Fermiamo l’emigrazione giovanile: intervista a Padre Antonio Garau

Domani 30 aprile alle 12:00, si terrà un sit-in sotto la sede dell’Ars organizzato dalla Parrocchia San Paolo Apostolo di Palermo. Il nome dell’iniziativa è “Una valigia di Cartone per dire No all’emigrazione! Io voglio lavorare qui!!!”. Già da questo si capisce che al sit-in verranno portate delle valigie di cartone, simbolo dell’emigrazione dalla Sicilia, per sollevare un problema che secondo gli organizzatori è troppo spesso taciuto ma tocca tanti e tante.  L’idea è partita da Padre Antonio Garau, per questo siamo andati ad incontrarlo per fargli delle domande e capire meglio le ragioni di questa manifestazione. 

Buonasera Padre, intanto ci parli un po di lei, della sua parrocchia e delle attività che svolgete?

Questa è una parrocchia semplice non ha niente di più delle altre. Come tante parrocchie di Palermo si trova in un quartiere, in questo caso Borgo Nuovo, che vive problematiche sociali molto forti. Proprio per questo da quando sono qui mi sono impegnato tantissimo per dare una mano a chi ha bisogno. Per anni sono stato allo Zen ed ho portato avanti dei progetti bellissimi che hanno con i ragazzi che ci vivevano. Qui tra le attività più importanti abbiamo il dopo scuola per bambini e ragazzi del quartiere, lo facciamo grazie ai tanti volontari che si mettono a disposizione. Molti di loro non hanno neanche il diploma ma ci danno comunque una grossa mano. E poi ci sono tutte le altre attività legate alla quotidiano. Questo posto e sempre aperto e sempre a disposizione di chi è in difficoltà. 

Perché ha deciso di organizzare questa manifestazione? Perché il tema dell’emigrazione giovanile?  

Nella mia esperienza di prete ho avuto modo di guardarmi intorno e mi sono reso conto che c’è qualcosa che non va. Mi chiedo se è normale che un ragazzo si diploma, si laurea e poi deve andare via? è normale che le città siciliane si stanno spopolando? è normale che i politici fanno finta di non accorgersi di niente? Mi sono posto queste domande e mi sono risposto che non è normale. A Palermo l’emergenza sociale dilaga, povertà, disoccupazione dispersione scolastica e questa situazione non può più andare avanti, dobbiamo cambiare rotta. La politica dovrebbe essere al nostra servizio e invece è contro di noi. Mi sono stancato di vedere intere famiglie dividersi per costrizione. A me questa cosa non sta più bene. In questa avventura sono partito da solo ma da subito ho ricevuto il sostegno di tanti. Questa è la prova che è un problema sentito e che serviva solo qualcuno che accendesse la miccia. Questa protesta si estenderà a macchia d’olio ne sono sicuro.

Quindi lei riconosce delle responsabilità precise in chi ci ha governoto e ci governa. Quali pensa possano essere le soluzioni per arginare questo drammatico fenomeno?

Prima di rispondere voglio fare una specifica, io sono un prete e tutto quello che faccio lo faccio come chiesa. Anche per evitare che si dica che io voglia fare politica dico che il mio compito, il compito di un prete è quello di sollecitare i politici affinché facciano il lavoro per cui sono stati eletti e vengono pagati. La chiesa deve fare questo in maniera martellante, richiamare alla coscienza. I politici non si possono prendere lo stipendio e fottersene altamente della loro terra e di coloro che li hanno votati. Più si va avanti e più si peggiora. Credo che la soluzione al problema la possano trovare i giovani. Ma partirei dal fatto che se non si fa niente per creare posti di lavoro qui la situazione non potrà mai migliorare. Dobbiamo liberare dal ricatto che ci porta a dover scegliere di andare via per poter sperare di migliorare le condizioni di vita, è una questione di dignità. Se ci fosse la volontà di creare lavoro qui e se i politici mettessero in campo delle azioni concrete per fare in modo che questo avvenga, non saremo qui a parlare di questo annoso problema. 

Che forme deve assumere secondo lei questa protesta? Chi state coinvolgendo per la partecipazione?

Intanto domani ci sarà un sit-in durante il quale tutti i partecipanti porteranno una valigia di cartone, simbolo dell’emigrazione, di quel biglietto di solo andata verso il nord che molti giovani sono costretti a fare. Per quanto mi riguarda questa protesta non deve avere nessun colore politico e non verrà permesso né a partiti né a sindacati o simili di mettere il cappello a questa protesta. Deve essere la protesta dei Siciliani. Non verranno invitati singoli personaggi politici perché noi non dobbiamo dire a loro singolarmente tu devi fare questa o quell’altra cosa. Loro già solo per il fatto che si trovano dentro le istituzioni devono essere in grado di creare lavoro in Sicilia, porre le condizioni per cui i giovani non siano costretti ad emigrare. Se non lo fanno non devono ricoprire questo ruolo e se ne devono andare. E per questo dico che i giovani devono essere i veri protagonisti di questa protesta. Immaginate se all’università si organizzasse un flash-mob in cui si sconfessano i politici. Dire proprio noi qui ci facciamo il mazzo e vogliamo restare qua. Il grido deve essere dei giovani e deve essere un grido di civiltà. Se noi non reagiamo facendo smuovere questi signori, le nostre condizioni non miglioreranno mai. A me interessa che almeno i giovani comprendano il messaggio. Non è un discorso di partito e una cosa che riguarda tutta la Sicilia. In questi giorni abbiamo contattato tutti i giornali e tutti i parroci attivi nelle problematiche sociali a Palermo. Abbiamo sentito pure il vescovo di Palermo che ci sostiene e probabilmente sarà con noi.

Quali sono i suoi obiettivi? Fino a quando secondo lei questa protesta deve andare avanti?

Io mi sono prefissato di rompere le scatole a tutti i politici. E non mi fermo, per fermarmi mi devono ammazzare. So che ci sono 2miliardi e mezzo di euro finanziati dall’UE utilizzabili per finanziare il patto per la Sicilia. Di questi soldi sono stati spesi ancora solo 300milioni e la cifra restante rischia di tornare indietro. Dobbiamo fargli capire che devono fare gli interessi dei siciliani e non gli interessi di qualcun altro che sta altrove.  Io mi fermerò quando tutta la Sicilia si bloccherà, anche solo per un minuto, per dire io amo la mia terrà. Pensate se tutta la Sicilia arriva a esplodere in questo senso sarebbe veramente un grande segnale. Dobbiamo far preoccupare chi ci governa. La lotta contro l’emigrazione è lotta per la garanzia di un lavoro dignitoso, di una vita dignitosa, e lotta per i diritti dei siciliani. Questo comincia a preoccupare chi ci governa. Questo dobbiamo fare, non ci dobbiamo fermare. Dobbiamo far capire ai giovani che se sposano l’amore per la nostra terrà e si organizzano per costringere chi ci governa a dare delle risposte, questi sono consumati non potranno andare più in giro. E non bisogna accontentarsi di un lavoro sfruttato e sottopagato tipo quelli nei call-center  costretti a fare contratti. Parliamo di lavoro che dia dignità. Questo dobbiamo fare e non ci dobbiamo fermare.

qui il link del video promo della manifestazione

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