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25 aprile: a Milazzo il Festival delle resistenze sociali.

Domani 25 aprile a Milazzo, provincia di Messina, si terrà la seconda edizione del festival “OHM-Resistenze Sociali”. All’interno di una cornice suggestiva, immersi nella natura e tra gli ulivi di Capo Milazzo, ai momenti di confronto, discussione e formazione, seguiranno quelli artistici e musicali. Il Festival, promosso dall’Arci Cohiba di Barcellona Pozzo di Gotto, dall’Arci Cento Passi di Torregrotta e dall’Arci Senza Confini di Furnari, avrà inizio alle 10.30.
A Milazzo si onora la resistenza dei partigiani al regime nazi-fascista e lo si fa con la consapevolezza che ancora oggi c’è bisogno di liberazione. Un bisogno che cresce costantemente davanti allo sfruttamento sfrenato di un territorio come la Sicilia, sfruttamento di risorse e persone imposto con il beneplacito dei governi regionali e nazionali che negli anni si sono susseguiti.
Una giornata che, infatti, ha tra i principali protagonisti il movimento No Inceneritori Valle del Mela che in occasione del Festival, oltre a curare il laboratorio “I rifiuti? una risorsa!”, ha organizzato, con i comitati della Rete dei comitati territoriali Siciliani e l’Arci territoriale di Messina, l’assemblea pubblica “Le resistenze sociali nei movimenti di difesa dei territori siciliani”. Organizzata proprio come momento di condivisione e confronto all’interno del festival, perché si ha contezza del fatto che oggi le resistenze sociali sono strettamente legate alle lotte per la difesa del territorio e che i partigiani sono coloro che portano avanti, anche oggi, queste lotte.

Di seguito pubblichiamo il documento di indizione dell’assemblea pubblica

Anche quest’anno il 25 aprile sarà il giorno in cui l’impegno per una società più giusta, inclusiva e antifascista viene rinnovato nella lotta oltre che nel ricordo. In tutta la Sicilia, e non solo, si ricordano e onorano le giovani donne e uomini che cacciarono i nazi-fascisti donando a tutti noi i diritti e le libertà, che oggi tuttavia vengono sempre più mortificati dalla legge del profitto – e quindi dello sfruttamento – dei pochi sui molti. Il 25 aprile è la festa della continuità della lotta, partecipazione e costruzione di pratiche di democrazia viva – sostanziale – che metta gli ultimi e i territori davanti alle brame globalizzate di speculatori, guerrafondai e inquinatori.
La fine del nazi-fascismo in Italia ha purtroppo visto l’avvento di nuove forme di dominio, tradendo in parte le volontà dei partigiani e di chi in varie fasi della storia repubblicana ha lottato contro l’ingiustizia sociale. Una forma di dominio che negli anni ha spesso condotto allo scontro fra subalterni da un lato, impegnati a guadagnarsi diritti e porzioni di quella ricchezza che pure producevano (e producono), e sempre più pochi – spessissimo parassitari – privilegiati, dall’altro. Una forma di dominio che oggi costringe intere aree del paese, come la Sicilia, allo sfruttamento delle risorse, all’inquinamento, alla disoccupazione, al lavoro precario e sottopagato e all’emigrazione forzata e di massa. La ricchezza è concentrata in poche e selezionate aree produttive del paese. In queste aree, a chi se lo può permettere, sono concessi gli ospedali, le università, le scuola e i servizi ritenuti migliori. Nelle regioni ritenute marginali, come la Sicilia, la ricchezza viene estratta e concentrata in poche mani, mentre i servizi pubblici dismessi, lasciando spazi sempre più ampi agli interessi delle multinazionali e alla desertificazione.
Essere dalla parte degli sfruttati, lottare accanto a chi emigra – fuori e verso la Sicilia, difendere i territori invasi e devastati dagli speculatori – è, oggi, essere partigiani.
Essere partigiani vuol dire opporre – con la forza dell’analisi e del conflitto – modelli alternativi alla trasformazioni dei nostri monti, mari, città e vite in un immenso giacimento di denaro per pochi speculatori senza scrupoli. Significa lottare contro la realizzazione di discariche, inceneritori, raffinerie, trivelle e basi militari. Significa, infine, resistenza per l’autodeterminazione dei territori, perché siano luoghi di accoglienza per coloro che vengono da lontano alla ricerca di pace, giustizia e uguaglianza; perché la loro ricchezza rimanga alle persone che li attraversano, strappata dalle mani di affaristi e politicanti. Oggi i partigiani siamo tutti noi, che con ostinazione lottiamo per un mondo senza padroni, guerre e devastazioni. L’appuntamento che ci vedrà impegnati il 25 aprile è importante per tutti questi motivi.
La Sicilia – crogiolo di genti, terra bellissima e umiliata – è un esempio concreto degli effetti dello sfruttamento del capitale su intere popolazioni e territori. Il confronto con questa realtà è ormai irrinunciabile. E, quindi, l’elaborazione di un nuovo orizzonte comune tra le lotte territoriali e in particolare siciliane è ormai immediata necessità. Un orizzonte che trasponga i particolarismi verso un cambiamento complessivo, dove la coordinazione tra le istanze territoriali sia strumento di eliminazione delle politiche che impongono profitti per pochi e impoverimento per tutti gli altri, lasciando solo macerie nei territori, quindi nella Sicilia e ai siciliani.
L’assemblea del 25 aprile sarà un’occasione di confronto su forme e pratiche di lotta necessarie oggi, quale presupposto imprescindibile per la riaffermazione dei nostri bisogni e aspirazioni, attraverso la liberazione e rinascita delle nostre comunità. Un momento in cui progettare nuovi appuntamenti e tappe di una mobilitazione costante e collettiva.

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