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I Briganti di Librino si meritano un prato.

Conosciamo meglio, insieme, i Briganti di Librino, squadra di rugby popolare nata undici anni fa nel quartiere di Librino, a Catania.

Innanzitutto chi sono i Briganti di Librino? Quando, in quale contesto (storico e politico della città), e perché nasce questa realtà di rugby popolare?
L’asd i Briganti Rugby Librino nasce nel 2006 all’interno dello spazio autogestito di aggregazione sociale Centro Iqbal Masih di Librino. Inizialmente come laboratorio sportivo, poi trasformatosi in un vero club sportivo popolare. Popolare perché si lavora in un quartiere di periferia e perché l’idea di fondo era quella di utilizzare l’attività sportiva gratuita come alternativa alla strada, unico luogo di ritrovo per i ragazzi di Librino. La trasformazione da laboratorio a club, quindi la formale costituzione di società sportiva affiliata alla Federazione Italiana Rugby, serviva per chiedere alle istituzioni locali di aprire alla comunità l’impianto sportivo San Teodoro mai utilizzato e abbandonato al degrado e ai vandali.

briganti_librino_2Quali sono stati i passaggi più importanti e significativi che, dall’inizio del progetto fino ad oggi, hanno segnato i Briganti di Librino?
Nel corso di questi undici anni di attività il club è cresciuto in maniera incontenibile sia sotto l’aspetto sportivo che sociale. Adesso schieriamo tutte le categorie giovanili (circa 250 ragazzi e ragazze) e seniores, partecipando da molti anni al campionato nazionale di serie C. Lavoriamo all’interno di tre scuole del quartiere e portiamo il significato del rugby e dello sport rigorosamente antirazzista sia nelle scuole che in tutti i campi siciliani. Parallelamente all’attività squisitamente sportiva c’è tutto un lavoro militante che sostiene il progetto. Nel 2012 abbiamo occupato l’impianto sportivo del San Teodoro (per il quale poi nel 2015 abbiamo vinto un bando per la gestione) e all’interno dello stesso abbiamo realizzato una Club House dove è nata la prima libreria popolare del quartiere, la Librineria. Contemporaneamente abbiamo sistemato le aree limitrofe al campo di gioco costituendo una rete di orti urbani che coinvolgono 70 famiglie del quartiere. Insomma si è trasformata una cattedrale nel deserto nel vero polmone sociale e sportivo della città, cosa che come si può ben immaginare dà un senso ben preciso al nostro intervento.

Progetti e obiettivi futuri?
Da quest’anno abbiamo cambiato l’assetto tecnico del club con l’arrivo di Pio Failla, una istituzione del rugby siciliano e nostro sostenitore da molti anni, che garantisce un salto di qualità sotto l’aspetto sportivo. Nel frattempo proseguiamo la campagna “i briganti si meritano un prato” per raccogliere quanto serve per inerbire il campo da gioco che abbiamo trovato incompleto e in pessime condizioni. Nel 2018 insieme ai cso Liotru promuoveremo un progetto di sport antirazzista in tutta la città, perché pensiamo che sport sia uno strumento straordinario di socialità ed educazione collettiva.

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