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calatabiano

Indipendenza è una parola nuova

Giusto un anno fa, in occasione delle celebrazioni da noi organizzate per ricordare la rivoluzione del Vespro del 31 marzo, Antudo tenne una sorta di battesimo politico e sociale. Una manifestazione attraversò le vie di Palermo per contestare il governo regionale di Crocetta e del Partito democratico: Crocetta, vatinni! Ecco il primo momento organizzato da questa nostra sigla, Antudo. Ed ecco anche la nostra prima dichiarazione di principio: l’autonomismo siciliano è cosa morta. Da allora Antudo è cresciuta e ha ampliato lo spettro di attività. Dallo scorso autunno, Antudo è anche un portale di informazione sulla Sicilia. Politica, economia, cultura, storia e lotte territoriali: questi i campi di interesse su cui finora ci siamo voluti muovere. La volontà è tanto quella di riattraversare la nostra storia e le nostre tradizioni quanto quella di raccontare il nostro presente, le nostre lotte, la dignità quotidiana di milioni di siciliani e siciliane.
Antudo è per l’indipendenza del popolo siciliano, senza se e senza ma.
Abbiamo la consapevolezza che questo è solo un punto di partenza, e non un punto di arrivo. Richiamarsi alla storia del popolo siciliano verso la libertà può illuminarci di gloria, ma dobbiamo essere all’altezza di chi si è battuto, non basta arrampicarci sulle loro spalle di giganti: dobbiamo essere all’altezza del loro coraggio e della loro intelligenza. Del loro animus. Per essere degni eredi di una lunga storia, dobbiamo reinventarci tutto. È questo il compito a cui chiamiamo noi stessi e la Consulta: dobbiamo costruire nuove parole, dobbiamo riempire di nuovi significati parole antiche. Dobbiamo scrivere il nuovo vocabolario della lotta del popolo siciliano per la libertà. La storia, intorno a noi, è cambiata. Il mondo, intorno a noi, è cambiato. È cambiata la forma dell’economia, sono cambiati gli scenari geo-politici. È cambiata la Sicilia.
Molte parole si sono logorate, per l’uso e l’abuso che ne è stato fatto da striduli pappagalli. Indipendenza, è una di queste. E non basta lustrarla amorevolmente perché luccichi di nuovo.
Qui vogliamo soffermarci soprattutto su un primo modo di intenderla. Indipendenza non è solo un percorso e una prospettiva politica, è anche un qui e un adesso. Noi vogliamo impegnarci per costruire giorno dopo giorno una sottrazione del nostro modo di vita agli imperativi imposti dal capitale, a quelle sottili e invasive forme di condizionamento che governano le nostre vite: nei rapporti tra gli individui, nel rapporto uomo-donna, nella relazione con la città, il paesaggio, la natura, nell’alimentazione, nella formazione personale, nel rapporto con la comunità, nel lavoro. Dobbiamo difendere le nostre vite dall’incuria, dallo spreco, dall’abbandono, dalla pochezza cui ci vogliono costringere le aziende a massimo profitto e nullo valore – e possiamo farlo. Possiamo farlo se sappiamo intessere le nostre giornate di cura, di attenzione, di sensibilità, di cultura verso noi stessi e verso gli altri, i diversi, verso il territorio e l’ambiente, verso le relazioni personali e umane, verso le cose e le persone che ci stanno intorno. Non potrà esserci mai indipendenza e libertà politica, se la nostra stessa vita rimane dipendente e schiava delle forme orribili che ha assunto il capitale Leggi tutto

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TAPpatevi almeno la bocca, per favore!

In fondo si tratta di “soli” 250 ulivi secolari. Si tratta di espiantarli e poi ripiantarli, nello stesso sito o nelle vicinanze, non appena il gasdotto TAP (Trans adriatic pipeline) sarà completato e interrato. E poi, come si sente alla radio e alla TV, si tratta di una cosa utile, si tratta di energia pulita, di gas che provenendo dall’Azerbaijan farebbe comodo a “noi” e agli stessi azeri (tutti? non agli oligarchi delle compagnie dell’energia?). A “noi” per non dipendere dai monopolisti russi e agli azeri “per mantenersi indipendenti dai russi”. Leggi tutto

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NO all’estradizione di Nekane!

Nekane Txapartegi, giornalista e militante della sinistra indipendentista basca, è l’ennesima vittima dell’apparato repressivo spagnolo messo in campo contro il movimento che da decenni lotta per l’indipendenza di Euskal Herria. Nekane, da un anno si trova ristretta presso il carcere di Zurigo, su di essa pende una richiesta di estradizione emanata dalle autorità spagnole. La storia di Nekane è simile a quella di tante prigioniere e di tanti prigionieri baschi, imprigionati spesso senza alcuna vera e propria prova, o addirittura in seguito a confessioni estorte dietro torture perpetrate dalle forze di sicurezza spagnole. Leggi tutto

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Il parlamento scozzese approva il referendum sull’indipendenza

Con 69 voti a 59, il parlamento di Edimburgo ha approvato la richiesta del proprio governo di indire un nuovo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito, proprio lo stesso giorno in cui è stata avviata la procedura per l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, ovvero il percorso che darà forma alla Brexit. La risposta di Theresa May, leader britannico, è la stessa di sempre: «Questo non è il momento» – sostenendo che un referendum in Scozia sarebbe “al buio” perché non permetterebbe di esprimersi sul reale e concreto accadere dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Leggi tutto

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vespri siciliani

NUN LU SINTITI LU VESPIRU CA SONA?

