Antudo, Carola!

Antudo, Carola! Non lasciamo spazio di ambiguità su questo aspetto. Antudo è la nostra parola d’ordine, quella che invoglia al coraggio e alla determinazione: quella della sfida al potere! Animus tuus dominus – gridavano in Sicilia per cacciare gli occupanti francesi tanti secoli fa; il coraggio è il tuo signore: i siciliani e le siciliane non volevano altro padrone, altro signore a guidarli che non fosse il loro spirito: il loro coraggio. Oggi siamo noi a sussurrare Antudo! Alle orecchie dell’equipaggio della Sea Watch.
Da più parti, in questi due giorni, abbiamo letto che questa vicende merita una netta presa di posizione, senza i soliti “ma” e senza troppi “se”; siamo d’accordo: sul sostegno e sul rispetto verso persone che hanno sfidato la legge italiana, la legalità dello Stato, per affermare un’idea, un principio, non possono esistere distinguo e ambivalenze. Carola e il suo equipaggio hanno coraggio da vendere, e noi stiamo con loro.
Dicevamo, però, che i distinguo non sono accettati sulla vicenda in sé, sulla violazione di una legge ingiusta, sulla sfida ad un leghista che senza alcuno scrupolo lascia morire territori (il Sud Italia) e persone. Ma – ora ci sta un bel “ma” – non su tutto il resto: la cornice cioè in cui questa vicenda si inquadra. A partire da oggi, dalla visita dei parlamentari Pd alla Sea Watch, dall’atteggiamento generale della sinistra sul tema (e non solo il Partito Democratico), dai limiti di un approccio che alla fine, sempre e comunque, fa il gioco di chi, al governo, vuol tacere i problemi di milioni di persone accanendosi mediaticamente su un unico fuorviante tema.
Purtroppo, ormai, il nuovo “umanismo” politico è diventato una lavatrice utile a ripulire tutti gli stracci sporchi; così avviene che esponenti della sinistra, attivisti pro-migranti, associazioni, esultino e/o concedano passerelle televisive ai più improbabili nuovi difensori dei diritti: Miccichè, la Prestigiacomo, Del Rio e Orfini. Beh, su questo i “distinguo” siamo costretti a farli. Perché c’è umanità e umanità: e quella di questi esponenti partitici non può essere la nostra; perché la loro è solo ad orologeria; perché le barche provenienti dall’Albania, e le motovedette regalate ai libici, e i Cpt, e Minniti; perché tutte questo non le dimentichiamo e non dovrebbe farlo chiunque, in questi giorni, sta testimoniando solidarietà alla capitana Carola.
Ed ecco una parola, per noi, centrale … in negativo: testimonianza. Purtroppo la sinistra ha sotterrato decenni fa l’ascia della lotta, dell’autodeterminazione, della contrapposizione. Insomma umanità senza materialità. Troppo assolutorio testimoniare solidarietà; troppo comodo postare sui social una raccolta fondi; molto più dura è, invece, innescare un processo di lotta che metta da parte la centralità dell’assistenza del povero e bisognoso (passivo) per affermare e alimentare la voglia e la rabbia degli stessi migranti contro l’ipocrisia di questa misera Europa (miseria testimoniata nuovamente proprio in questi giorni). Si badi bene, qui non c’entra chi si sbatte quotidianamente per dare una mano a chi ne ha bisogno: anzi. Restano i limiti di un approccio destinato non solo a non modificare gli attuali rapporti sociali e di sfruttamento – chi è oppresso si può liberare solo con le proprie mani, si diceva giustamente una volta –, ma soprattutto ad alimentare la retorica di chi farebbe di tutto (anche far morire decine di persone in mare) pur di non parlare delle nefandezze che sta combinando al governo e dei problemi che attanagliano milioni di persone e milioni di siciliani. Infrastrutture inesistenti, servizi pubblici inesistenti, prospettive di crescita inesistenti, finanziamenti pubblici inesistenti. Insomma, i posizionamenti li fanno le scelte coraggiose e le pratiche di rifiuto e opposizione, non le belle parole che testimoniano buoni sentimenti!
Per concludere, vogliamo infine lanciare una provocazione: che, in questo caso, è un appello al coraggio. Antudo! Difensori degli ultimi, di chi soffre, Antudo! Ad ogni latitudine, contro ogni pregiudizio. Nel nome della vostra umanità, perché non iniziare a prendere posizioni coraggiose e scomode anche sugli “ultimi” che popolano proprio i vostri territori e parlano la vostra stessa lingua? Perché, per esempio, non prendere posizione o anche solo dire qualcosa sulle proteste che da settimane attraversano le carceri siciliane? Scioperi della fame e materassi incendiati perché non vengono concesse le docce e le medicine a chi è detenuto non meritano, forse, qualche parola di vicinanza “umana”? A nostro avviso assolutamente sì! Forse però quella politica sarebbe più efficace di quella umana.
Antudo, oppressi!

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