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manifesto

La Sicilia non è la pattumiera dell’Italia

Micidiali raffiche di decreti e ordinanze, una dietro l’altra, vengono emanate da uffici centrali, da dirigenti, da presidenti e assessori, da chi gestisce il potere “in nome del popolo” ma per conto di privati affaristi. È l’arroganza del potere che spara ad alzo zero contro i territori. È tutta munnizza. Ci si rivoltano dentro partiti politici, Confindustria, agenzie di controllo, istituzioni regionali e nazionali. Un sistema di sporchi affari e clientele, un sistema di scambi di favore, di corruzione diffusa, di interessi privati e di arricchimenti spudorati.
Siamo nel disastro e siamo sotto attacco da più fronti: il governo nazionale centralizza tutto il potere togliendo ogni possibilità di decisione alle comunità locali; il governo regionale si piega mellifluo a quello nazionale e alle cordate degli speculatori che lo dominano; Confindustria e gli amici affaristi nazionali e multinazionali banchettano sulla nostra salute e sui nostri territori (si vedano gli ultimi decreti per le discariche o l’affare vaccinazioni) rastrellando anche le briciole Leggi tutto

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AVE CERERE!

Il 14 maggio, a Enna, si è aperto un incontro dei movimenti autonomisti siciliani. Per costoro è venuta l’ora che si torni tutti quanti al 1947. Se ne fregano, se l’Autonomia è servita a prolungare una degradante sottomissione, a perpetuare l’infame sfruttamento del popolo siciliano Leggi tutto

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Indipendenza è una parola nuova

Giusto un anno fa, in occasione delle celebrazioni da noi organizzate per ricordare la rivoluzione del Vespro del 31 marzo, Antudo tenne una sorta di battesimo politico e sociale. Una manifestazione attraversò le vie di Palermo per contestare il governo regionale di Crocetta e del Partito democratico: Crocetta, vatinni! Ecco il primo momento organizzato da questa nostra sigla, Antudo. Ed ecco anche la nostra prima dichiarazione di principio: l’autonomismo siciliano è cosa morta. Da allora Antudo è cresciuta e ha ampliato lo spettro di attività. Dallo scorso autunno, Antudo è anche un portale di informazione sulla Sicilia. Politica, economia, cultura, storia e lotte territoriali: questi i campi di interesse su cui finora ci siamo voluti muovere. La volontà è tanto quella di riattraversare la nostra storia e le nostre tradizioni quanto quella di raccontare il nostro presente, le nostre lotte, la dignità quotidiana di milioni di siciliani e siciliane.
Antudo è per l’indipendenza del popolo siciliano, senza se e senza ma.
Abbiamo la consapevolezza che questo è solo un punto di partenza, e non un punto di arrivo. Richiamarsi alla storia del popolo siciliano verso la libertà può illuminarci di gloria, ma dobbiamo essere all’altezza di chi si è battuto, non basta arrampicarci sulle loro spalle di giganti: dobbiamo essere all’altezza del loro coraggio e della loro intelligenza. Del loro animus. Per essere degni eredi di una lunga storia, dobbiamo reinventarci tutto. È questo il compito a cui chiamiamo noi stessi e la Consulta: dobbiamo costruire nuove parole, dobbiamo riempire di nuovi significati parole antiche. Dobbiamo scrivere il nuovo vocabolario della lotta del popolo siciliano per la libertà. La storia, intorno a noi, è cambiata. Il mondo, intorno a noi, è cambiato. È cambiata la forma dell’economia, sono cambiati gli scenari geo-politici. È cambiata la Sicilia.
Molte parole si sono logorate, per l’uso e l’abuso che ne è stato fatto da striduli pappagalli. Indipendenza, è una di queste. E non basta lustrarla amorevolmente perché luccichi di nuovo.
Qui vogliamo soffermarci soprattutto su un primo modo di intenderla. Indipendenza non è solo un percorso e una prospettiva politica, è anche un qui e un adesso. Noi vogliamo impegnarci per costruire giorno dopo giorno una sottrazione del nostro modo di vita agli imperativi imposti dal capitale, a quelle sottili e invasive forme di condizionamento che governano le nostre vite: nei rapporti tra gli individui, nel rapporto uomo-donna, nella relazione con la città, il paesaggio, la natura, nell’alimentazione, nella formazione personale, nel rapporto con la comunità, nel lavoro. Dobbiamo difendere le nostre vite dall’incuria, dallo spreco, dall’abbandono, dalla pochezza cui ci vogliono costringere le aziende a massimo profitto e nullo valore – e possiamo farlo. Possiamo farlo se sappiamo intessere le nostre giornate di cura, di attenzione, di sensibilità, di cultura verso noi stessi e verso gli altri, i diversi, verso il territorio e l’ambiente, verso le relazioni personali e umane, verso le cose e le persone che ci stanno intorno. Non potrà esserci mai indipendenza e libertà politica, se la nostra stessa vita rimane dipendente e schiava delle forme orribili che ha assunto il capitale Leggi tutto

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