A2A: al Nord profitti e servizi, in Sicilia super sfruttamento e inquinamento dei territori

La A2A, una delle più importanti Multiutility italiane, ha chiuso il 2018 con 6,49 miliardi di euro di ricavi (con un incremento sull’anno precedente del 12%) e un utile netto di 344 milioni (+ 17% rispetto al 2017). Gli impianti di San Filippo del Mela vi contribuiscono in maniera significativa. Da alcuni giorni gli operai metalmeccanici dell’indotto della A2A sono in sciopero per rispondere a 7 licenziamenti. Nelle rivendicazioni anche gli adeguamenti salariali e il pieno rispetto del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Gli stessi lavoratori, con la solidarietà delle altre categorie del Polo industriale di Milazzo, avevano condotto qualche mese fa uno sciopero durato per oltre 20 giorni contro il mancato rispetto delle norme contrattuali. Dalle trattative in corso appare evidente che A2A, che si affida in Sicilia ampiamente al subappalto laddove al Nord per le stesse categorie di lavori assume in forma diretta, non abbia alcuna intenzione di assumersi la responsabilità del mantenimento dei livelli occupazionali.
E’ da sottolineare che A2A è di proprietà per il 50% dei Comuni di Milano e Brescia, che dagli utili della Multiutility possono mettere in bilancio 55 milioni di euro ciascuno, con i quali, ad esempio, Brescia ha mantenuto i precedenti livelli di offerta dei servizi sociali e dei servizi indivisibili. I siciliani, cioè, hanno contribuito a mantenere l’assistenza agli anziani bresciani e la pulizia dei tombini della loro città. Insomma, al Nord vanno profitti e servizi, al Sud super sfruttamento e inquinamento dei territori. Il caso della A2A è esemplificativo di come la Questione meridionale sia oggi Questione dei territori, sfruttamento dei territori nel loro complesso. D’altronde è la stessa A2A a rivendicare, per bocca del proprio presidente Giovanni Valoti (a capo anche di Utilitalia, la federazione nazionale delle Multiservizi pubblico-private), di essere la “Multiutility dei territori”.
La vertenza in atto a San Filippo del Mela non può, dunque, essere letta come mero conflitto sindacale, ma ha a che fare per intero con tutto il contesto che ospita gli impianti. Testimonianza ne è la lotta territoriale contro l’inceneritore che ha coinvolto migliaia di abitanti di quel territorio. Ad A2A bisognerebbe chiedere bonifica, riconversione ecologica e risarcimento, bisognerebbe forse anche dire, a fronte delle minacce di cessare la produzione, “andatevene, fate pure, gli impianti li autogestiamo noi”. Ci vorrebbero, però, altri amministratori pubblici e sindacalisti, visto e considerato che, a fronte di esperienze generose, tra questi si annidano coloro che contrattano vantaggi personali in cambio della propria accondiscendenza.

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