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Alla vigilia del primo turno delle elezioni corse del 3 dicembre. Domande, riflessioni.

di Pierre Poggioli*

Corsica: una campagna elettorale meno “entusiasta / entusiasmante”?
Le campagne elettorali non sono più quelle di una volta! Le folle entusiaste (tranne che per alcuni raduni dei nazionalisti), processioni rumorose che accompagnano i candidati nella loro campagna sul campo, non più manifestazioni animate e scambi (Chjam’e Risponde, canzoni elettorali…) come una volta (bar, locali pubblici, in strada…), non sono più punti di incontro del dibattito elettorale. E i giochi (scontri) nelle elezioni di un tempo, alimentati dai media continentali, affamati di scoop e di folclore elettorale della Corsica (“votano anche i morti!”) Sembrano essere scomparsi (compresi, e questo è un bene, con il loro eccesso a volte drammatico)… Mentre certe “pressioni più o meno amichevoli”, la compra-vendita dei voti, le promesse elettorali (su lavoro, casa e permessi di ogni genere …) “a cui abboccano solo coloro che ci credono”, esistono ancora – clientelismo obbligato –, specialmente in una società dove la disoccupazione aumenta e dove i “bisogni sociali” sono molteplici. L’impegno politico in generale (a parte gli attivisti) non è più quello di una volta: attacchinaggi, scritte sui muri, volantinaggi, finiti. Sostituite da Internet e social network di qualità variabile, per i loro falsi, gli eccessi, le differenze linguistiche, (insulti/profanità) e opinioni di ogni tipo… che hanno occupato un posto sempre più importante nella campagna elettorale, punteggiando il posizionamento di uno e dell’altro giocando… e sicuramente continueranno a giocare un ruolo importante nelle scelte degli elettori, alla fine, ahimè , volenti o nolenti, i programmi/progetti e il loro contenuto verranno relegati in secondo piano. E la campagna ufficiale sulle onde radio e sui media in generale non riuscirà a colmare questa lacuna in questo settore. I dibattiti e le convinzioni e il voto finale dell’uno e dell’altro sono “su un altro livello subliminale”.

La morte del clanismo di ieri
È vero che in Corsica le tradizionali destra e sinistra (i clanisti di ieri sono i clientelisti di oggi) sono al collasso. Orfani entrambe di riferimenti credibili e solidi a Parigi, subiscono e soffrono di desertificazione, dibattiti storici di destra-sinistra in Francia (con i loro valori, i loro progetti, le loro proposte, le loro ideologie, le loro scelte di società in opposizione). Hanno determinato, piaccia o no, la politica e le elezioni per decenni, alternandosi a turno dopo la Liberazione, lasciando il posto a un melting pot pseudo-politico vicino al bonapartismo con una nuova ideologia, “Macronismo”, oggi nell’aria.
In Corsica, le elezioni legislative sono state la campana a morto per il clanismo tradizionale e i loro eredi che, scambiandosi i ruoli in maniera complice/complementare, hanno fatto il bello e cattivo tempo sull’isola. I resti dei loro sostenitori stanno cercando di sopravvivere ora con reti di clientele, o almeno di ciò che rimane, ma anche questi si stanno gradualmente allontanando da loro, alcuni ora stanno operando persino inversioni di rotta a favore del vincente di oggi, il movimento nazionalista.

La sinistra tradizionale
Così in Corsica, in una “sinistra” esplosa, l’unico candidato di questa sinistra (Partito Socialista) che ora fa riferimento al Macronismo (ma è di sinistra o di destra?) ha concentrato l’intervento di tutta la sua campagna in posizione di critica del nazionalismo corso; lui che prima e dopo la deposizione delle armi del FLNC è stato considerato da alcuni leader nazionalisti al rango di interlocutore principale con il potere dell’allora sinistra (Hollande) per le discussioni e persino i negoziati sull’amnistia e del processo di soluzione politica per la Corsica. La domanda è dunque sapere domenica quale sarà il beneficio di questa evoluzione o il prezzo da pagarne elettoralmente, anche se lui confida di essere presente al secondo turno, anche da solo.
Il PCF, con la sua alleanza con il movimento di Mélenchon e la polemica che ne è seguita, avrà difficoltà nel superamento della soglia fatale 7% (prima era il 5%) per il secondo turno. La lista di Orsucci si lascerà qualcosa un po’ a sinistra avendo accettato di includerla nella sua lista al secondo turno? Vorrà il PCF? Niente è meno sicuro. E per questo partito che dalla Liberazione ha avuto un ruolo importante nella vita politica corsa, non c’è il rischio di partecipare ora alla sua “caduta finale”? Sarebbe un deficit di sicuro per il dibattito di idee/ideologie in un’isola che ne avrebbe sicuramente bisogno di un po’ di più. Allora avrebbe pagato le sue posizioni anti-specifiche corse e il suo rifiuto di tenere conto anche della realtà della nostra isola e dei problemi del popolo corso, non riuscendo a difendere i suoi diritti collettivi sulla sua terra.

La destra tradizionale
La destra fedele a se stessa è sempre stata sfavorevole alle idee nazionaliste, anche se certe individualità per compiacere puntualmente a Parigi hanno talvolta plasmato i loro discorsi e le loro posizioni in base alle relazioni/discussioni del momento tra il movimento nazionalista e Parigi, e secondo poteri in atto (destra o sinistra).
Ha tentato, pateticamente spesso, di suonare l’accusa contro una “indipendenza alla deriva”, accarezzando la speranza di screditare la dinamica nazionalistica corsa, distillando la paura del domani! Ma nessuno è caduto nell’inganno, perché “il confronto non è sempre giusto” e i nazionalisti corsi che conoscono la situazione corsa di oggi sanno che ci vorrà del tempo per evoluzioni ancora più significative, anche a livello istituzionale, specialmente quando lo stato chiude la porta a tutte le richieste avanzate dalla maggioranza della CTC e dai deputati nazionalisti. Questa destra, orfana dei Repubblicani parigini, essi stessi persi in termini di idee e nella loro posizione politica, è, inoltre, divisa in due fazioni. La lista Jean-Martin Mondoloni non avrà problemi a sconfiggere la lista di Valérie Bozzi e l’unione si farà naturalmente al secondo turno, senza che questo permetta loro di sorpassare la maggioranza nazionalista, quello che si dice esempio tipico di questo secondo round. Ma durante la campagna, le parrocchie, le fazioni, i conflitti personali e gli ego avranno prevalso? L’accordo di ieri è stato solo un ricordo, e nessuno all’interno di questa destra corsa si è imposto come unificante, “il migliore di tutti”… E non è agitando oggi lo straccio rosso di un corso francese e repubblicano che il suo pubblico crescerà, i corsi sanno che la loro situazione è quantomeno diversa, almeno oggi dalla situazione catalana.
Nel Fronte Nazionale, al di la delle presidenziali, con il crollo di Marine Le Pen e la partenza di Florian Philippot, il morale non c’è più. Questo partito dovrà gestire le dispute interne in Corsica. Sicuramente farà il suo solito punteggio, ma avrà difficoltà a raggiungere il 10%; probabilmente la destra non sarà d’accordo ad allearsi con loro nel secondo turno, è quasi impensabile.

Oltre i veri dibattiti di oggi
La volontà sfrenata della destra e della sinistra tradizionali di porre i dibattiti sul terreno dell’indipendenza (anche se domani se ne dovrà discutere) è disconnessa dalle realtà, perché i dibattiti di oggi sono altri. Anche all’interno del nazionalismo corso, se lo analizziamo da vicino, si fa strada, recentemente, la linea di una rivendicazione di autodeterminazione (PNC-JC Angelini, U Ribombu di novembre 2017), per un periodo di tempo (Core in Fronte), il cui contenuto dovrà ovviamente essere meglio chiarito domani. Questo concetto e questo approccio portato ieri dal movimento pubblico della lotta di liberazione nazionale possono essere riassunti in un semplice referendum (votazione)? La domanda “merita di essere posta”, ma per il momento sono necessarie altre domande in questa campagna (economia, società, cultura, lingua, identità, ambiente, infrastrutture, rifiuti…). A livello istituzionale, la maggioranza dei nazionalisti concorda durante questa campagna sull’inclusione della Corsica nella Costituzione francese per condurre a un’autentica autonomia “politica” e alla concessione di un potere legislativo, senza chiudere alcuna porta per il futuro, ben compreso che il popolo da solo avrà l’ultima parola in questa questione sulla sua scelta del futuro.
Oggi i nazionalisti nella lista “Pà a Corsica” sono in pole position e il loro punteggio li metterà in cima a questo sondaggio (davanti a Jean-Martin Mondoloni e Jean-Charles Orsucci), che darà all’isola un nuovo status, dopo gli statuti di Deferre e Joxe. Sarà un vero salto nell’ignoto, perché lo Stato non sembra aver pensato al problema e tutto sarà da fare, da qui la necessità di dare alla maggioranza futura una legittimazione tanto più forte quanto sarà sostenuto e supportato da un punteggio coerente.

