Contratto metalmeccanici: la resa è servita

Ad un anno di distanza dall’inizio della trattativa, sabato 26 Novembre è stata raggiunta un’ipotesi d’accordo sul contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici tra le Organizzazioni Sindacali FIM-FIOM-UILM e Federmeccanica. Il 19-20-21 Dicembre si voterà per ratificarlo o NO.

In Sicilia il comparto occupa attualmente migliaia di lavoratori.

L’accordo non è soltanto quello che in sindacalese si potrebbe definire un pessimo accordo: in quelle pagine viene stabilito un nuovo modello, una negativa svolta epocale, un arretramento che sarà l’inizio di un sistema che peggiorerà di gran lunga le condizioni salariali e i diritti dei lavoratori; un nuovo modello contrattuale che riduce salari, diritti e consente esclusivamente la contrattazione di ricatto sul salario variabile, in materia di orari, ritmi e carichi di lavoro.

Ma l’accordo in questione non è solo questo: esso assume un significato di pacificazione sociale che stride fortemente col contesto politico attuale segnato da un profondo malcontento palesato con la vittoria del no al referendum sulla proposta di riforma costituzionale ideata da Renzi e dal suo governo.

Molto è stato detto sull’esito del referendum, di certo ci sono i numeri ed in Sicilia il NO ha raggiunto percentuali enormi, compresa la città di Palermo protagonista tra l’altro di tre momenti di contestazione alle visite di Renzi durante la sua campagna elettorale; una di queste giornate di lotta ha visto protagonisti gli operai della Fincantieri di Palermo che nel giorno della annunciata visita di Renzi all’opificio palermitano hanno proclamato uno sciopero e messo in piedi un presidio davanti lo stabilimento che ha fatto desistere Renzi a compiere il programmato appuntamento evitando la forte contestazione che lo avrebbe accolto.

In quella piazza, grande è stata la rabbia espressa contro le politiche messe in campo da Renzi e dal suo esecutivo a partire dal Jobs Act, ma tanto è stato sottolineato rispetto al trattamento che storicamente i governi che si sono succeduti hanno riservato al cantiere navale palermitano, e cioè quello di un assoluto menefreghismo e di un relativo abbandono che negli anni hanno portato le maestranze di Palermo a subire cassa integrazioni, licenziamenti e deportazioni verso i cantieri del nord Italia, a cui invece non sono state fatte mancare commesse che mantenessero inalterati i livelli occupazionali; in poche parole una crisi finta, creata ad arte solo per Palermo.

I lavoratori palermitani in questi anni più volte hanno messo in campo battaglie per difendere l’esistenza stessa dello stabilimento, per difendere diritti che nel depauperamento continuo dell’industria palermitana vengono erosi sempre di più, lotte dure, lunghe, anche vincenti a volte, che se da un lato hanno attirato l’attenzione delle misure repressive delle forze di polizia dall’altro hanno sedimentato l’idea che lottando veramente si possono ottenere risultati.

Adesso l’ipotesi di accordo mette una pietra tombale anche su tutto questo, sulla storia degli ultimi dieci anni messa in campo dagli operai palermitani, cedendo su questioni di carattere generale, questioni sulle quali non si erano lesinati sforzi, difese, sciopero dopo sciopero.

Dove sono le rivendicazioni sul ritiro del Jobs Act dichiarate dal Sindacato? Nessuna posizione viene presa su appalti e voucher, una resa incondizionata che non ha tenuto conto delle battaglie portate avanti: l’ennesimo fallimentare accordo concertativo tutto sbilanciato a favore dei padroni, frutto di una politica sindacale che troppo spesso va a braccetto con i potentati politici, gli stessi che hanno portato alla chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese, unico stabilimento chiuso dal gruppo, guarda caso anch’esso in Sicilia.

Per questi motivi, l’ipotesi d’accordo è un affronto ai lavoratori siciliani, non solo per le nefandezze normative in esso contenute, non solo per l’elemosina di aumento salariale ottenuto, ma anche e soprattutto perché chiude una stagione di lotte dando una falsa indicazione ai lavoratori di una presunta pace sociale che ovviamente un accordo tra le parti sottintende, una grave miopia politica delle dirigenze sindacali, un’assoluta mancanza di prospettiva e una fuorviante lettura dell’analisi politica contemporanea.

Il patrimonio di lotte creato negli anni non può essere mortificato così, deve riuscire ad esprimere una forte opposizione a questo accordo, un NO che nelle giornate del voto operaio sull’ipotesi d’accordo che si terrà il 19-20-21 Dicembre rispedisca al mittente l’ennesimo scellerato accordo scritto sulla pelle di chi lavora, un NO che deve travolgere le burocrazie sindacali così come ha travolto Renzi, un NO che serva ad invertire tendenza, un NO che faccia sì che dal movimento operaio palermitano possa ricominciare ad organizzarsi la via del conflitto e della definitiva rottura delle compatibilità con un sistema che riserva ai lavoratori solo miseria e sofferenza.

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