 177 del 2016 – che ha di fatto frammentato il fronte degli interventi in mille competenze diverse per gli enti operanti e che implica la ricostruzione daccapo di altre decine di convenzioni tra la Regione e i Vigili del fuoco, un decreto che ha come unica prospettiva la repressione degli sporadici piromani – puntasse ad una tragica semplificazione e allo snellimento proprio della pubblica amministrazione. Inoltre, la Direzione foreste del ministero delle Politiche agricole, forestali e alimentari che il sopraddetto decreto dovrebbe prevedere rimane tutt’oggi senza alcuna struttura né organizzazione. 3. Un piano adeguato di utilizzo dello spazio verde che elimini l’incuria e l’abbandono delle aree boschive e dei contadi abbandonati, vincolando i privati alla manutenzione e alla cura delle terre incolte. Magari, oltre che regolarizzare le file del precariato assumendo a tempo indeterminato i forestali, le istituzioni potrebbero snellire le file della disoccupazione inventando figure professionali atte alle suddette manutenzioni e prevenzioni.
canadairLa Sicilia può contare su circa 23mila operai forestali, cioè sei operai per kmq di superficie di bosco, di cui solo un migliaio però sono assunti a tempo indeterminato mentre gli altri sono impiegati per 78, 101 o 151 giornate all’anno. A questi operai vanno aggiunti 993 uomini del Corpo forestale della Regione siciliana divisi in 163 commissari e funzionari, 804 ispettori e revisori forestali e 26 agenti assistenti e collaboratori forestali. Un bacino davvero corposo a cui attingere e che potrebbe del tutto e perfettamente assolvere il proprio ruolo. In occasione della campagna elettorale lo stesso presidente Musumeci aveva parlato di una tesi del genere, sostenendo che gli operai della forestale hanno un costo enorme ma allo stesso tempo se venissero assunti a tempo indeterminato si eliminerebbero il precariato, la disoccupazione stagionale e le richieste di voto. Cosa farà il presidente della Regione per mantenere la promessa e rendere bellissima la Sicilia, manterrà le sue promesse sull’emergenza incendi o aspetterà le direttive dai suoi amici di Pontida?
Nel frattempo ricordiamo che non si hanno ancora notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale, né dal “governo del cambiamento né dal “governo del diventerà bellissima”. Prepariamoci ad un’altra estate di fuoco. O, considerati gli eventi di Collesano, forse no. Con il grande dispiacere degli eroi delle tastiere e dei luoghi comuni, potrebbe essersi rotto uno dei contrafforti mediatici coloniali delle estati siciliane.

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