Tante e discordanti sono le letture che nel corso del tempo gli storici hanno suggerito del Vespro siciliano, l’episodio di certo più grandioso della storia siciliana. Le diverse interpretazioni ruotano prevalentemente attorno a due poli: da un lato, il Vespro viene presentato come rivoluzione popolare, dall’altro, sottostimato in quanto rivolta istigata dai baroni e dal loro leader Giovanni da Procida. Per orientarci tra l’una e l’altra interpretazione, è necessario analizzare brevemente il contesto nel quale il Vespro è divampato Leggi tutto

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Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano

Il lunedì dell’Angelo del 1282, al vespro, ebbe inizio la rivoluzione dei siciliani contro la “mala signoria” degli Angioini. Sebbene lontano nel tempo, il nostro Vespro ricorda ancora che la liberazione e l’emancipazione di un popolo sono possibili. Nell’occasione del 735° anniversario del Vespro si costituisce la Consulta per l’Indipendenza del Popolo Siciliano. Sollecitati dagli insegnamenti di quella storia gloriosa, diamo vita a una Consulta che promuova, come orizzonte ideale e traguardo da conquistare, l’indipendenza della Sicilia. Oggi noi insorgiamo contro la “mala signoria” di un potere economico e politico che usa la Sicilia soltanto come terra di conquista e chiamiamo a consulta le energie migliori di una terra mai doma.
La Sicilia di oggi è saccheggiata e prostrata sotto ogni punto di vista. Le imprese chiudono, le terre sono maltrattate e svendute, i nostri ragazzi fuggono costretti ad emigrare, i luoghi della cultura si spengono. Ciò a cui assistiamo è una lenta agonia, un’asfissia che trova in Italia e in Europa i suoi principali mandanti ed esecutori, non senza la complice collaborazione di una classe dirigente “siciliana” subalterna e funzionale a questo saccheggio.
Tutti gli aneliti a forme più o meno spinte di autogoverno, sotto il Regno d’Italia, portarono – come è noto – alla conquista infine di una Carta autonomistica, nel 1946. Per la Consulta, quel ciclo storico è oggi da considerarsi del tutto esaurito. Settant’anni fa, la conquista dello Statuto – che non accadde per “grazia concessa” ma tra lotte e conflitti – poteva forse significare pace, benessere e libertà, se solo si fosse spezzato il pane dell’autonomia tra il popolo siciliano. Ma questo è stato sempre tenuto alla larga da quella Carta costituzionale, sacrificata, un articolo alla volta, un pezzo alla volta, in nome degli “interessi nazionali”. Oggi, quello Statuto è carta straccia, avendo perduto ogni spinta propositiva, mutilato nelle sue parti più vitali da norme attuative difformi dallo stesso, da sentenze costituzionali semplicemente abrogative e comunque arbitrarie. I ruderi che ne restano servono solo a riprodurre un ceto politico subalterno alle strategie “nazionali” e internazionali.
Di fronte a questo scenario, gli indipendentisti, nel rispetto delle diverse ispirazioni culturali e ideali, hanno il dovere morale di fare fronte comune per costituire un soggetto che difenda la Sicilia al di fuori di ogni equivoco. Nessuna risposta potrà più venire da un semplice “rinnovamento” civico, né da qualsiasi orizzonte autonomista o “sicilianista”. Nessun traguardo può essere per noi quello di “riformare” la Regione. Ripetiamo: quel ciclo storico è ormai esaurito, per sempre. Leggi tutto

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Anna Gabriel a Palermo il 29 marzo

L’indipendentismo catalano è un fenomeno socio-politico dalle radici antiche e ben radicate. Negli ultimi anni il movimento ha assunto una dimensione di massa, investendo e invadendo sia il movimento popolare che quello istituzionale. Questa situazione è chiaramente frutto dell’evoluzione di un processo che dura da secoli, già a partire ovvero dal momento in cui la realtà sociale catalana ha tentato di definire dei confini territoriali, le contee, che delimitassero il Regno carolingio e l’espansione musulmana del IX secolo. Leggi tutto

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Euskal Herria. ETA consegna le armi

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano Le Monde, l’organizzazione armata indipendentista ETA è pronta a consegnare le armi custodite in territorio francese.
Ad annunciarlo al quotidiano francese è stato Jean-Noël Etcheverry, detto «Txetx», militante di Bizi, organizzazione basca attiva sui temi sociali e ambientali, arrestato lo scorso 16 dicembre a Louhossoa (Francia). Leggi tutto

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