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8 marzo in Sicilia, migliaia di donne in corteo

Ieri 8 marzo migliaia di donne, a Palermo e a Catania, si sono date appuntamento in piazza e hanno invaso le strade in corteo per rivendicare il diritto all’ autodeterminazione contro la violenza di genere in tutte le sue declinazioni.
Le donne siciliane nella giornata internazionale delle donne, hanno aderito alla mobilitazione internazionale lanciata dalla rete Non una di meno. Una giornata in cui le donne di tutto il mondo hanno deciso di incrociare le braccia e di sottrarsi ai cicli produttivi e riproduttivi. Uno sciopero dal lavoro produttivo perché le donne sono oggi il terreno su cui si sperimentano nuove pratiche di precarizzazione e di deregolamentazione del lavoro salariato prima che vengano estese a tutti i lavoratori, e sciopero dal lavoro riproduttivo perché le donne sono da sempre utilizzate come ammortizzatore sociale di un welfare ormai in via di estinzione.
8marzo_18_CTGià il giorno prima striscioni esposti nelle scuole, nelle università e sui muri delle principali città siciliane facevano respirare un clima di mobilitazione generale e invitavano le donne alla ribellione ai modelli culturali e sociali che le vogliono vittime e sottomesse. Un appuntamento al culmine di un periodo che ha visto le principali città Siciliane vivere momenti assembleari, seminariali, di azione e confronto sulle tematiche che riguardano il ruolo della donna nella società odierna. Studentesse delle scuole, delle università, lavoratrici, insegnanti si sono riconosciute in un percorso collettivo che mette al centro il riscatto delle donna, di tutte quelle donne che ne hanno abbastanza di essere viste come soggetto debole da difendere.
Due manifestazioni, svoltesi contemporaneamente, che con la loro grandissima partecipazione si configurano come momenti importanti di un processo in costante evoluzione che mira alla radicale trasformazione della società che oggi legittima la violenza di genere attraverso la mercificazione dell’immagine femminile, il ricatto della precarietà nel lavoro e la lettura di fatti di violenza fisica in chiave emergenziale.
Un appuntamento che non segna la fine di un percorso ma la continuazione di un progetto di emancipazione reale di cui sentiremo ancora parlare.

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