Dalla Sardegna No al progetto delle megacentrali termodinamiche.

Opposizione sociale – comitati, sindaci, associazioni e forze ambientaliste, movimenti indipendentisti – riunita in una Consulta Ambiente Territorio Energia contro l’esproprio legalizzato di terre e paesaggi culturali.
Un folto gruppo di manifestanti ha percorso alla fine di marzo in corteo le strade di Gonnosfanadiga, per dire no ai due impianti termodinamici che dovrebbero sorgere nelle campagne tra Gonnosfanadiga, Guspini e Villacidro e in territorio di Flumini Mannu, tra Villasor e Decimoputzu. Soltanto il primo, se approvato, andrebbe ad occupare uno spazio di circa 255 ettari, con un consumo di risorse a forte impatto ambientale. Quello che viene presentato come un intervento a favore delle energie rinnovabili sarebbe infatti, secondo chi protesta, soltanto l’ennesima imposizione da parte di lobby che vogliono speculare ai danni del territorio sardo, in quanto utilizzerebbe circa 100.000 metri cubi d’acqua l’anno e produrrebbe inquinamento del suolo attraverso lo sfruttamento inevitabile di combustibili fossili.
Un No molto duro dopo il parere positivo del luglio scorso dato dalla commissione del ministero dell’Ambiente sulla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto “Flumini Mannu” della Green Power, gruppo Angelantoni.
Queste centrali termodinamiche in Sardegna vengono proposte con continui spostamenti di localizzazione e forti dimensionamenti al fine di sottrarle alle competenze regionali. Peraltro, la Sardegna ha già una sovrapproduzione di energia, che esporta. Viene il sospetto che il progetto delle megacentrali sia legato ai contributi pubblici per chi produce energie rinnovabili.
Inserire impianti del genere significa sabotare il paesaggio, proprio quando cresce la consapevolezza che esso è ricchezza sociale e culturale, appartenenza di comunità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *