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AVE CERERE!

Il 14 maggio, a Enna, si è aperto un incontro dei movimenti autonomisti siciliani. Per costoro è venuta l’ora che si torni tutti quanti al 1947. Se ne fregano, se l’Autonomia è servita a prolungare una degradante sottomissione, a perpetuare l’infame sfruttamento del popolo siciliano Leggi tutto

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Indipendenza è una parola nuova

Giusto un anno fa, in occasione delle celebrazioni da noi organizzate per ricordare la rivoluzione del Vespro del 31 marzo, Antudo tenne una sorta di battesimo politico e sociale. Una manifestazione attraversò le vie di Palermo per contestare il governo regionale di Crocetta e del Partito democratico: Crocetta, vatinni! Ecco il primo momento organizzato da questa nostra sigla, Antudo. Ed ecco anche la nostra prima dichiarazione di principio: l’autonomismo siciliano è cosa morta. Da allora Antudo è cresciuta e ha ampliato lo spettro di attività. Dallo scorso autunno, Antudo è anche un portale di informazione sulla Sicilia. Politica, economia, cultura, storia e lotte territoriali: questi i campi di interesse su cui finora ci siamo voluti muovere. La volontà è tanto quella di riattraversare la nostra storia e le nostre tradizioni quanto quella di raccontare il nostro presente, le nostre lotte, la dignità quotidiana di milioni di siciliani e siciliane.
Antudo è per l’indipendenza del popolo siciliano, senza se e senza ma.
Abbiamo la consapevolezza che questo è solo un punto di partenza, e non un punto di arrivo. Richiamarsi alla storia del popolo siciliano verso la libertà può illuminarci di gloria, ma dobbiamo essere all’altezza di chi si è battuto, non basta arrampicarci sulle loro spalle di giganti: dobbiamo essere all’altezza del loro coraggio e della loro intelligenza. Del loro animus. Per essere degni eredi di una lunga storia, dobbiamo reinventarci tutto. È questo il compito a cui chiamiamo noi stessi e la Consulta: dobbiamo costruire nuove parole, dobbiamo riempire di nuovi significati parole antiche. Dobbiamo scrivere il nuovo vocabolario della lotta del popolo siciliano per la libertà. La storia, intorno a noi, è cambiata. Il mondo, intorno a noi, è cambiato. È cambiata la forma dell’economia, sono cambiati gli scenari geo-politici. È cambiata la Sicilia.
Molte parole si sono logorate, per l’uso e l’abuso che ne è stato fatto da striduli pappagalli. Indipendenza, è una di queste. E non basta lustrarla amorevolmente perché luccichi di nuovo.
Qui vogliamo soffermarci soprattutto su un primo modo di intenderla. Indipendenza non è solo un percorso e una prospettiva politica, è anche un qui e un adesso. Noi vogliamo impegnarci per costruire giorno dopo giorno una sottrazione del nostro modo di vita agli imperativi imposti dal capitale, a quelle sottili e invasive forme di condizionamento che governano le nostre vite: nei rapporti tra gli individui, nel rapporto uomo-donna, nella relazione con la città, il paesaggio, la natura, nell’alimentazione, nella formazione personale, nel rapporto con la comunità, nel lavoro. Dobbiamo difendere le nostre vite dall’incuria, dallo spreco, dall’abbandono, dalla pochezza cui ci vogliono costringere le aziende a massimo profitto e nullo valore – e possiamo farlo. Possiamo farlo se sappiamo intessere le nostre giornate di cura, di attenzione, di sensibilità, di cultura verso noi stessi e verso gli altri, i diversi, verso il territorio e l’ambiente, verso le relazioni personali e umane, verso le cose e le persone che ci stanno intorno. Non potrà esserci mai indipendenza e libertà politica, se la nostra stessa vita rimane dipendente e schiava delle forme orribili che ha assunto il capitale Leggi tutto

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Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano

Il lunedì dell’Angelo del 1282, al vespro, ebbe inizio la rivoluzione dei siciliani contro la “mala signoria” degli Angioini. Sebbene lontano nel tempo, il nostro Vespro ricorda ancora che la liberazione e l’emancipazione di un popolo sono possibili. Nell’occasione del 735° anniversario del Vespro si costituisce la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano. Sollecitati dagli insegnamenti di quella storia gloriosa, diamo vita a una Consulta che promuova, come orizzonte ideale e traguardo da conquistare, l’indipendenza della Sicilia. Oggi noi insorgiamo contro la “mala signoria” di un potere economico e politico che usa la Sicilia soltanto come terra di conquista e chiamiamo a consulta le energie migliori di una terra mai doma.
La Sicilia di oggi è saccheggiata e prostrata sotto ogni punto di vista. Le imprese chiudono, le terre sono maltrattate e svendute, i nostri ragazzi fuggono costretti ad emigrare, i luoghi della cultura si spengono. Ciò a cui assistiamo è una lenta agonia, un’asfissia che trova in Italia e in Europa i suoi principali mandanti ed esecutori, non senza la complice collaborazione di una classe dirigente “siciliana” subalterna e funzionale a questo saccheggio.
Tutti gli aneliti a forme più o meno spinte di autogoverno, sotto il Regno d’Italia, portarono – come è noto – alla conquista infine di una Carta autonomistica, nel 1946. Per la Consulta, quel ciclo storico è oggi da considerarsi del tutto esaurito. Settant’anni fa, la conquista dello Statuto – che non accadde per “grazia concessa” ma tra lotte e conflitti – poteva forse significare pace, benessere e libertà, se solo si fosse spezzato il pane dell’autonomia tra il popolo siciliano. Ma questo è stato sempre tenuto alla larga da quella Carta costituzionale, sacrificata, un articolo alla volta, un pezzo alla volta, in nome degli “interessi nazionali”. Oggi, quello Statuto è carta straccia, avendo perduto ogni spinta propositiva, mutilato nelle sue parti più vitali da norme attuative difformi dallo stesso, da sentenze costituzionali semplicemente abrogative e comunque arbitrarie. I ruderi che ne restano servono solo a riprodurre un ceto politico subalterno alle strategie “nazionali” e internazionali.
Di fronte a questo scenario, gli indipendentisti, nel rispetto delle diverse ispirazioni culturali e ideali, hanno il dovere morale di fare fronte comune per costituire un soggetto che difenda la Sicilia al di fuori di ogni equivoco. Nessuna risposta potrà più venire da un semplice “rinnovamento” civico, né da qualsiasi orizzonte autonomista o “sicilianista”. Nessun traguardo può essere per noi quello di “riformare” la Regione. Ripetiamo: quel ciclo storico è ormai esaurito, per sempre. Leggi tutto

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Lentini: si inaugura l’osservatorio permanente sulla tutela della salute e del territorio

Le prime indagini e i primi articoli sull’altissimo tasso di mortalità nella cittadina di Lentini, dove gli abitanti, soprattutto i bambini, muoiono di leucemia tre volte di più rispetto alla media nazionale, sono del 2012.
Ma già nel 2006 varie associazioni avevano presentato un primo esposto, denunciando la presenza di materiale ospedaliero smaltito nelle discariche abusive della zona, così come di materiali radioattivi provenienti dalla base militare statunitense di Sigonella, situata nella zona nord del territorio.
Nonostante gli esposti, negli anni diventati moltissimi, l’altissimo tasso di mortalità non è diminuito: dagli screening medici è emerso come non ci fosse nessuna particolare predisposizione genetica, o specificità dei soggetti, che potesse portare a questo tasso di mortalità, fatta eccezione per le condizioni ambientali.
Negli anni, rispetto al 2012, la percentuale di tumori al collo dell’utero e alla tiroide, rispetto alla leucemia, si è relativamente abbassata, ma i dati tutt’oggi continuano ad essere preoccupanti: rimangono stabilmente fino al 30% in più rispetto al resto dell’Isola.
Da cinque anni esistono in Sicilia quattro RTI (Registro tumori integrato), uno per Catania-Messina-Siracusa-Enna, uno a Palermo, uno per Agrigento-Trapani e uno per Caltanissetta-Ragusa. Questi istituti dovrebbero monitorare l’incidenza dei tumori sul territorio e studiarne più approfonditamente le cause, insieme ovviamente a cercare soluzioni preventive allo sviluppo dei tumori.
L’ultimo dato allarmante sul quale è necessario porre l’attenzione è proprio sul territorio lentinese: l’osservatorio permanente sulla tutela della salute e del territorio, che verrà definitivamente inaugurato venerdì 10 marzo a palazzo Beneventano, ha registrato un tumore ogni 37 abitanti. Un dato preoccupante, certo, ma reso ancora più grave dall’intenzione di realizzare una discarica per rifiuti speciali non pericolosi in contrada Armicci.
Il dato riscontrato in questa prima fase di indagine, che verrà presentata appunto all’inaugurazione dell’Osservatorio permanente, è stato raccolto grazie alla sottoposizione di questionari anonimi a tutti i medici di base, in cui si chiedeva appunto quanti casi di tumore avessero registrato; si procederà ad una seconda fase di indagine dividendo il territorio specifico in quattro settori e analizzando i dati di ogni singolo settore.
All’inaugurazione interverranno, proprio per discutere il tasso di tumori e l’apertura della discarica, sia il Sindaco di Lentini che l’assessore all’Ambiente, accompagnati da Gino Schilirò, già direttore del reparto di Oncologia pediatrica al Policlinico di Catania, e Giovanni Trombatore, primario di Chirurgia all’ospedale di Lentini e neo presidente della Società siciliana di chirurgia. Leggi tutto

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attaguile con salvini

Voi con Salvini. Noi con i siciliani.

Angelo Gioachino Gaetano Attaguile da Grammichele, detto semplicemente Angelo, è un trombato per vocazione. Benché figlio d’arte e abbia ereditato dal padre voti e collegio non è mai riuscito a farsi eleggere per meriti propri. Il padre fu senatore nel 1963, poi nel 1968 e nel 1972, nelle file della Democrazia cristiana. Fu sottosegretario e anche ministro, insomma un uomo potente. Il figlio, il nostro detto semplicemente Angelo, si candidò nel 2005 come sindaco di Catania, per lo scudo crociato, e ottenne lo 0,7 percento di voti. Poi, si candidò alle politiche del 2008, sotto le insegne dell’Mpa, e non fu eletto. Finalmente, nelle elezioni nazionali del 2013 ce la fa perché s’è infilato nelle liste del Popolo della Libertà. Appena eletto con i voti di Berlusconi – le elezioni sono a fine febbraio – a marzo passa con il gruppo parlamentare Lega Nord, uno scarso senso di riconoscenza e gratitudine.
Questo signore è l’animatore della lista “Noi con Salvini”, che si potrebbe anche chiamare “Io, detto semplicemente Angelo, con Salvini”, dato l’insignificante peso politico che esso ha. Il segretario della Lega Nord gli ha dato un po’ di spazio, nell’ipotetico tentativo di fare della Lega un soggetto nazionale che andasse oltre la Padania – e che avrebbe rappresentato la “rottura” con la linea politica del primo Bossi – ma i risultati miserevoli della cosa devono averlo convinto che forse la strada necessaria è un’altra. Più probabilmente quella di una alleanza elettorale con un altro frammento del centro-destra, il “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, ripercorrendo, insomma, il progetto di Berlusconi, in misura più modesta e grottesca.
Salvini ha rassicurato Attaguile che alle prossime elezioni sarà unico il simbolo della Lega, dal nord al sud, e questo – non si capisce bene perché – ha riempito d’orgoglio il nostro detto semplicemente Angelo. Il quale ha intanto lanciato la sua candidatura a governatore della Sicilia. Ha tenuto un incontro con la Sicilia orientale e presto ne terrà un altro con la Sicilia occidentale – non sappiamo se sono previsti altri incontri con le Eolie, le Egadi e le Pelagie. Ora, diciamo le cose come stanno: ciascuno ha il diritto di aspirare alla carica di governatore dell’isola – ci mancherebbe. Basta dare un’occhiata alla storia dei governatori, e ci troviamo – non tutti, certo – un bel po’ di persone insignificanti: se ci sono riusciti loro, non si capisce perché non ci potrebbe riuscire uno come il nostro detto semplicemente Angelo, anche se porta con sé lo stigma del trombato. Il bacino elettorale dell’Mpa di Raffaele Lombardo – e basta scorrere l’elenco dei partecipanti al lancio della candidatura Attaguile per rendersi conto che è così, sembra un incontro di orfanelli – fa ancora gola a molti ma, bisognerà pur dirlo, una cosa era l’originale e una cosa le sbiadite copie.
Non ci interessa neppure rilevare la faccia di tolla con cui Attaguile definisce la propria candidatura come quella di «un volto nuovo della politica regionale non avendo mai ricoperto cariche a Palermo ed essendo al primo mandato da deputato nazionale». Un “volto nuovo”: le scrive da sé queste scempiaggini, o paga qualcuno, e chi è il suo ghostwriter? Leggi tutto

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