AVE CERERE!

Il 14 maggio, nella città di Enna, alle ore 9.30, si è aperto un incontro dei movimenti autonomisti siciliani. Nel giorno della festa della mamma, si sono dati appuntamento nella sala intitolata a Cerere, la madre di tutte le mamme. Forse, io speculo, l’appuntamento in una tale sala se lo sono dato nell’intento di celebrare una nascita; ma forse, di nuovo speculo, quegli autonomisti intendevano officiare una rinascita. La ri-nascita di un soggetto politico venuto alla luce settant’anni fa e, pertanto, un po’ attempato, un po’ avvizzito, un po’ decaduto. Cerere sarà stata scelta da coloro affinché propiziasse una rigenerazione, un culto ricostituente: il culto dell’Autonomia Siciliana. C’è chi possiede il culto della propria bellezza, chi il culto della Madonna, chi quello della patria. Coloro invece, radunati nella casa di Cerere, praticano il culto dell’Autonomia. Essi si rigenerano nell’Autonomia, spargendosi il capo delle sue ceneri, alimentandosi del suo cadavere, calpestando le sue macerie. Se ne fregano, coloro, se l’Autonomia è servita a prolungare una degradante sottomissione, a perpetuare l’infame sfruttamento del popolo siciliano. Non vedono, o forse, io speculo, non vogliono vedere, che l’Autonomia ha prodotto solo politiche di asservimento, mettendo in campo politici incapaci, inaffidabili, sottomessi. Poco importa, a coloro, se l’Autonomia ha vincolato gli interessi “territoriali” a quelli di una congrega di profittatori “alieni”. Per i cultori di Cerere è venuta l’ora che l’Autonomia rinasca, che si torni tutti quanti al 1947 – come se sette decenni di frustrazioni non bastino e i siciliani debbano ancora sopportare. Noi, al contrario, preferiamo batterci per l’autogoverno e per la liberazione da ogni forma di sfruttamento, noi preferiamo alzare le bandiere dell’Indipendenza. A Cerere noi preferiamo Marte.

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