Le domande
Le domande che sorgono oggi alla vigilia del voto riassumono i veri problemi di questa elezione: il punteggio della lista “Pà a Corsica” sarà sufficiente? La lista “Pà a Corsica” prevarrà facilmente contro l’alleanza contro natura destra-Orsucci, che pur ottenendo un buon risultato nel secondo turno, non sarà tale da impedirle d’essere maggioranza.
Ma la seconda domanda sarà: quale punteggio per l’altra lista nazionalista “Core in Fronte”? U Rinnovu si è esteso in seno a questa lista? Progredirà sicuramente, consolidando la sua base tradizionale (ultime elezioni vicina ai 3.000 voti), convincendo i nuovi elettori, ma soprattutto i delusi dalla politica, considerata insufficiente o criticata, dei nazionalisti di “Pà a Corsica” dal loro arrivo alla testa della CTC. Ma la lista “Pà a Corsica” non avrà problemi a compensare le perdite subite con nuovi elettori che sono stati positivamente sorpresi dalla politica seguita dalla CTC nei due anni della sua maggioranza.
La vera incognita è in effetti se la lista “Core in Fronte” supererà lo sbarramento del 7%.
Al 7%, la lista “Core in Fronte” si presenterà da sola al secondo turno? può farlo legalmente. O vorrà aderire alla lista “Pà a Corsica”? Lo vorrà da parte sua? E se sì, su quali basi, anche se la semplice aritmetica permetterebbe la soluzione più semplice, come per l’alleanza Femu a Corsica-Corsica Libera nel secondo turno a dicembre 2015? Facile a prima vista, ma …

Astensioni
Quanto sarà? Le percentuali di ciascuno aumenteranno a seconda che sia più o meno importante. Le diverse liste avranno attirato sufficientemente l’attenzione degli elettori? anche se i corsi voteranno più ampiamente per questo tipo di elezioni. E tra i nuovi elettori, quale sarà l’atteggiamento dei nuovi arrivati dal 2015?

L’ignoto
Una incognita rimane (e non c’è sondaggio d’opinione, politicamente corretto, che non lo prenderà in esame): il comportamento elettorale della colonizzazione dell’insediamento che ha continuato la sua progressione e il suo impianto nell’Isola dagli anni 2000 (oggi 330.000 persone sull’isola, con una media di 4.500 nuovi dichiaranti, per lo più provenienti dall’esterno, nelle liste elettorali dal 2000). Per non parlare delle morti dei corsi da quegli anni.
Una situazione che, inesorabilmente, cambia il corpo elettorale corso e il comportamento elettorale nell’Isola… specialmente dal momento che in realtà l’elettorato del mondo rurale (guardiano delle nostre tradizioni e valori, buoni e cattivi) si è indebolito a beneficio dell’elettorato del mondo urbano (portando altri valori e modi di vivere e vedere le cose, diversi e non necessariamente migliori, o anche sfortunatamente spesso antitetici, con quelli conosciuti fino ad allora dal popolo corso) che è in costante aumento.
Questi nuovi elettori (dal 2000) e quelli recentemente insediati nell’Isola avranno sufficiente interesse nella situazione della Corsica (al di là dei loro voti nelle elezioni presidenziali) per votare per questo tipo di elezioni specifiche o si asterranno? E se votano, voteranno contro i nazionalisti corsi? O alcuni di loro concederanno i voti, segnando così la volontà di partecipare la loro vita nell’Isola integrandosi con questo Popolo?

*Docteur en Sciences politiques

[articolo tradotto da “I CHJASSI DI U CUMUNU”]

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